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Multinazionali e diritti umani, si va alle urne

La sede temporanea del Parlamento al centro fieristico Bernexpo. Keystone / Alessandro Della Valle

Il Parlamento ha infine scelto il meno severo, tra i due controprogetti da opporre all'iniziativa 'Per imprese responsabili', che chiede che le multinazionali con sede in Svizzera debbano garantire il rispetto dei diritti umani riconosciuti e delle norme ambientali internazionali anche all'estero. Si voterà verosimilmente in novembre.

Questo contenuto è stato pubblicato il 08 giugno 2020 - 22:05

Il Consiglio nazionale (camera bassa) ha adottato lunedì, con 99 voti a 91 e 6 astenuti, il controprogetto approvato dal Consiglio degli Stati (camera alta) e per il quale aveva optato venerdì la conferenza di conciliazione [leggi quiLink esterno come opera e perché; consulta invece questo articolo per comprendere l'iter di un'iniziativa popolare].

L'iniziativa popolare 'Per imprese responsabili – a tutela dell’essere umano e dell’ambiente' prevede che le società che hanno in Svizzera la sede legale, l'amministrazione centrale oppure il centro d'attività principale siano chiamate a rispondere dell'operato non solo delle loro filiali all'estero, ma anche di aziende che controllano economicamente senza parteciparvi sul piano operativo.

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Soluzione 'light'

Il testo è decisamente più blando di quello inizialmente auspicato dal Nazionale, che riprendeva le principali rivendicazioni degli iniziativisti, pur limitandone l'applicazione alle società più grandi e alle filiali controllate direttamente.

Il controprogetto scelto non istituisce invece obblighi più estesi di quanto non sia già previsto livello internazionale, in particolare in seno all'Unione Europea. Le multinazionali dovranno riferire ogni anno sulla loro politica in materia di diritti umani e avranno doveri di "diligenza" in materia di lavoro minorile ed estrazione di materie prime.

I promotori non sono quindi stati persuasi a ritirare l'iniziativaLink esterno, che sarà così sottoposta a votazione popolare.

Entrambe le Camere l'hanno respinta (ciò significa che raccomandano al popolo di fare altrettanto), principalmente per il timore di favorire un'ondata di cause legali e nuocere all'attrattiva della piazza economica elvetica: le multinazionali con sede in Svizzera potrebbero spostarla altrove.

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Decisivo per l'approvazione del controprogetto è stato il sostegno del gruppo dell'Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice), che in realtà è contrario anche alla versione light ma ha preferito evitare che l'iniziativa fosse sottoposta al popolo senza alternative.

La sinistra ha invece mostrato tutto il suo disappunto. "Se bastasse redigere un rapporto per cambiare la situazione", ha osservato lunedì il deputato socialista Baptiste Hurni (canton Neuchâtel), "l'iniziativa non sarebbe mai stata lanciata".

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