Covid-19 Coronavirus: la situazione in Svizzera

Di swissinfo.ch e agenzie

Come molti altri Stati europei, la Svizzera ha quasi chiuso interamente le sue frontiere per i cittadini stranieri.

Keystone / Gian Ehrenzeller

Il governo avvia il suo programma di aiuti per le piccole e medie imprese colpite dalla crisi: da giovedì potranno ottenere prestiti immediati dalle banche, garantiti dalla Confederazione. Sale a quasi 10'000 il numero dei contagi accertati di coronavirus in Svizzera.

Come evolve la pandemia in Svizzera?

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È aumentato di quasi un altro migliaio nel giro di 24 ore il numero di casi di Covid-19 in Svizzera. In base ai dati pubblicati mercoledì dall'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSPLink esterno), 9'765 persone hanno finora contratto il virus, mentre si contano ormai più di 100 decessi in seguito alla malattia. Le vittime avevano tra i 32 e i 98 anni, la loro età media era di 85 anni.

L'età dei casi positivi varia da 0 a 101 anni, con un'età mediana di 51 anni (il 50% dei casi è più giovane e il 50% è più vecchio di questa età). Il 49% dei casi è di sesso maschile e il 51% di sesso femminile, precisa l’UFSP. I Cantoni più colpiti, tenendo conto del numero di abitanti, sono Ticino Vaud, Basilea, Ginevra, Vallese e Grigioni.

Finora sono stati eseguiti oltre 83'000 test tra la popolazione, ha indicato il ministro della sanità Alain Berset. "Con circa 10'000 test ogni milione di abitanti, la Svizzera è tra i paesi o probabilmente il paese che ha effettuato il maggior numero di prove per identificare la presenza del virus tra la popolazione".

>> I casi di coronavirus in Svizzera

Crediti immediati alle piccole e medie imprese in difficoltà

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Dopo aver annunciato venerdì scorso un pacchetto finanziario di 30 miliardi di franchi per aiutare almeno a corto termine imprese e lavoratori colpiti dalla crisi, il Consiglio federale ha già comunicato oggi le misure concrete per attuare questo piano di sostegni finanziari. Misure elaborate in tempi estremamente brevi in collaborazione con i rappresentanti del settore bancario e dell’imprenditoria.

Innanzitutto, già da questo giovedì le piccole e medie imprese potranno richiedere presso le banche prestiti garantiti dalla Confederazione per risolvere i loro problemi di liquidità e compensare le entrate mancanti, dovute in buona parte alle restrizioni imposte dallo stesso governo per arginare la diffusione del coronavirus.

Le imprese interessate potranno richiedere alle loro banche prestiti ponte fino al 10% del loro fatturato annuo, per un importo massimo di 20 milioni di franchi svizzeri. A tal fine, dovranno soddisfare determinati criteri minimi, in particolare, dichiarare di subire perdite sostanziali di fatturato a causa della pandemia e impegnarsi a rimborsare i prestiti entro 5 – 7 anni.

Il denaro sarà concesso dalle banche in modo rapido - al massimo è previsto un giorno - per i crediti di un valore non superiore a 500'000 franchi. Tali prestiti, a tasso d’interesse zero, saranno garantiti al 100% dalla Confederazione. Il formulario per la richiesta di credito è disponibile sul sito web covid19.easygov.swiss a partire da giovedì.

I prestiti superiori a 500'000 franchi, sottoposti ad un tasso d'interesse dello 0,5%, saranno garantiti all'85% dalla Confederazione. La banca creditrice parteciperà in misura del 15%. Poiché questi prestiti possono ammontare fino a 20 milioni di franchi per azienda, richiederanno un ulteriore esame da parte delle banche e quindi tempi più lunghi.

Il servizio del TG sul pacchetto da 20 miliardi:


Per questo programma governativo è previsto un importo di 20 miliardi di franchi, che graveranno chiaramente sul debito della Confederazione. “Questo piano di aiuti peserà sulle finanze federali. Ma sono convinto che è sempre meglio scegliere il male minore. Il male peggiore sarebbe di non fare nulla e aspettare di aver decine di migliaia di disoccupati e fallimenti di imprese. La Confederazione dispone di una situazione finanziaria stabile, possiamo quindi permetterci di garantire questi aiuti transitori”, ha dichiarato il ministro delle finanze Ueli Maurer.

