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Prudente pioniere

Francesco Prudente: il Giura non nel sangue ma sicuramente nel cuore. swissinfo.ch

Francesco Prudente è il primo straniero eletto alla presidenza di un parlamento comunale svizzero.

Questo contenuto è stato pubblicato il 03 febbraio 2005 - 09:18

La storica elezione premia lo sforzo di integrazione di tanti immigrati attivi nella vita politica e socioculturale elvetica.

Partito con una valigia di cartone dalla Basilicata natale 44 anni orsono, Prudente è giunto nella cittadina di Delémont in cerca di fortuna.

Subito integratosi nella realtà locale, il lucano ha fatto del Canton Giura la sua patria d’adozione. Un attaccamento che l’ha spinto sin dal suo arrivo a partecipare alle attività culturali e sociali della regione e, da una ventina d’anni, a occuparsi attivamente di politica.

La passione per la civica gli ha permesso di occupare, dall’inizio di quest’anno, la più alta carica comunale elvetica. Della sua nuova funzione, Francesco Prudente parla con orgoglio.

swissinfo: Cosa l’ha spinta a lasciare l'Italia per trasferirsi in Svizzera e come si è integrato nella realtà giurassiana?

Francesco Prudente: Come molti altri emigranti ho dovuto lasciare il mio Paese d’origine per guadagnarmi da vivere. Provengo infatti dalla Basilicata, una regione italiana piuttosto povera che ancora oggi offre ben poche prospettive di lavoro.

Al mio arrivo in Svizzera ammetto di essermi sentito alquanto spaesato: ero un giovanotto di 17 anni e non parlavo una sola parola di francese. Per potermi integrare ho dovuto applicarmi, seguendo corsi serali di lingue e adattandomi agli usi e costumi locali.

Non mi sono mai sentito discriminato. La popolazione di Delémont e i colleghi di lavoro mi hanno infatti sempre fatto sentire a mio agio e accolto con benevolenza. Inizialmente pensavo che dopo qualche anno sarei tornato in Italia. Col tempo ho invece deciso di rimanere in Svizzera per sempre.

swissinfo: Quando ha cominciato ad avvicinarsi alla politica locale?

F.P.: Ho cominciato ad interessarmi realmente alla politica locale e federale solo negli anni ’70. Un periodo di fermento per la regione giurassiana, che lottava per separarsi dal Canton Berna.

Quando, nel 1978, il popolo e i Cantoni elvetici hanno approvato la creazione del Giura mi sono impegnato personalmente a sensibilizzare i politici alle esigenze dei cittadini stranieri.

Come molti altri miei connazionali, volevo che gli immigrati ottenessero perlomeno il diritto di voto a livello comunale e cantonale. Siamo riusciti a fare iscrivere questo diritto nella costituzione giurassiana. Un riconoscimento importante per chi contribuisce, al pari della popolazione autoctona, al benessere della regione.

swissinfo: Nel Consiglio cittadino, Lei è stato eletto all’unanimità, ottenendo anche il sostegno dei partiti di destra. Come valuta questo risultato?

F.P.: Ho accolto con sorpresa e soddisfazione la mia elezione, il cui esito non era per nulla scontato. Quest’anno infatti, siamo stati confrontati a due casi estremi.

Da un lato, l’entrata nel Consiglio cittadino di tre rappresentanti del partito di «estrema» destra, l’Unione democratica di centro (UDC) del Consigliere federale Christopher Blocher. Dall’altro, l’elezione in seno allo stesso Consiglio del primo cittadino straniero quale presidente.

Ero evidentemente curioso di sapere come avrebbero votato i membri dell’UDC. Con piacere ho potuto constatare che mi hanno sostenuto malgrado io non possieda un passaporto rossocrociato.

swissinfo: Crede che la sua elezione si rivelerà un esempio da seguire per i Cantoni?

FP: Lo spero! La mia elezione potrebbe fare scuola, perché costituisce una presa di coscienza del fatto che l’integrazione è una realtà. Si comincia infatti ad intravedere un’apertura verso gli stranieri anche in altre regioni.

