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Livorno, città medicea delle Nazioni

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Livorno, da piccolo borgo di pescatori, è diventata la città di oggi grazie ai Medici ma anche e soprattutto a tutti gli stranieri che dalla fine del '500 si trasferirono nella città toscana, tra cui molti svizzeri.

Questo contenuto è stato pubblicato il 21 dicembre 2020 - 10:03
Marco Carlone e Daniela Sestito, RSI News

Fine ‘500. Ferdinando I de’ Medici Link esternoemana le Leggi LivornineLink esterno. Il borgo di pescatori di Livorno, da quel momento, subisce una profonda trasformazione.

Le leggi invitavano popoli stranieri a trasferirsi in quello che sarebbe diventato il principale porto mediceo, promettendo in cambio libertà di culto, privilegi doganali e immunità per debiti e delitti commessi in precedenza. Qui trovarono dimora diverse comunità straniere, dette “Nazioni”, che mantennero uno status linguistico, religioso e giurisdizionale indipendente dal Granducato. Livorno divenne così la “Città delle Nazioni”Link esterno.

La presenza degli svizzeri

Anche gli svizzeri contribuirono allo sviluppo dell’economia cittadina. Inizialmente furono gli abitanti del Locarnese, colpiti da una grave crisi economica, a recarsi in Toscana per svolgere specifiche attività in cui era richiesta dedizione al lavoro ed obbedienza.

Nei secoli successivi Livorno divenne altresì una nuova casa per gli elvetici che scappavano dalle persecuzioni religiose, così come per diverse famiglie patrizie svizzere, ben felici di godere dei benefici tributari del porto franco labronico.

A fine '800 erano ancora 1'200 i cittadini svizzeri a Livorno. Oggi sono una cinquantina: molti sono partiti e molti altri hanno infine preso la cittadinanza italiana.

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