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Problemi d’immagine per i richiedenti l’asilo tunisini

Lampedusa è la principale porta d'entrata in Europa per gli emigranti tunisini Keystone

In alcuni articoli pubblicati recentemente, i richiedenti l’asilo tunisini giunti nella Confederazione nel 2011 sono stati bollati come criminali e descritti dal personale dei centri di accoglienza come «il peggior gruppo con il quale abbiamo mai avuto a che fare».

Questo contenuto è stato pubblicato il 06 dicembre 2011 - 17:39
swissinfo.ch

Statistiche ufficiose della polizia di Zurigo recentemente pubblicate sul quotidiano locale Tages Anzeiger confermano il titolo allarmistico del relativo articolo secondo cui il numero di criminali di origine nordafricana raddoppierà entro la fine del 2011.

La ministra di giustizia e polizia elvetica Simonetta Sommaruga ha dichiarato che il suo dipartimento sta prendendo molto sul serio il problema della sicurezza e che le domande di asilo da parte di cittadini tunisini vengono esaminate con la massima priorità.

La ministra ha altresì discusso il problema dell’immagine della Tunisia con l’ambasciatore del paese maghrebino.

La maggior parte degli oltre 2’000 tunisini che hanno presentato una domanda d’asilo in Svizzera nel corso del 2011 sono giunti nel nostro paese dall’Italia, e precisamente dall’isola di Lampedusa dove nella prima metà dell’anno ne sono sbarcati 24’500.

Secondo il rapporto trimestrale dell’Ufficio federale della migrazione sulle statistiche in materia di asilo, a circa la metà di essi il governo italiano ha concesso un permesso di soggiorno temporaneo per motivi umanitari.

Migrazione verso nord

Poiché solo pochissimi hanno trovato lavoro nella vicina Penisola, molti hanno cominciato a migrare verso Francia e Svizzera.

Conformemente all’accordo di Dublino stipulato per prevenire la presentazione di domande di asilo multiple nei paesi dell’Unione europea, i tunisini provenienti dall’Italia non hanno i requisiti per poter chiedere asilo in Svizzera e, a tempo debito, saranno rimandati nella vicina penisola, ossia il primo punto di ingresso nell’UE.

Ma secondo alcuni professionisti che lavorano a contatto con i richiedenti l’asilo questa procedura richiederà tra i sette e gli otto mesi di tempo per essere portata a termine. Nel frattempo, i tunisini giunti nel nostro Paese si stanno facendo un cattivo nome sulla stampa e, secondo la ministra Sommaruga, offuscano la reputazione dei richiedenti l’asilo in generale.

Dietro i titoli dei media

Nell’articolo apparso sul Tages Anzeiger dello scorso 30 novembre si legge che, tra gennaio e giugno 2011, la polizia del cantone di Zurigo ha registrato 500 reati commessi da nordafricani e che in quasi la metà dei casi gli autori erano tunisini. A titolo di confronto, in tutto il 2010 i reati registrati erano stati ‘solo’ 700.

Contattato da swissinfo.ch, un portavoce della polizia zurighese ha confermato la cifra di 500 reati e ha aggiunto che la fonte di questo dato è l’Ufficio federale di statistica (UST). Non è per contro stato in grado di fornire indicazioni né sui crimini perpetrati né sul numero complessivo di delinquenti fermati nei primi sei mesi dell’anno.

Un portavoce dell’Ufficio federale di statistica ha precisato che le cifre indicate non sono del tutto corrette: l’UST, infatti, non fornisce i dati relativi al 2011, in quanto sono ancora provvisori. La statistica criminale di polizia per l’anno 2011, comprendente la ripartizione per nazionalità e permesso di soggiorno degli autori di reati, sarà pubblicata il prossimo mese di marzo.

In un periodo in cui la Svizzera deve far fronte a un massiccio incremento delle domande di asilo e le autorità sia federali che cantonali si stanno adoperando per rispondere al crescente fabbisogno di alloggi e servizi, le notizie negative sui richiedenti l’asilo nordafricani non fanno altro che fomentare le campagne condotte a livello locale contro i centri di accoglienza nuovi ed esistenti.

Un comportamento turbolento?

Oltre che per l’attività criminale, i tunisini sono stati criticati anche per il loro comportamento generalmente turbolento nelle strutture dove sono stati alloggiati.

Roman Della Rossa, il responsabile del marketing di ORS Service, una società che si occupa di richiedenti l’asilo e rifugiati, ha dichiarato a swissinfo.ch che, al momento, i cittadini nordafricani in generale e tunisini in particolare stanno creando problemi al loro staff. In tutti i sette centri gestiti dall’ORS si lavora in condizioni difficili, in quanto non vi sono camere disponibili per i nuovi arrivati.

