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"Rinegozieremo i contratti Erasmus"

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Gli atenei elvetici dovranno rivedere centinaia di accordi con le università estere per garantire il programma di mobilità anche nella Confederazione

Questo contenuto è stato pubblicato il 04 marzo 2014 - 17:43

Gli atenei svizzeri dovranno rinegoziare con le università europee un centinaio di contratti: dopo la sospensione, da parte dell'Unione europea, del programma di scambi universitari Erasmus, questa è l'unica soluzione percorribile, hanno stabilito ieri i responsabili delle università svizzere e la Segreteria di Stato per la formazione.

"Dobbiamo contattare le università-partner una ad una e rinegoziare. La sola Università di Losanna ha 400 contratti Erasmus da chiarire", spiega Antoinette Charon Wauters, responsabile degli affari internazionali di quest'università, e rappresentante dell'insieme di tutte le scuole universitarie in questo ambito.

Si teme comunque un calo negli scambi

"La buona notizia è che le università e le scuole superiori sono unite e mirano allo stesso obiettivo", sostiene, ma a i timori non mancano: i responsabili temono che il flusso di studenti, da e per l'estero, si ridurrà considerevolmente.

"Cambiate meta"

E intanto, in Italia, sono state diramate le prime circolari che illustrano agli studenti che volevano recarsi in Svizzera le conseguenze della sospensione del programma di mobilità europeoLink esterno.

Agli interessati si consiglia di ritirare la domanda e di indicare una nuova meta, si legge in un comunicato dell'Università Statale di Milano. Sugli scambi già in corso non vi sono ripercussioni: si avvertiranno a partire dall'anno accademico 2014/2015.

Contro l'esclusione

L'Unione svizzera degli universitari, con le varie università e scuole superiori, ha nel frattempo lanciato un appelloLink esterno sulla propria pagina internet "per uno spazio scolastico aperto europeo" chiedendo che la Svizzera possa continuare a partecipare ai programmi di ricerca e scambio "Horizon 2020" e "Erasmus+".

ATS/FM

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