Friborgo è sulla buona strada per accordare il diritto di voto agli stranieri a livello comunale, mentre Neuchâtel lo permette già da oltre un secolo. Nella cosmopolita Ginevra invece, il popolo lo ha purtroppo rifiutato a larga maggioranza. Ma la società evolve e credo che il mondo dell’immigrazione, con il tempo, avrà la considerazione che si merita su larga scala.

Benché io non mi senta un simbolo per la popolazione straniera, credo che l’elezione di un immigrato a un’alta carica politica possa essere utile a tutti. Auspico infatti che questo nostro aspetto di Cantone aperto al mondo esterno possa invogliare delle aziende a trasferirvi almeno una parte della loro produzione, in modo da creare posti di lavoro, diversificare l’economia e frenare la continua erosione del numero di abitanti.

swissinfo: Il recente rifiuto, da parte della popolazione elvetica, di accordare la naturalizzazione agevolata ai figli di immigrati, mostra però una certa reticenza verso gli stranieri. Cosa si deve fare per migliorare il processo d’integrazione?

FP: Ci sono stati momenti duri per gli stranieri in Svizzera. Ad esempio, l’iniziativa Schwarzenbach - che negli anni ’60 voleva limitare drasticamente l’immigrazione e che popolo e Cantoni hanno respinto in votazione popolare – o la recente votazione sulle naturalizzazioni.

I problemi ci sono sempre stati e sono legati alla paura di ciò che non si conosce. Una reazione in parte comprensibile della popolazione autoctona: gli stranieri sono gli ultimi arrivati e, almeno all’inizio, la difficoltà di comunicazione può creare incomprensioni.

È quindi fondamentale che gli immigrati non rimangano fra loro ma facciano la loro parte per integrarsi. Avvicinandosi ad esempio alle associazioni culturali, sportive o politiche della regione.

swissinfo: Ha mai pensato di chiedere la nazionalità elvetica?

F.P.: All'inizio degli anni '80, parecchie persone me l'hanno consigliato. Pensavano che, soprattutto per ragioni di lavoro, mi potesse servire.

Francamente però, non ho mai sentito il bisogno di diventare svizzero, perché non mi sono mai sentito discriminato. Anzi, mi sento un giurassiano al pari di quelli che posseggono un passaporto rossocrociato.

swissinfo: Nella sua carica difenderà particolarmente i diritti degli immigrati? Dove le piacerebbe arrivare nella sua carriera politica?

FP: Per la natura della politica non si può difendere prettamente il mondo dell’immigrazione.

Sono stato eletto al suffragio universale ed è mio dovere difendere i diritti di tutti i cittadini di Delémont, siano essi cittadini elvetici o stranieri.

Se un giorno non troppo lontano sarà permessa l’elezione di stranieri anche fra i deputati del parlamento cantonale, mi metterei volentieri a disposizione del mio partito.

Intervista swissinfo: Anna Passera, Delémont

Fatti e cifre

1849: Neuchâtel è il primo Cantone ad accordare il diritto di voto agli stranieri a livello comunale.
2002: la nuova costituzione neocastellana accorda il diritto di voto agli stranieri anche a livello cantonale
1978: sin dalla sua creazione, il Canton Giura accorda il diritto di voto a livello comunale e cantonale agli stranieri.
2000: i lavoratori stranieri ottengono il diritto di essere eletti nei legislativi comunali giurassiani.

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In breve

Nato a Rionero in Vulture (Potenza) nel 1944, Francesco Prudente si è trasferito a Delémont, nel Canton Giura, all’età di 17 anni.

Sposato e padre di tre figli, da 44 anni esercita la professione di fabbro in una piccola fabbrica di forni per l’industria orologiera.

Partecipa attivamente alla vita politica locale quale membro del Partito cristiano sociale indipendente.

E’ il primo straniero in Svizzera ad essere eletto primo cittadino comunale, ossia presidente del legislativo.

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