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Svizzera "indecisa" Energia, mercato aperto non prima del 2022

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Servizio del TG sulla riapertura del dibattito sulla liberalizzazione del mercato dell'energia.

In Svizzera, la maggioranza delle aziende elettriche continua a realizzare utili poiché può contare sulle economie domestiche, che non godono della liberalizzazione dei prezzi. Il governo, tuttavia, vuole riaprire il dibattito sull’apertura dei mercati.

I consumatori privati svizzeri non possono scegliere il fornitore di energia elettrica. Nel 2014, il Consiglio federale ha infatti congelato il processo di liberalizzazioneLink esterno e protetto così tanti distributori dal crollo dei prezzi registrato in Europa. Ne hanno fatto invece le spese i grandi gruppi elvetici Axpo e Alpiq, che hanno internazionalizzato le loro attività e sono ormai da tre anni nelle cifre rosse.

Congelato, in questo modo, è anche l’AccordoLink esterno sull’elettricità con l’Unione europea. Per assicurare l’approvvigionamento, il governo vuole ora riprendere le trattative e riesuma l’ipotesi di una liberalizzazione completa, benché uno studioLink esterno dell’Ufficio federale dell’energia indichi che la situazione attuale garantisce stabilità nella fornitura.

L’apertura porta "elettricità sporca"

Secondo Beat Jans, deputato socialista al Consiglio nazionale (camera bassa del parlamento svizzero), non c’è ragione di estendere il mercato.

"La liberalizzazione in Europa ha favorito solo la produzione di elettricità sporca, specie a carbone, e questo ha fatto crollare i prezzi da 12 a 3 centesimi il kilowatt. Con la liberalizzazione parziale abbiamo permesso anche alla nostra industria di acquistare questa energia a prezzi stracciati, e quindi le fabbriche non sostengono più la nostra energia idroelettrica".

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Percentuali di produzione di elettricità per fonte energetica in Svizzera e nei paesi vicini

"Questo non è mercato"

È per l'apertura il liberale Ruedi Noser, consigliere agli Stati (camera alta): "Attualmente abbiamo una situazione ibrida: l'industria approfitta dei prezzi internazionali. Ma la sicurezza dell'approvvigionamento è pagata dallo Stato e dai consumatori. In definitiva, l'industria approfitta di una sorta di sovvenzione e questa non è una situazione di mercato".

Concorrenzialità delle imprese svizzere, sicurezza dell'approvvigionamento, qualità ambientale della produzione: tre elementi difficili da conciliare. Una riforma arriverà al più presto nel 2022, ammesso si trovi una maggioranza politica.

tvsvizzera.it/ri con RSI (TG del 10.11.2017)

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