Nuove misure anche per lavoratori e disoccupati

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Il Consiglio federale ha inoltre adottato nuove misure per arginare le conseguenze economiche dell’epidemia e ridurre, nel contesto attuale, gli oneri amministrativi a carico dei lavoratori, dei disoccupati e dei vari organi cantonali.

Tra queste misure, presentate dal ministro dell’economia Guy Parmelin, figura la rinuncia all’obbligo per i disoccupati di inoltrare le prove delle ricerche di lavoro effettuate. Per evitare l'esaurimento del diritto alla disoccupazione sono ora previste, al massimo, 120 indennità giornaliere supplementari.

Parallelamente viene provvisoriamente abolito l'obbligo per i datori di lavoro di annunciare i posti vacanti, introdotto in seguito all'accettazione dell'iniziativa popolare "Contro l'immigrazione di massa". Ciò consente di agevolare le procedure di reclutamento, ad esempio di personale medico, ma anche nel settore farmaceutico, l'agricoltura e la logistica.

Inoltre, viene prolungata da 3 a 6 mesi la durata di autorizzazione del lavoro ridotto, uno strumento introdotto dalla Confederazione per compensare temporanei cali di attività delle imprese e preservare i loro impieghi in caso di crisi. Questa misura dovrebbe permettere di diminuire il numero di domande e di accelerare la procedura di autorizzazione. 

Intanto, aumentano in tutta la Svizzera le richieste di indennità per lavoro ridotto. Finora 34'000 aziende hanno già inoltrato una domanda per un totale di oltre 484'000 collaboratori, ossia quasi il 10% della manodopera attiva a livello nazionale.

Con lo strumento del lavoro ridotto si vogliono limitare il più possibile i licenziamenti in situazioni di crisi come questa, ha ricordato Boris Zürcher, capo della Direzione del lavoro della Segreteria di Stato dell'economia (SECO). A suo avviso, il tasso di disoccupazione potrebbe tuttavia superare il 3% nei prossimi mesi in Svizzera.

Braccio di ferro tra Berna e Ticino

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Il Consiglio federale non ha ancora preso una decisione definitiva in merito alla vertenza in corso con le autorità ticinesi. Il contenzioso riguarda la decisione del governo ticinese di chiudere fino al 29 marzo tutti cantieri e tutte le industrie che non svolgono un ruolo essenziale per contribuire all’approvvigionamento della popolazione, garantire il funzionamento delle infrastrutture o alleviare l’emergenza sanitaria. 

Si tratta di una decisione non conforme alla legge federale, ha sottolineato lunedì Martin Dummermuth, direttore dell'Ufficio federale di giustizia (UFG), in base al quale le autorità ticinesi sono andate oltre le loro competenze. I Cantoni non possono regolare nulla nei campi di preminenza della Confederazione per risolvere la crisi sanitaria.

Secondo Martin Dummermuth, i collaboratori interessati da questa misura non hanno diritto alle indennità per lavoro ridotto. Il Cantone Ticino potrebbe essere considerato responsabile dei danni economici derivanti da questa decisione: un’impresa che è stata chiusa potrebbe richiedere una compensazione e dovrebbe essere in tal caso il Cantone a dover rispondere a questa richiesta. 

Il governo è in stretto contatto con le autorità ticinesi, con le quali sta lavorando per trovare una soluzione il più fretta possibile, ha dichiarato mercoledì il ministro dell'interno Alain Berset. Da parte sua, il presidente del Consiglio di Stato ticinese Christian Vitta ha affermato, a nome del governo cantonale, di aver fiducia nella comprensione delle autorità federali.

"Il Ticino sta conoscendo una diffusione del virus con alcune settimane di anticipo rispetto al resto della Svizzera. Per questo motivo, le misure che prendiamo oggi sono più incisive e stringenti rispetto a quanto avviene in altre regioni svizzere", ha spiegato Christian Vitta, in un'intervista al Corriere del Ticino.

