Lavorare ai tempi della Covid-19 Esperienze di strada a confronto

Di Stefano Lorusso, RSI News

Storia di Luca e Andrea, uno operatore d'accoglienza, l'altro "rider". Entrambi per le strade di Torino, ma... in modo diverso.


Luca ed Andrea sono due lavoratori. L’arrivo del Covid-19 ha cambiato le loro rispettive routine quotidiane. Luca, operatore dell’accoglienza, inizia adesso le sue giornate con delle videochiamate con i suoi utenti, poi si infila guanti e mascherina ed esce. Ha dovuto adottare nuove strategie per limitare il più possibile i contatti ravvicinati con i suoi colleghi e gli utenti di cui si occupa.

In un certo senso, Luca è fortunato. Il suo datore di lavoro gli ha fornito tutti gli strumenti necessari affinché possa tutelarsi dal potenziale contagio da Coronavirus. In una regione in cui il tasso di crescita dei nuovi positivi è più alto della media nazionale. Parallelamente, Andrea non può considerarsi tutelato come Luca. Da qualche anno ormai, lavora come prestatore di servizi per diverse piattaforme di consegna di pasti a domicilio. Andrea è un rider e, in quanto tale, non è considerato in quanto dipendente dalle aziende con cui collabora.

Per questo motivo, non ha avuto diritto a ricevere mascherine e guanti, se non dopo delle intense sollecitazioni. Dopo tre settimane dallo scoppio della pandemia, una delle piattaforme gli ha fatto recapitare del materiale, ovvero soltanto una mascherina monouso che Andrea stesso definisce “ridicola ed inefficace”.

 

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