«Spesso – spiega Della Rossa – i richiedenti l’asilo nordafricani si rivelano estremamente esigenti e tendono ad avere un’idea molto precisa del tipo di vita che si conduce in Svizzera, ciò che di rado diventa realtà. Questa situazione è frustante per loro e ciò si ripercuote sulla vita quotidiana nei centri di accoglienza.»

«Quando poi le persone di cui dobbiamo prenderci cura si trovano sotto l’influsso di droghe e alcol la situazione può diventare davvero ostica e sfociare addirittura nel contrasto fisico. Episodi di questo genere, tuttavia, si verificano principalmente tra gli ospiti del centro».

Una causa persa

Nel canton Lucerna, la Caritas offre alloggio e servizi ai richiedenti l’asilo e ai rifugiati per conto del governo cantonale.

Secondo Giorgio Leuenberger, responsabile del servizio sociale per richiedenti l’asilo e rifugiati di Caritas Lucerna, il gruppo di tunisini giunti in Svizzera nel 2011 ha un background molto particolare che non ha nulla a che vedere con i tunisini in generale o con la primavera araba.

«Nella maggior parte dei casi, si tratta di giovani uomini che hanno lasciato l’Italia perché stufi di vivere ai margini della società e, a volte, senza un tetto sopra la testa. Molti di loro hanno problemi di droga, di alcol o altri problemi personali. In ogni caso, una volta varcata la frontiera realizzano ben presto di non avere alcuna possibilità nel nostro paese.»

Le lamentele espresse dai tunisini attraverso i media sul fatto che la Svizzera non abbia fatto nulla per loro e li abbia trattati male – prosegue Leuenberger – è una reazione comune a tutti coloro che si sentono frustrati dalla procedura di asilo, indipendentemente dalla nazionalità.

Un segnale dalle autorità

Intervenendo a un forum sulla migrazione tenutosi il 1° dicembre a Ginevra, la ministra Sommaruga ha spiegato a swissinfo.ch che un modo per affrontare il problema consiste nell’accelerare e nel migliorare la procedura di riammissione e, a questo proposito, ha fatto presente che nei primi 10 mesi dell’anno 1’900 persone (di diverse nazionalità) sono state riaccompagnate alla frontiera italiana.

Ciò nonostante, ha proseguito la ministra, per far fronte all’incremento delle domande di asilo osservato nel 2011, e che con ogni probabilità si protrarrà anche nel 2012, l’apertura di nuovi centri di accoglienza rimane una necessità ineluttabile.

«Sappiamo che [i tunisini] sono per la maggior parte migranti in cerca di un lavoro, ciò che è assolutamente comprensibile visto il tasso di disoccupazione nel loro paese di origine. Ma la procedura di asilo non è concepita per questo scopo».

«Stiamo facendo tutto quanto è in nostro potere per evadere le domande di asilo presentate da cittadini tunisini il più rapidamente possibile e dare così un segnale chiaro a tutte le parti coinvolte», ha concluso la ministra.

Da Lampedusa

La maggior parte dei tunisini che, nel 2011, hanno presentato una domanda di asilo in Svizzera è giunta nel nostro Paese dalla vicina penisola. Secondo l’Ufficio federale della migrazione, gli sbarchi sulle coste dell’Italia meridionale sono avvenuti in due ondate.

La prima si è svolta da febbraio ad aprile, la seconda, da agosto a metà settembre 2011. Mentre le autorità italiane sono state in grado di rimpatriare la maggior parte di coloro che sono sbarcati con la seconda ondata, le persone giunte con la prima si trovano tuttora in Europa.

Dati raccolti dall’Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne Frontex confermano che 24’500 tunisini, la maggior parte dei quali responsabili di disordini civili nel proprio Paese, sono sbarcati sull’isola italiana di Lampedusa nella prima metà del 2011, ossia prima che i governi di Roma e Tunisi firmassero un accordo bilaterale di rimpatrio.

Secondo l’Ufficio federale della migrazione, a circa la metà di essi, il governo italiano ha concesso un permesso di soggiorno temporaneo per motivi umanitari.

Da gennaio a ottobre dell’anno in corso, 1’971 tunisini hanno presentato una domanda di asilo in Svizzera.

Nell’intero 2010, prima dello scoppio della rivolta popolare che ha portato al rovesciamento del regime di Ben Ali, le domande di asilo presentate da cittadini tunisini sono state complessivamente 358.

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