Frontiere quasi totalmente chiuse

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Le restrizioni d'entrata in Svizzera - valevoli finora per i cittadini provenienti dai paesi confinanti, dalla Spagna e dagli Stati non aderenti a Schengen - sono ora state estese a tutti ad eccezione del Liechtenstein. Lo ha deciso mercoledì il Consiglio federale per rafforzare ulteriormente la protezione della popolazione dal coronavirus.

Le nuove restrizioni sono valide da mezzanotte. I competenti organi dell'UE sono stati informati al riguardo. Già la settimana scorsa il governo ha emanato restrizioni d'entrata per i passeggeri provenienti per via terrestre o aerea da Italia, Francia, Germania, Austria, Spagna e da tutti gli Stati che non appartengono a Schengen.

L'entrata nella Confederazione è ammessa solo per le persone con un titolo di soggiorno svizzero, che devono recarsi in Svizzera per motivi di lavoro o che si trovano in una situazione di assoluto bisogno. Restano ammessi il traffico di transito e il traffico delle merci.

Più grande operazione di rimpatri finora organizzata

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È in pieno corso la più grande operazione di rimpatri di turisti svizzeri organizzata finora dalla Confederazione. In questi giorni giungeranno in Svizzera i primi tre velivoli impiegati per questa operazione, provenienti da Costa Rica, Colombia e Perù. Riporteranno alcune centinaia di viaggiatori, che dovranno sottoporsi ad una quarantena al loro ritorno. 

Altri voli sono previsti in seguito da Marocco, Senegal, Cile, Argentina e, di nuovo, Perù. Questa operazione viene finanziata dalla Confederazione, ma le persone trasportate saranno chiamate più avanti a partecipare alle spese per il loro rimpatrio, ha precisato Hans-Peter Lenz, responsabile del Centro di gestione delle crisi del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). 

Il DFAE stima complessivamente a 15'000 il numero di viaggiatori svizzeri che soggiornano ancora attualmente all'estero. Circa 7'500 svizzeri in viaggio all’estero si sono finora registrati tramite l’app dell’amministrazione federale "Travel Admin", ha indicato Hans-Peter Lenz. 

Molti sono trattenuti fuori dalle grandi città, ciò che rende difficile il loro rimpatrio. Per esempio, 120 persone sono bloccate a Cusco, in Perù: per loro è necessario organizzare un volo charter, dato che la strada per Lima è chiusa.

Appello urgente del Consiglio federali agli svizzeri in viaggio all'estero

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Il Consiglio federale esorta gli svizzeri in viaggio all'estero a tornare in patria. Affinché la Confederazione possa sostenere i cittadini bloccati all'estero, costoro devono registrarsi senza indugi sulla app "Travel Admin" (Android Link esterno/ iPhoneLink esterno).

In questo modo il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) potrà contattare le persone interessate. Questo appelloLink esterno non riguarda gli svizzeri con domicilio permanente all'estero.

"Dobbiamo sapere dove si trovano gli svizzeri e le svizzere per poter organizzare il rimpatrio", ha sottolineato Sebastian Hueber, responsabile della comunicazione del DFAE.

Allo stesso tempo, tutti coloro che sono già tornati dovrebbero cancellare la loro registrazione di viaggio sulla App.

I cittadini elvetici possono rivolgersi a tutte le rappresentanze svizzere all'estero. Le rappresentanze diplomatiche e la helplineLink esterno istituita dal DFAE hanno risposto nei giorni scorsi a centinaia di domande di cittadini preoccupati. 

La presidente della Confederazione scrive ai cittadini

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In  questa situazione che si aggrava di giorno in giorno, la presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga ha scritto una lettera a tutta la cittadinanza svizzera per rincuorarla, ringraziarla ma anche per richiamarla alle proprie responsabilità.

"È tutto nelle nostre mani, care concittadine e cari concittadini. A nome del Consiglio federale, vi chiedo quindi di restare a casa, se avete più di 65 anni o se siete ammalati. Mantenete le distanze con le altre persone. Cosi proteggete voi stessi, e proteggete gli altri", rileva in particolare.

"Quando la situazione si fa grave, siamo più di 26 Cantoni e 8,5 milioni di persone. Siamo un Paese. E siamo gli uni al servizio degli altri", conclude la missiva.


Quali misure sono state adottate dalle autorità?

