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Sri Lanka, servizi di informazione nella bufera

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Questo contenuto è stato pubblicato il 24 aprile 2019 - 20:04
tvsvizzera/reuters/ats/spal con RSI (TG del 24.4.2019)

È salito a 359 il bilancio dei morti – di cui 34 cittadini stranieri - nella serie di attentati che hanno insanguinato domenica lo Sri Lanka.

Gli attacchi a tre chiese cristiane e a quattro hotel frequentati da occidentali sono stati perpetrati da nove kamikaze (tra cui una donna), otto dei quali sono già stati identificati. Tutti benestanti, istruiti e di buona famiglia, secondo quanto riportano media locali. In particolare Ilham Ahmed Ibrahim e Imsath Ahmed Ibrahim, di 31 e 33 anni, erano figli del miliardario Mohamed Yusuf Ibrahim, uno dei maggiori importatori di spezie del mondo.

Il responsabile del gruppo islamista che ha condotto l’operazione, ha precisato il viceministro della difesa Ruwan Wijewardene, si è suicidato nell’hotel Shangri-La a Colombo.

Sul fronte dell’inchiesta c’è da registrare la sessantina di arresti da parte delle forze dell’ordine di personaggi collegati con gli attentatori. Ma alcuni membri della cellula sono tuttora irreperibili e si temono nuovi atti terroristici.

Intanto piovono pesanti accuse sui responsabili dei servizi di intelligence che avrebbero deliberatamente nascosto informazioni fornite lo scorso 4 aprile dai servizi indiani su un rischio terroristico imminente e non avrebbero fatto nulla per prevenirlo.

Secondo indiscrezioni New Delhi aveva successivamente inviato anche un dettagliato rapporto di tre pagine nel quale si forniva il nome del gruppo islamico coinvolto, dei suoi leader e di altri membri, i loro indirizzi, telefoni e storie personali. Nel documento, datato 11 aprile, erano anche menzionati gli obiettivi dei kamikaze.

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Da parte sua il presidente Maithripala Sirisena ha chiesto le immediate dimissioni del ministro della Difesa e del capo della polizia.

Ruwan Wijewardene ha aggiunto che gli attentati, rivendicati dallo Stato Islamico (Isis), miravano apparentemente a vendicare i massacri compiuti il mese scorso in due moschee di Christchurch in Nuova Zelanda. Ma un portavoce della premier Jacinda Ardern ha dichiarato che il suo paese non dispone per il momento di alcun elemento che consenta di stabilire una correlazione tra le sparatorie di Christchurch e gli attentati in Sri Lanka. L’affiliazione degli autori delle stragi all’Isis resta tutta da provare.

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