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Derby di Genova, specchio d'Italia

(tvsvizzera)

di Massimo Donelli

Chi stabilisce il giorno e l'ora in cui si gioca una partita del campionato di calcio? La risposta, che in qualunque angolo della Terra sarebbe facilissima (tanto da far sembrare stupida la domanda), in Italia non c'è. O meglio: c'era, ma ora non c'è più.

Per un tempo molto lungo, infatti, tutto è filato liscio: era la Lega CalcioLink esterno a fissare data e orario. Gli incontri si giocavano solo la domenica e solo in contemporanea, tanto da far dire che, in un Paese dove ha sempre regnato il disordine, il calcio sembrava l'unica isola felice di organizzazione e puntualità.

Poi è arrivata la pay-tv. Che, prima di farsi pagare dagli abbonati, paga (eccome!) la Lega Calcio: un miliardo di euro l'annoLink esterno.

Paga e, giustamente, pretende: anticipi il sabato alle 18 e alle 20,45; lunch time match alle 12,30 della domenica; un po' di incontri alle 15; posticipo alle 18 e/o alle 20,45 sempre della domenica. In una nazione di buone forchette tutto ciò è stato battezzato "spezzatino". E lo spezzatino, lo sapete, a volte risulta indigesto. Infatti: improvvisamente è arrivato il rigetto…

Ora, da dove poteva partire il mugugno (ossia la protesta) se non dalla capitale del mugugno e, quindi, da Genova, detta la Superba, città di BalillaLink esterno, roccaforte dei portuali più antichi e potenti del MediterraneoLink esterno, vulcano sociale in perenne attività capace di travolgere un governoLink esterno della Repubblica e incendiare un G8Link esterno?

Appunto: Genoa-Sampdoria, il derby della LanternaLink esterno, ha scatenato una rivolta e prodotto un risultato clamoroso prima ancora di essere giocato (lunedì 3 febbraio, ore 20,45). Scopriamo quale (credetemi, ne vale la pena).

Il 17 gennaio la Lega Calcio comunica che l'incontro si terrà domenica 2 febbraio alle 12,30. I tifosi genoani si mettono subito di traverso: "Derby all'ora di pranzo? E' un'offesa alla nostra storia! Rimarremo fuori dallo stadio e guai a chi volesse entrare". I tifosi sampdoriani ci pensano sopra qualche giorno, poi si appiattiscono sulla linea dei "cugini". Risultato: sul muro di un palazzo vicino allo stadio, nel quartiere di Marassi, compare la scritta "Derby alle 12,30? Derby di sangue".

La Questura avverte che non è una boutade, il Prefetto convoca "le parti" e tutti scoprono, d'improvviso, che proprio il 2 febbraio a Genova c'è la fiera di Sant'Agata. Fiera che, peraltro, da…sempre si tiene la prima domenica di febbraio. E che, peraltro, da…sempre si svolge nel quartiere di San Fruttuoso, confinante con quello di Marassi.

Seicento bancarelle, migliaia di famigliole a spasso, traffico deviato, auto parcheggiate ovunque… Si può forse rischiare un crash tra fiera e partita?

Amleticamente schierati con il teschio in mano e/o chiusi in un silenzio pilatesco per giorni e giorni, tutti gli interessati all'evento calcistico si rimettono alla Prefettura. Finchè, venerdì 31 gennaio, ovvero due settimane dopo la rivolta (verbale) dei tifosi e 50 ore prima dell'annunciato fischio d'inizio, dal palazzo del Governo si decreta: fiera e derby non possono coesistere.

Ergo: la partita viene spostata, appunto, a lunedì.

Apriti cielo! La Lega Calcio manifesta sconcerto, quelli di Sky (la pay-tv) si infurianoLink esterno, i tifosi di Genoa e Sampdoria gongolano per la vittoria.

Ora, che cosa insegna questa vicenda, di certo marginale rispetto a ben più gravi problemi che affliggono la penisola (per dirne uno, il debito pubblicoLink esterno?)

Beh, dice molto…

Dice che in Italia le ragioni del mercato (leggi: pay-tv) ci sono, ma non si dicono; e si possono rispettare qualche volta sì e qualche volta no, dipende…

Dice che in Italia gli impegni (leggi: calendario) si prendono e poi si possono anche non mantenere, senza dover pagare dazio…

Dice che in Italia l'ordine pubblico è garantito, ma la piazza (leggi: i tifosi) spesso ha la meglio…

Vi è chiaro, ora, come il derby Genoa-Sampdoria abbia già prodotto un risultato prima ancora di essere giocato?

E' diventato uno specchio perfetto dell'Italia.

E dei suoi antichi vizi.

Massimo Donelli

massimo.donelli@usi.chLink esterno

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