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Per lottare contro la propagazione del coronavirus e affrontare una situazione "senza precedenti", il governo ha rafforzatoLink esterno venerdì 20 marzo i provvedimenti di distanziamento sociale. Poiché le disposizioni sulla distanza sociale e gli spostamenti non vengono ancora rispettati in modo sufficientemente rigoroso, gli assembramenti di oltre cinque persone nello spazio pubblico, sentieri e parchi compresi, sono vietati, ha indicato il Consiglio federale.

In caso di mancato rispetto del divieto o della distanza minima di due metri da altre persone, la polizia può comminare una multa disciplinare di 100 franchi.

Sono previste sanzioni anche ai datori di lavoro dell'edilizia e dell'industria che non rispettano le raccomandazioni sull'igiene e il distanziamento sociale dei lavoratori sui cantieri e nelle aziende. Le aziende che non rispettano quest’obbligo verranno chiuse.

Le misure annunciate venerdì vanno a completare quelle decise il 16 marzo, quando il Consiglio federale ha decretato la "situazione straordinariaLink esterno" prevista dalla legge federale sulle epidemie. Fino al 19 aprile aprile, tutti gli esercizi e attività non essenziali, così come le scuole, rimarranno chiusi.

Nel dettaglio, sono vietate tutte le manifestazioni pubbliche e private. Chiusi tutti i negozi, i mercati, i ristoranti, i bar e le strutture ricreative e per il tempo libero quali musei, biblioteche, sale cinematografiche, sale per concerti, teatri, centri sportivi, piscine e stazioni sciistiche. Devono inoltre rimanere chiusi gli esercizi nei quali non può essere mantenuta la distanza reciproca di sicurezza, quali i saloni di parrucchieri e i centri estetici.

Fanno eccezione i negozi di generi alimentari, i take-away, le mense aziendali, i servizi di fornitura di pasti e le farmacie, come pure le stazioni di servizio, le stazioni ferroviarie, le banche, gli uffici postali, gli alberghi, la pubblica amministrazione e le strutture sociali.

Per sostenere i cantoni negli ambiti della sanità pubblica, della logistica e della sicurezza, il governo ha autorizzato l'impiego di circa 8000 militari. Si tratta della più imponente mobilitazione dalla fine della Seconda guerra mondiale. Venerdì, il governo ha messo a disposizione dei cantoni anche un contingente della protezione civile.

Quali sono le raccomandazioni per la popolazione?

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Il governo ha esortato la popolazione a restare in casa, un appello rivolto in particolare alle persone in età avanzata e ai malati. Maggiormente a rischio sono le persone a partire dai 65 anni o che già soffrono di determinate patologie, in particolare di una malattia cronica delle vie respiratorie, di ipertensione arteriosa, di diabete, di immunodepressione, di un’affezione cardiovascolare o di cancro.

Di seguito una lista delle raccomandazioni generali:

  • Lavarsi accuratamente e regolarmente le mani.
  • Tossire e starnutire in un fazzoletto o nella piega del gomito.
  • Evitare abbracci e strette di mano per salutarsi.
  • Gettare i fazzoletti usati in un secchio della spazzatura chiuso.
  • In caso di febbre o tosse rimanere a casa.
  • Prima di andare dal medico o al pronto soccorso occorre annunciarsi sempre per telefono.
  • Mantenere una certa distanza fisica dalle altre persone, anche sui mezzi pubblici.
  • Evitare il più possibile l'uso dei mezzi pubblici.
  • Evitare di mettere in pericolo le persone particolarmente a rischio, ad esempio conoscenti ricoverati in ospedale.
  • Ridurre gli spostamenti nel tempo libero e se possibile evitare di viaggiare nelle ore di punta.

In un appello pubblicato sulla stampa domenicale, i direttori cantonali della sanità della Svizzera francese, del Ticino e di Berna hanno esortano la popolazione a rispettare rigorosamente le istruzioni delle autorità. "Il numero di persone che hanno bisogno di cure aumenterà drasticamente nei prossimi giorni", con il rischio di saturare il sistema sanitario, avvertono.


