Navigation

Riconoscimento del Kosovo, "un errore diplomatico"?

Manifestazione serba, nel 2008 sulla Piazza federale a Berna, contro il riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo da parte del governo svizzero Keystone

Il relatore speciale per il Consiglio d'Europa Dick Marty nel rapporto sul Kosovo critica aspramente il comportamento della comunità internazionale. Alcuni commentatori elvetici sollevano anche la questione della responsabilità della Svizzera, fra i primi paesi a riconoscere l'indipendenza del Kosovo.

Questo contenuto è stato pubblicato il 17 dicembre 2010 - 12:45
swissinfo.ch e agenzie

Unione europea, Stati Uniti e ONU erano a conoscenza dei crimini dell'Esercito di liberazione del Kosovo (UCK), ma hanno chiuso gli occhi per favorire la stabilità a breve termine del Kosovo.

Pertanto, essi sono complici, ha scritto Dick Marty nel rapporto approvato giovedì a Parigi dal Comitato diritti umani e affari legali dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.

Secondo il senatore svizzero, il sostegno diplomatico e politico degli Stati Uniti e di altri paesi occidentali, dopo la guerra del Kosovo, ha dato l'impressione al primo ministro Hashim Thaci che fosse "intoccabile".

E Berna in tutto questo?

Uno schema nel quale è entrata anche Berna. La Svizzera è infatti stata uno dei primi paesi a riconoscere la dichiarazione unilaterale d'indipendenza del Kosovo, rammenta Le Temps.

"Che terribile cecità! Come ha potuto mostrarsi così parziale un paese solitamente così prudente e così attento ai diritti umani? La Svizzera ha oggi una pesante responsabilità, senza dubbio più pesante di altri viste le sue relazioni con l'UCK", commenta il giornale ginevrino.

"Il riconoscimento del Kosovo da parte della Svizzera è stato un grosso errore diplomatico", dichiara il deputato nazionale dell'Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) Christoph Mörgeli al quotidiano zurighese Blick. L'UDC intende ora chiedere di revocare tale riconoscimento.

E anche a Losanna il commentatore del 24heures punta lo sguardo verso la responsabile della diplomazia elvetica. "Pessimo anno 2010 per Micheline Calmy-Rey. Appena dopo essere riuscita a far tacere le critiche sulla sua gestione del dossier libico e avere incassato la brutta elezione alla presidenza della Confederazione, la ministra degli affari esteri si ritrova di nuovo nella tormenta", scrive il 24heures.

Già, perché la socialista ginevrina "è stata una militante convinta dell'indipendenza del Kosovo e la seconda ministra a recarsi a Pristina per inaugurare un'ambasciata", rammenta il quotidiano vodese.

Cosa fare con la Swisscoy?

Nello stesso giornale, però, il presidente del Partito socialista svizzero (PS) Christian Levrat spezza una lancia in favore della propria ministra, affermando che la Calmy-Rey "si è impegnata per un paese e non per un governo. Sarebbe sbagliato sanzionare lo Stato del Kosovo per l'operato di membri del suo governo".

Dichiarazioni che non vanno certo nella direzione auspicata dal deputato nazionale Verde Jo Lang. Dalle pagine del giornale zurighese TagesAnzeiger, lo zughese invita il PS ad allearsi con Verdi e UDC per "mettere finalmente fine al dispiegamento della Swisscoy", ossia i circa 200 soldati elvetici che partecipano alla missione internazionale per il mantenimento della pace nella regione.

Ma il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha un'interpretazione diametralmente opposta del rapporto di Dick Marti. In dichiarazioni all'agenzia di stampa ATS, il DFAE sostiene che le accuse formulate nel documento sono "proprio degli argomenti in favore" al proseguimento dell'impegno elvetico in Kosovo. Impegno che ha l'obiettivo di rafforzare lo Stato di diritto, ricorda Berna.

"Proprio perché laggiù lo Stato di diritto è ancora debole, occorre questo impegno", afferma anche il deputato nazionale socialista Max Chopard, interpellato dal TagesAnzeiger sull'opportunità di un ritiro della Swisscoy.

Un premio che diventa imbarazzante

La stragrande maggioranza dei commentatori svizzeri, all'indomani della conferenza stampa di Dick Marty a Parigi, tuttavia, chiede soprattutto all'Unione europea di avviare indagini serie, raccogliere prove e perseguire i responsabili dei presunti crimini denunciati dal relatore speciale del Consiglio d'Europa. Riguardo all'indipendenza del Kosovo, "la ruota della storia non può più essere spinta indietro", riassumono il TagesAnzeiger e il bernese Der Bund.

C'è comunque d'aspettarsi che i riflettori saranno presto nuovamente puntati su Micheline Calmy-Rey. La ministra degli affari esteri dovrebbe ricevere martedì prossimo il Premio Diaspora dalle mani dell'ambasciatore del Kosovo a Berna, assegnatole per il suo impegno a favore dell'indipendenza del Kosovo. Politici e commentatori si interrogano ora se la socialista parteciperà alla cerimonia. Affaire à suivre.

La Svizzera e il Kosovo

Il 17 febbraio 2008, la ex provincia serba del Kosovo ha dichiarato l'indipendenza.

La Svizzeraè stato uno dei primi paesi al mondo a riconoscere l'indipendenza kosovara il 27 febbraio 2008. In Svizzera vivono circa 170mila kosovari.  

La Confederazione è uno dei più importanti paesi donatori. Tra il 1996 e il 2007 ha investito circa

600 milioni di franchi per lo sviluppo e la stabilità politica ed economica del Kosovo.

Dal 1999, la Swisscoy fa parte della KFOR multinazionale. In novembre 2010, il Consiglio federale ha deciso di prolungare l'intervento fino al 31.12.2014.

Inoltre, la Svizzera fa parte della

Commissione UE per lo Stato di diritto EULEX.

End of insertion

Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: tvsvizzera@swissinfo.ch

Partecipa alla discussione!

Condividi questo articolo

Cambia la tua password

Desideri veramente cancellare il tuo profilo?