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Terrorismo, intelligence svizzera "cieca e sorda"

È l'accusa lanciata da alcuni politici sui domenicali; la Confederazione non sarebbe pronta a difendersi; chiedono di potenziare i servizi

Questo contenuto è stato pubblicato il 27 marzo 2016 - 21:55

Nessun paese è ormai al riparo da attacchi, e secondo alcuni politici elvetici la Svizzera non sarebbe pronta a difendersi dalla minaccia terroristica.

Accusa lanciata su due giornali domenicali svizzero-tedeschi, dove la Confederazione viene definita senza mezzi termini "cieca e sorda" e si chiedono provvedimenti immediati per potenziare i servizi di intelligence.

La Svizzera non può più considerarsi un'isola sicura e dopo gli attentati di Bruxelles, occorre agire in fretta. Lo chiedono a gran voce alcuni politici, fra cui il consigliere di Stato ginevrino Pierre Maudet, che alla Sontaggszeitung parla di un servizio di intelligence fra i più carenti in Europa. Un'affermazione condivisa dal presidente della Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia Hans-Jürg Käser.

"Le polizie cantonali nell'ambito della lotta al terrorismo dipendono dalle informazioni che ricevono dall'intelligence", osserva Käser. "Ma va detto che il lavoro dei servizi segreti è limitato, perché non ci sono le basi legali necessarie per permettere loro di essere attivi a livello preventivo."

Per ovviare alle lacune, secondo alcuni membri delle Commssioni di sicurezza delle Camere federali sentiti dalla NZZamSonntag, il Consiglio federale deve ricorrere al diritto d'urgenza e dare maggiori competenze all'intelligence. Cominciando dall'applicazione della nuova Legge sul servizio informazioni, la cosiddetta "Legge 007" approvata lo scorso autunno dalle Camere.

La legge, in sostanza, consente ai servizi segreti di perquisire luoghi privati e di sorvegliare le comunicazioni elettroniche in caso di sospette attività terroristiche. Ma contro di essa è stato indetto un referendum, che potrebbe ritardare la sua entrata in vigore, se non impedirla.

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