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Riscoprire l'italiano nei Balcani

Remigio Ratti, presidente della Comunità radiotelevisiva italofona. Ratti ha diretto la Radiotelevisione svizzera italiana fino al 2006. Keystone

Dal 16 al 18 ottobre, si terrà a Tirana il convegno «Italicità e media nell'Europa sud-orientale», organizzato dalla Comunità radiotelevisiva italofona. Swissinfo ha intervistato il professor Remigio Ratti, presidente dell'organizzazione.

Questo contenuto è stato pubblicato il 15 ottobre 2008 - 07:43

«All'interno della comunità radiotelevisiva italofona ci si è resi conto che oggigiorno l'italiano è ricercato per il suo valore e la presenza nel mondo, un mondo che peraltro non coincide più soltanto con quello degli emigranti italofoni», afferma Ratti. Basti pensare, per esempio, al successo delle numerose rassegne gastronomiche, letterarie e musicali.

Per questo motivo, spiega, «ci siamo sforzati di verificare concretamente la voglia di cultura italiana e di italicità in senso ampio. La prima dimensione che abbiamo scelto di esplorare è quella dell'area mediterranea, ragion per cui il nostro congresso si svolgerà proprio nell'Europa sudorientale».

«Tirana e l'Albania si prestano benissimo per questo laboratorio di verifica e di confronto, dal momento che la radiotelevisione albanese – che ospita l'evento – diffonde quotidianamente due ore di trasmissione in lingua italiana. Inoltre, molti albanesi capiscono l'italiano e seguono volentieri programmi in questo idioma provenienti dalla Penisola», rileva Remigio Ratti.

Inoltre, per ragioni storiche e di prossima geografica, nell'Europa sud-orientale vi sono altre isole di italianità come Fiume/Rijeka – località a lungo contesa tra Italia e Iugoslavia – e Capodistria, entrata nel Regno d'Italia dopo la prima guerra mondiale e passata alla Iugoslavia nel 1975, unitamente al resto dell'Istria nord-occidentale. Nella città vige il bilinguismo ufficiale italiano-sloveno.

«Per noi albanesi l'Italia era come l'America»

La scrittrice albanese Elvira Dones, che scrive in italiano e ha vissuto nel cantone Ticino, ha spiegato in un'intervista il particolare rapporto tra gli albanesi e la lingua italiana: «Io sono nata e cresciuta nell'Albania comunista, e per noi albanesi l'Italia era in un certo senso l'America».

Secondo Elvira Dones, «l'italiano è ancora una lingua forte in Albania. La gente lo parla, grazie alla vicinanza geografica, ma anche per via di una convivenza ormai molto stretta. Sono tantissimi gli albanesi che lavorano e vivono in Italia, come sono moltissime le imprese italiane che operano in Albania».

«Sono quasi 45 mila gli studenti che nelle scuole pubbliche albanesi studiano l'italiano», ha affermato - presentando il congresso - Francesco De Luigi, dell'Ambasciata italiana in Albania: «La lingua normalmente usata anche nel lavoro è l'italiano. È un po' come essere a casa, anche grazie al ruolo che ha avuto la televisione, la Rai, nella diffusione della libertà e della cultura italiana».

Non soltanto lingua e cultura

In un mondo dominato, soprattutto per quanto concerne gli affari, dall'utilizzo sempre più accresciuto della lingua inglese, quale è lo spazio dell'italiano? Secondo Ratti, «l'italicità non concerne unicamente gli aspetti linguistici e culturali».

In particolare, rileva, «nel mondo globalizzato è importante disporre di una base efficace, ed è indubbio che l'italicità comprende anche una rete di diffusione facente capo al business italiano, il quale dispone di agganci molto importanti».

Scambio proficuo

«Ovviamente», puntualizza Ratti, «questa iniziativa non intende affatto urtare le sensibilità territoriali dei paesi dell'Europa sud-orientale: il nostro approccio è infatti orientato allo scambio, in un contesto storicamente multilingue come quello balcanico».

Secondo il professore, «per ognuna di queste lingue – spesso minoritarie – è vantaggioso aprirsi ai loro bacini e alle reti culturali di riferimento».

Un discorso, questo, che vale anche per l'italianità in Svizzera: «Il futuro della lingua italiana nella Confederazione è strettamente legato alla nostra capacità di sentirci svizzeri – legati alla parte di territorio elvetico in cui si parla italiano – ma nel contempo parte integrante del grande bacino costituito dalla cultura italiana, da cui possiamo trarre nuova linfa».

Nuova dimensione

L'incontro è stato voluto – come sottolineato in sede di presentazione – per scoprire nell'area geografica dell'Europa sud-orientale una nuova dimensione del «sentire italico», ossia un modo di essere che oltre alla lingua include aspetti come la cultura, la cucina e la moda.

In particolare, il congresso s'inserisce in un percorso di ricerca, volto a individuare «nuove soluzioni per il servizio pubblico e per l'espressione della lingua e cultura italiane».

Angoli diversi

Il convegno, che si svolgerà in apertura dell'ottava Settimana della lingua Italiana nel mondo, prevede interventi che inquadreranno il tema dal punto di vista storico e culturale. Per esempio, sarà illustrata la presenza dell'italiano nella letteratura balcanica e l'influsso dello spazio linguistico italiano sull'area europea sud-orientale.

In seguito, saranno confrontate le esperienze radiotelevisive dei membri della Comunità e dei diversi paesi della regione: verranno per esempio presentate le esperienze delle radio croate che diffondono programmi in italiano e l'esperienza della Comunità di lavoro Alpe Adria.

La riunione terminerà con una tavola rotonda sulle aspettative generate e le prospettive per il futuro, cui parteciperanno esponenti dei vari paesi e delle rispettive radiotelevisioni.

swissinfo, Andrea Clementi

Remigio Ratti

Remigio Ratti è nato nel 1944: dopo gli studi a Friburgo, Trieste e Leeds ha ottenuto l'abilitazione all'insegnamento universitario (1975) in economia internazionale. Professore di economia regionale e dei trasporti, ha diretto importanti ricerche per il Fondo nazionale svizzero.

Ratti è stato inoltre direttore della Radiotelevisione svizzera di lingua italiana e membro del comitato direttivo della Società svizzera di radiotelevisione dal 2000 al 2006; insegna all'Università di Friburgo, all'Università della Svizzera italiana e al Politecnico federale di Losanna. Presiede pure la Comunità radiotelevisiva italofona.

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Comunità radiotelevisiva italofona

Costituita il 3 aprile 1985, quale collaborazione istituzionale tra radiotelevisioni di servizio pubblico – Rai, Rtsi, Rtv Koper-Capodistria, Radio Vaticana e San Marino Rtv –, la Comunità radiotelevisiva italofona nasce come strumento di valorizzazione della lingua italiana.

La collaborazione tra i membri della Comunità si traduce in rubriche e produzioni comuni e nello scambio di prodotti radiofonici, televisivi e via web.

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