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Quando un pezzo di carta vale più dei soldi

Il titolo borsistico della "Playboy Enterprises"

(swissinfo.ch)

Cosa hanno a che vedere Goethe, Charlie Chaplin, Stradivari, Nobel, la regina Vittoria ed i fratelli Lumière con il mondo dell’economia? Parecchio.

La firma od il ritratto di personaggi famosi appaiono infatti su vecchi titoli azionari. Il museo di Olten li presenta nella sua nuova esposizione.

La porta vetrata e le pareti di marmo lucido ricordano l’entrata di una banca. All’interno però, niente cassaforte e nessuna cassetta di sicurezza. Sono sufficienti delle bacheche di vetro, senza allarme.

Siamo al “Wertpapierwelt” di Olten, nel canton Soletta, il primo e probabilmente l’unico museo internazionale di antichi titoli borsistici.

“Vogliamo essere sicuri che la storia di queste carte valore non cada nell’oblio”, avevano affermato gli organizzatori durante l’inaugurazione ufficiale dell’anno scorso.

La nuova esposizione “Ricchi e potenti” rispolvera così una serie di 80 titoli azionari, appartenuti a personaggi famosi del mondo della finanza, dell’industria, della cultura, della tecnica e della politica.

Contrassegnate dalla firma, dal facsimile o dal nome di queste persone, le azioni ed obbligazioni riportano a volte la loro effige.

L’immagine di Johannes Gutenberg sull’azione di una tipografia o quella di Antonio Stradivari sul titolo di un fabbricante di strumenti musicali, suscitano sicuramente la fiducia dell’investitore.

Il ritratto può anche essere l’espressione di culto della personalità. È il caso dei mezzi busti di Saddam Hussein e di Joseph Stalin, stampati sulle carte valore statali.

Un modo per finanziare le guerre

Monarchi, generali, tiranni e presidenti hanno fatto appello al mercato dei capitali per procurarsi dei fondi.

A metà del 1800, l’imperatrice Maria Teresa d’Austria ha firmato di suo pugno le obbligazioni che le permisero il finanziamento di numerose guerre.

Anche la regina Vittoria si è avventurata nel mondo della borsa. In un’azione della “Great Republic Gold and Silver Mining Company of Virginia” del 1867, la regina inglese è rappresentata, accanto all’immagine di Abramo Lincoln, nella sua bellezza giovanile. Peccato che fosse nata ben cinquant’anni prima e che fosse già madre di nove figli.

Il “sogno americano” passa dalla cucina

Ad una mostra sui titoli borsistici non possono certo mancare i grandi industriali. Primo su tutti, John D. Rockefeller.

Al motto di “Chi lavora tutto il giorno ha poco tempo per guadagnare soldi”, la sua “Standard Oil Company” è diventata una delle ditte più importanti nella storia dell’economia.

Le note bibliografiche che accompagnano i vecchi titoli esposti, ricordano al visitatore che Rockefeller, prima di realizzare il “sogno americano”, cominciò la sua carriera come lavapiatti.

Accanto agli industriali, l’esposizione presenta i finanzieri che sono diventati i banchieri più potenti del mondo. Si passa dall’inglese Lionel Rothschild, che “ha comprato” il Canale di Suez per conto della Corona britannica, all'americano John P. Morgan, proprietario della gigantesca acciaieria “United States Steel”.

Un premio... esplosivo

Tutti sanno cosa sia il premio Nobel. Pochi, però, associano questa prestigiosa onorificenza al nome dell’inventore di una sostanza divenuta celeberrima per la sua grande utilità, ma anche per il suo terribile potere distruttivo: la dinamite.

“Nitro Nobel” è la prima fabbrica che Alfred Nobel aprì per produrre e commercializzare la sua scoperta. La prima di una lunga serie, visto che durante la sua vita ne possedette quasi un centinaio.

Nell’esposizione di Olten spicca l'azione della “Bofors Gullspang”, firmata dal chimico svedese. Valore attuale: 120'000 franchi. Esistente in soli due esemplari al mondo, il titolo è certamente più prezioso adesso di quando era ancora in corso.

Scrittore e ministro

Una sezione è pure dedicata al mondo letterario, cinematografico e della cultura in generale.

“Cosa c’entra la cultura con le azioni? Anche scrittori e produttori avevano bisogno di finanziare i loro progetti”, spiega Jackob Schmitz, l’appassionato di titoli storici che ha ceduto la sua collezione al museo.

I grandi del mondo della cultura hanno infatti garantito la loro indipendenza artistica creando le proprie società anonime o investendo i frutti del loro lavoro nei titoli borsistici.

Il visitatore scopre così che lo scrittore tedesco Johann Wolfgang von Goethe aveva anche un mestiere civico. In qualità di ministro del Granducato della Sassonia-Weimar, la sua firma appare sulle azioni di una miniera d’argento.

Anche Topolino ha un prezzo

A far ricorso ai titoli azionari non sono solo gli scrittori, ma anche alcuni personaggi del mondo del cinema e dell’editoria.

La carta valori di Hugh Hefner, fondatore della “Playboy Enterprises”, rappresenta il corpo di una ragazza semi nuda. La famosa ditta del coniglietto entra in borsa nel 1971, quando Hefner possedeva già un impero economico fatto di hotel, night club e case da gioco.

Anche il papà di Topolino e Paperino è quotato in borsa. Per essere riconosciuto al primo colpo d’occhio, Walter E. Disney ha deciso di decorare le sue azioni con i personaggi dei fumetti da lui creati.

Senza dimenticare l’attore svizzero d’adozione Charlie Chaplin, la cui firma appare sull’esemplare numero dell'azione della sua casa di produzione “United Artists”, esposto anch’esso al museo.

swissinfo, Luigi Jorio, Olten

In breve

L’esposizione “Ricchi e potenti” è al “Wertpapierwelt” di Olten.

Il 1602 è considerato come l’anno di nascita della carta valore, dopo che la neo costituita ditta olandese “Compagnia delle Indie Orientali” aveva utilizzato per la prima volta il termine “Aktie”, ossia azione.

Si parla di scripofilo per descrivere chi colleziona titoli azionari ed obbligazioni fuori mercato.

Il più vecchio titolo conosciuto è un’azione rilasciata nel 1606, proprio dalla Compagnia delle Indie Orientali.

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Fatti e cifre

80 titoli azionari esposti
La collezione conta circa 7'000 carte valori
Rappresentati oltre 100 paesi

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