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Aleppo, concesse 3 ore di tregua al giorno

Il cessate il fuoco deciso unilateralmente dalla Russia serve a portare aiuto alla popolazione; le Nazioni Unite: "è troppo breve"

Questo contenuto è stato pubblicato il 11 agosto 2016 - 12:59

È entrata in vigore oggi, giovedì, la tregua di 3 ore al giorno per portare aiuto alla popolazione della martoriata città siriana di Aleppo, che le truppe governative cercano di strappare ai ribelli. Una tregua che sarebbe già stata rotta più volte.

Secondo l'ONU, il cessate il fuoco deciso unilateralmente dalla Russia sarebbe comunque insufficiente. Intanto la popolazione continua a vivere in condizioni disperate.

Niente elettricità, niente acqua, pochissimo cibo e cure mediche inesistenti: solo nell'ultimo mese, denunciano i pochi dottori rimasti in città, sono state attaccate 42 strutture mediche, tra cui 15 ospedali.

Una situazione che colpisce 300 mila persone nella parte est della città e ne coinvolge almeno un altro milione e mezzo sparso negli altri quartieri.

Per questo, gli aiuti non sono mai stati così necessari. Ma la tregua di 3 ore al giorno, dalle 10 alle 13 ora siriana, decisa unilateralmente dalla Russia, non regge, e non è sufficiente.

"Nessuno dei nostri convogli è riuscito ad entrare ad Aleppo questo mese.", ha detto Stephen O'Brien, sottosegretario ONU agli Affari umanitari. "La situazione è così deteriorata che nemmeno i nostri coraggiosissimi operatori umanitari possono agire: sono audaci, ma non certo votati al suicidio. Abbiamo bisogno di spazio, ovvero di strade abbastanza larghe perché i camion possano entrare e le persone uscire, ci vogliono 48 ore per portare il necessario volume di aiuti e per allontanare i civili: lo stiamo ripetendo da settimane."

Un appello che continua a cadere nel vuoto mentre le bombe, invece, arrivano a grappoli. Nelle aree controllate dai ribelli sarebbero stati usati anche ordigni che rilasciano gas tossico. Fonti mediche denunciano la morte di 4 persone e il ferimento di molte altre a causa di bombe al cloro.

Bombe che arrivano a destinazione, mentre razioni di cibo, medicine, e scorte d'acqua pronte per essere distribuite non riescono a raggiungere chi ne ha tanto bisogno.

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