Raccomandazioni delle autorità rispettate dalla popolazione

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Per combattere la diffusione del coronavirus, nelle ultime settimane il governo svizzero ha adottato diverse misure e ha lanciato una serie di appelli alla popolazione. Le autorità invitano in particolare tutti i cittadini a rimanere il più possibile a casa, evitare viaggi con i trasporti pubblici, limitare i contatti sociali e mantenere le distanze.

Queste raccomandazioni sono ampiamente rispettate dalla popolazione, secondo un sondaggio online condotto dal 21 al 23 marzo tra 30’460 persone in tutte le regioni del paese e realizzato dall'istituto di ricerca Sotomo, su incarico della Società Svizzera di Radiotelevisione (SSR) (di cui fa parte anche swissinfo.ch).

In base all’inchiesta, il 54% degli intervistati ritiene che limitare il movimento sia una misura adeguata alla situazione. Questo dato sale al 78% tra gli over 65. L’85% delle persone interrogate ha dichiarato di essere uscito di casa la settimana scorsa. La ragione principale è stata quella di comperare generi alimentari e di prima necessità. 


Gli over 65 tendono a rimanere più a casa degli altri, anche se il 62% fa ancora la spesa e la metà di loro esce dalle mura domestiche per una passeggiata. L'uso del trasporto pubblico è diminuito in modo massiccio. D'altra parte, le persone che un tempo viaggiavano in auto o a piedi continuano a farlo.

Quasi l'80% degli intervistati ha ridotto drasticamente i contatti sociali al di fuori della cerchia famigliare: in media, incontra meno di una persona al giorno. Più della metà della fascia d'età superiore ai 65 anni non ha avuto alcun contatto sociale la scorsa settimana.

Passare più tempo a casa offre anche molti aspetti positivi, osservano numerosi intervistati. Mentre il 43% di loro dice di non muoversi, il 35% è più tranquillo e rilassato e il 34% si diverte a passare più tempo con la famiglia o con il partner. Inoltre, il 62% pensa che la popolazione mostri più solidarietà rispetto ai tempi normali.

Anche la democrazia diretta si ferma

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Di fronte all'emergenza legata al coronavirus con cui si confronta la Svizzera, il 18 marzo il governo federale ha deciso il rinvio a data da definire della votazione popolare che era prevista il 17 maggio. Tra i temi sottoposti al verdetto popolare c'era l'iniziativa 'Per un’immigrazione moderata (Iniziativa per la limitazioneLink esterno)', la quale chiede la fine della libera circolazione delle persone con l’UE, oltre a due referendum.

D'altra parte, i termini per la raccolta delle firme e di trattazione concernenti le iniziative popolari e i referendum sono stati sospesiLink esterno dal 21 marzo al 31 maggio. Il provvedimento concerne 34 iniziative popolari e due referendum.

Sul fronte cantonale, il governo ticinese ha deciso di annullare le elezioni comunali, che erano in calendario il 5 aprile, e di rinviarle all'aprile dell'anno prossimo. Elezioni e votazioni sono state riportate anche in altri cantoni.

Medicine col contagocce

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Di fronte agli sviluppi della pandemia e ai comportamenti irrazionali di molte persone che fanno un'inutile incetta di medicamenti, il 18 marzo il Consiglio federale ha deciso di razionarne diversi, tra cui i farmaci antipiretici (contro la febbre) più comuni. Per i prossimi sei mesi potrà essere acquistata una sola confezione per persona alla volta.

Il provvedimento riguarda tutti i farmaci ottenibili su ricetta medica, come pure i prodotti quali aspirina, preparati a base di calcio, farmaci contro la tosse o contenenti paracetamolo, ibuprofene, diclofenac, acido mefenamico o codeina.

Per i malati cronici vale un regolamento speciale: con una ricetta medica possono essere coperti per un massimo di due mesi.


Dove si possono trovare informazioni sul coronavirus in Svizzera e nel mondo?

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Tutte le informazioni e gli approfondimenti sono disponibili nel dossier specialeLink esterno di SWI swissinfo.ch, sulla pagina FacebookLink esterno e su TwitterLink esterno.

Di seguito una lista di link utili sull'epidemia di coronavirus in Svizzera e nel mondo.

Ufficio federale della salute pubblicaLink esterno

Organizzazione mondiale della sanitàLink esterno

Numero di contagi e decessi a livello mondialeLink esterno

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