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Frontalieri, l'Italia chiede procedura d'infrazione

Secondo il quotidiano La Stampa, Roma avrebbe denunciato alla Commissione europea l'aumento in Ticino del moltiplicatore per l'imposizione alla fonte

Questo contenuto è stato pubblicato il 20 giugno 2015 - 20:49

L'Italia avrebbe chiesto alla Commissione europea di aprire una procedura di infrazione nei confronti della Svizzera. Secondo quanto anticipato sabato dal quotidiano La Stampa, al centro della contestazione vi sarebbe l'aumento dal 78 al 100% del moltiplicatore comunale per l'imposizione alla fonte dei lavoratori frontalieri, entrato in vigore in Ticino lo scorso 1° gennaio.

La norma, accuserebbe l'Italia, viola il principio di non discriminazione fissato dall'Accordo sulla libera circolazione delle persone del 1999, articolo 9, secondo cui "il lavoratore cittadino di una parte contraente non può ricevere sul territorio dell'altra parte contraente, a motivo della propria cittadinanza, un trattamento diverso da quello riservato ai lavoratori dipendenti nazionali".

Nel servizio, la reazione del presidente del Governo ticinese Norman Gobbi.

Nota: Il moltiplicatore, per i contribuenti domiciliati in Svizzera, è il coefficiente applicato all'imposta cantonale per stabilire l'importo dell'imposta comunale. Varia di comune in comune, perché è fissato secondo le politiche e le necessità finanziarie. Ai frontalieri, in mancanza di un comune di riferimento, era computato un moltiplicatore del 78%, corrispondente alla media ticinese nel 2013.

Del febbraio 2014 la proposta del parlamentare UDC Marco Chiesa di portarlo al 100%. Il successivo messaggio [disegno di legge] presentato dal Governo è stato approvato dal Gran Consiglio ticinese li 5 novembre.

L'aumento non riguarda tutti in frontalieri, ma solo quelli che rientrano quotidianamente in Italia e ad eccezione di coloro che vivono a oltre 20 chilometri dalla frontiera, poiché questi ultimi sono assoggettati fiscalmente nel proprio paese.

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