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Forum italo-svizzero, si cerca il dialogo ma i rapporti sono difficili

tvsvizzera

La presentazione dei risultati raggiunti dai gruppi di lavoro transfrontalieri all'Hotel Bellevue Palace a Berna

Questo contenuto è stato pubblicato il 01 febbraio 2014 - 21:35

I rapporti fra Svizzera ed Italia potrebbero essere migliori. Detto in due parole il succo della due giorni svoltasi a Berna grazie alla rivista Limes ed alla Confederazione è questo.

Nel dibattito finale, moderato dal direttore designato rsi Maurizio Canetta, è uscito chiaramente come, al di là della cortesia reciproca e dei rapporti formali (che spesso -è stato detto- bloccano poi un confronto serio sui problemi reali) i due paesi hanno parecchie questioni da risolvere che fanno passare in secondo piano anche i valori in comune, come la difesa della lingua italiana.

Due le direttive principali delle problematiche: una a livello nazionale ed europeo, e cioè la nota questione fiscale, con l'Italia che chiede cooperazione al mondo bancario elvetico, ma al contempo vara un provvedimento che consente agli evasori l'autodenuncia riconoscendo loro uno sconto se spostano i patrimoni dalla Svizzera ad un paese U.E. D'altro canto la Svizzera, che vorrebbe invece un accordo del tipo Rubik (che garantisca cioè l'anonimato dei proprietari dei conti pur facendo loro pagare le tasse nel loro paese), la quale chiede in cambio delle informazioni l'uscita dalla black list dei paradisi fiscali.

Questione molto complessa sulla quale si innesta un fenomeno locale, ma proprio per questo molto importante: quello del frontalierato italiano che in Ticino raggiunge ormai proporzioni da record (ci si avvicina ad un rapporto di 1 frontaliere ogni 5 abitanti) e fa aumentare i timori di un peggioramento ulteriore del dumping salariale.

Sullo sfondo, ma uno sfondo che si avvicina a grandi passi, la votazione federale del 9 febbraio contro l'immigrazione di massa.

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