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Quanto cambierà davvero il Brasile?

Il neoeletto presidente Jair Bolsonaro, subito dopo aver ricevuto la conferma della nomina a capo dello Stato da parte dell’autorità elettorale brasiliana, ha ribadito l’intenzione di “cambiare il destino del Brasile insieme ai cittadini”, ricordando come la nazione sudamericana non possa “continuare a flirtare con il socialismo, il comunismo, il populismo e l'estremismo della sinistra”.

Questo contenuto è stato pubblicato il 29 ottobre 2018 - 08:31
tvsvizzera.it/fra con RSI
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Vero è che l’ufficiale dell’esercito di origini italiane non ha mai nascosto in campagna elettorale l’intenzione di usare le maniere forti per sradicare la corruzione e ridurre l’elevato tasso di criminalità che azzoppano il Brasile e da domenica sera ha i mezzi per farlo.

Jair Bolsonaro ha vinto il ballottaggio delle elezioni presidenziali in Brasile con il 55,20% dei voti, contro il 44,80% ottenuti da Fernando Haddad, candidato del Partito dei Lavoratori (Pt), un vantaggio equivalente a circa 11 milioni de voti.

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Il successo di Bolsonaro, forte di slogan come "il Brasile su tutto, Dio su tutti" o "il mio partito è il Brasile", segna del resto un punto di svolta in quella che resta una delle più vaste democrazie latinoamericane, che vira seccamente a destra dopo 13 anni di sinistra al potere (2003-2016), con gli ultimi due anni “di transizione” guidati da un Michel Temer che lascia il potere dopo aver ottenuto il record negativo di consensi e sostegno da parte dei suoi compatrioti: appena il 2%.

Il notevole margine di vantaggio del “Trump dei Tropici” rispetto al candidato della sinistra perdente, Fernando Haddad, evidenza d’altronde che l’orientamento chiarito da sempre da Jair Bolsonaro, applicare legge e ordine e sostenere i valori della famiglia, sono le semplici esigenze che i brasiliani sembrano voler vedere concretizzate nei fatti e non solo a parole.

Sarà da vedere se pure le uscite omofobiche, razziste e misogine dell’ex capitano 63enne in campagna elettorale resteranno solo parole o saranno a loro volta tradotte in realtà da un uomo che non ha mancato neppure di esprimere "nostalgia" per i ventuno anni in cui il Brasile fu dominato dai militari, dopo il colpo di Stato del 1° aprile ‘64 che rovesciò il Governo di João Goulart, democraticamente eletto come lo stesso Bolsonaro.

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