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Viaggio a Herat 3: le donne soldato

Viaggio a Herat #3

Questo contenuto è stato pubblicato il 18 dicembre 2014 0.55

Nel contingente italiano in Afghanistan sono poche decine; indispensabili per interagire con le donne afgane, ma non dispensate dalle operazioni pericolose

Sono in minoranza, ma si notano subito. Parliamo delle donne soldato italiane in missione in Afghanistan, nella base di Herat –a guida italiana- che in questi anni hanno affiancato i loro colleghi uomini anche in operazioni delicate o pericolose, a seguito delle quali ci sono state finora una cinquantina di vittime, ma nessuna donna.

Non perdono mai il sorriso e si sanno adattare alla vita nella base, dalla quale per motivi di sicurezza non si può uscire se non in pattuglia, e durante le operazioni.

Sono solo poche decine ma sono considerate indispensabili per interagire con le donne afghane e la popolazione femminile in generale.

Consapevoli dei rischi che corrono, seppur giovanissime, sono loro a tranquillizzare i famigliari che le aspettano a casa. Come Francesca, caporalmaggiore dell'Esercito, o Ilenia, tenente, che si è sposata due anni fa, ed è già alla sua seconda missione qui ma viene incoraggiata da suo marito a continuare questo cammino.

La loro vita si svolge all'interno della base militare, o all'esterno, durante i pattugliamenti e le attività cosiddette CIMIC, di cooperazione civile e militare.

Le abbiamo incontrate per farci raccontare che cosa significa per una donna soldato andare in missione.

Il reportage è di Paola Nurnberg.

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