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Prostituzione, il governo ticinese ci riprova

Approvata la riforma, rivista e corretta, del settore. Colloquio obbligatorio con il medico e prescrizioni per gli appartamenti dove si esercita il mestiere più antico

Questo contenuto è stato pubblicato il 04 novembre 2015 - 20:23

Prostitute maggiorenni, con certificato medico, copertura assicurativa e, per le straniere, in regola con il permesso di soggiorno. Queste sono i criteri contenuti nella riforma della legge ticinese adottata dal governo cantonale dopo che il precedente disegno era stato di fatto bocciato in sede parlamentare. La legge rivista e corretta da Bellinzona, oltre a imporre una consultazione medica alle operatrici del settore a luci rosse, mira a fornire norme chiare in particolare per l'esercizio della professione negli appartamenti (per i postriboli le regole erano già chiare).

L'attività viene infatti vietata nelle zone residenziali indicate dai piani regolatori comunali, o in prossimità di zone sensibili (scuole, luoghi di culto, fermate di mezzi pubblici o case di cura). Gli appartamenti ove operano più professioniste necessitano di una specifica autorizzazione mentre le licenze personali possono venire revocate in caso di inadempienze con il fisco o gli istituti di previdenza sociale.

L'obiettivo della riforma è quello di garantire certezza, di tipo economico e normativo, a un settore che comunque, viste le possibili contaminazioni con ambienti non del tutto trasparenti, richiede specifiche prescrizioni e controlli da parte dell'autorità pubblica.

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