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Frontalieri e ristorni, quale futuro?

Approfondimento de 'il Quotidiano' nei comuni italiani di frontiera, dove i lavoratori impiegati in Svizzera costituiscono un'importante risorsa

Questo contenuto è stato pubblicato il 03 ottobre 2014 - 11:46

Entro 20 chilometri dalla frontiera, i comuni italiani beneficiano di parte dell'imposta alla fonte pagata in Svizzera da lavoratori frontalieri. Frontalieri che sono una risorsa non solo per i ristorni fiscali: muovono l'economia.

La loro tassazione sembra però diventata il tema centrale nei rapporti fra Ticino e Italia: secondo alcuni renderebbe troppo allettante il lavoro in Svizzera. Non da ultimo il Consiglio nazionale, che ha approvato un postulato chiedendo che la pressione fiscale sui lavoratori frontalieri venga portata a un livello simile a quello dei concittadini italiani.

L'argomento è sul tavolo del negoziato bilaterale tra Svizzera e Italia e non è ancora ben chiaro quale strada sarà intrapresa. Qualcosa potrebbe cambiare a breve in Ticino: entro dicembre sarà votato dal Gran Consiglio un aumento del moltiplicatore delle imposte alla fonte, già messo a preventivo, che porterà nuove entrate agli enti pubblici.

In questo contesto, vi proponiamo l'approfondimento de 'il Quotidiano'. Ospiti: uno dei 62 mila lavoratori che ogni giorno varcano la frontiera, un artigiano e un dirigente attivi nella fascia italiana di confine, due sindaci della stessa regione, un sindaco ticinese, un sindacalista.

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