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Primo passo per stabilizzare il settore bancario

La crisi dell'UBS nel 2008 ha spinto le autorità svizzere a migliorare la regolamentazione del settore bancario Keystone

Dalla crisi dell’UBS, salvata nel 2008 grazie ad aiuti statali, il parlamento dibatte su una migliore regolamentazione del settore bancario. La Camera alta si è ora espressa in favore di un aumento dei fondi propri delle banche. Rinviata invece ogni decisione sui redditi e i bonus dei manager.

Questo contenuto è stato pubblicato il 16 giugno 2011 - 17:02
swissinfo.ch

16 ottobre 2008: dagli Stati uniti, la crisi del settore finanziario raggiunge anche la Svizzera. Il governo e la Banca nazionale svizzera annunciano di aver concordato un piano urgente di salvataggio dell’UBS per 68 miliardi di franchi: 6 miliardi prestati dalla Confederazione per fornire liquidità alla grande banca, rimasta praticamente a secco, e 62 miliardi messi a disposizione dall’istituto di emissione per liberare l’UBS da una montagna di titoli “tossici”.

Una manovra senza precedenti nella storia svizzera: l’UBS si trova sull’orlo del precipizio e un crollo del gigante bancario metterebbe in ginocchio tutta l’economia nazionale. Il più grande istituto bancario elvetico gestisce, da solo, i conti di oltre 130'000 piccole e medie aziende svizzere.

La Svizzera è sotto choc. Lo scenario si delinea in realtà da tempo: dall’inizio del 2008 l’UBS accumulava disavanzi e ammortamenti strabilianti per coprire i buchi aperti dalla crisi dei mutui ipotecari negli Stati uniti. Peggio ancora: la grande banca era finita nel mirino delle autorità fiscali americane per avere aiutato migliaia di clienti ad evadere il fisco negli Stati uniti.

Regole di prudenza trascurate

In dicembre, nonostante aspre critiche, le Camere federali approvano il piano varato dal governo per salvare l’UBS. La sinistra cerca di vincolare il credito statale ad una maggiore regolamentazione del settore bancario – ma senza successo. Le malversazioni dei dirigenti dell’UBS suscitano però irritazione anche tra i partiti borghesi. I numerosi paladini del “meno Stato” in parlamento non digeriscono di dover ricorrere ai soldi dei contribuenti per aiutare il gigante bancario.

L’UBS si rivela essere la banca europea più coinvolta nella crisi speculativa dei mercati americani. Dall’inizio del 2000 l'istituto bancario aveva moltiplicato gli investimenti sul mercato speculativo americano, trascurando le regole di prudenza e di moderazione, che avevano costituito per oltre un secolo una delle ricette di successo del settore bancario svizzero.

Il caso UBS scalfisce la fiducia del parlamento nella capacità di autoregolamentazione delle grandi banche. Le Camere incaricano quindi il governo di presentare un progetto destinato a prevenire un rischio sistemico, ossia che l’insolvenza di un istituto bancario possa destabilizzare i mercati finanziari e l’economia. I parlamentari vogliono evitare in particolare che lo Stato debba nuovamente intervenire per salvare una grande banca, troppo importante per essere lasciata fallire (Too big to fail).

Raddoppio dei fondi propri

Sottoposto ora all’approvazione del parlamento, il progetto di revisione della legge federale sulle banche impone agli istituti bancari una migliore ripartizione dei rischi, prescrizioni più severe in materia di liquidità e un rafforzamento delle fondi propri. Le banche dovranno in particolare disporre di un capitale proprio pari al 19% degli attivi, praticamente il doppio di quanto stabilito a livello internazionale con l’accordo Basilea III.

Il progetto ‘Too big to fail’ ha ottenuto questa settimana l’avvallo della maggioranza del Consiglio degli Stati, nonostante l’opposizione di alcuni rappresentanti dei partiti borghesi, che hanno sostenuto le posizioni dell’UBS. Secondo la grande banca, le nuove prescrizioni indebolirebbero la competitività della piazza finanziaria elvetica.

“L’ultima crisi ci ha dolorosamente insegnato che la nostra economia è tra le più minacciate in caso di crollo di una grande banca. Prescrizioni più severe sono quindi necessarie”, ribatte Pirmin Bischof, deputato del Partito popolare democratico. Gli attivi delle due grandi banche rappresentano il 380% del Prodotto interno lordo della Svizzera: in nessun altro paese al mondo questa quota è così alta.

“Vi è da chiedersi se la lezione della crisi finanziaria sia stata veramente capita da tutti”, s’interroga il senatore del Partito liberale radicale Dick Marty. “Questa crisi non è giunta per caso, ma è stata il risultato di una cultura scellerata, di una mentalità fondata sull’avidità, la speculazione e la mancanza totale di etica e di responsabilità”.

Paura del verdetto popolare

“Il progetto ‘Too big to fail’ è il minimo che si possa fare per ridurre il rischio di una nuova crisi”, afferma Hans-Jürg Fehr, deputato del Partito socialista. Dal 2008, il parlamento ha bocciato praticamente tutte le proposte lanciate dalla sinistra per imporre severe regolamentazioni del settore bancario, tra cui una limitazione dei bonus e dei redditi dei manager.

Sul tavolo dei deputati rimane però ancora oggi l’iniziativa popolare ‘contro le retribuzioni abusive’, che chiede di sottomettere all’approvazione dell’assemblea degli azionisti l’importo globale di retribuzioni e altre prestazioni versate ai membri della direzione e del consiglio di amministrazione delle aziende.

La sinistra vorrebbe sottoporla rapidamente a votazione federale, approfittando dell’indignazione popolare suscitata negli ultimi anni dall’esplosione di redditi, bonus e indennità di buonuscita dei manager. La stessa UBS aveva tra l’altro continuato a versare bonus milionari poco dopo aver ottenuto gli aiuti statali. La maggioranza borghese sta cercando invece di guadagnare tempo e dibatte su eventuali controprogetti all’iniziativa.

Durante la sessione estiva, il Consiglio nazionale ha deciso di prolungare di un altro anno il termine di esame dell’iniziativa. Una decisione che ha scontentato perfino alcuni membri dei partiti borghesi, tra cui Pirmin Bischof: “Non è ammissibile che l’esame di questa iniziativa venga trascinato per tre anni. In tal modo il parlamento si dichiara incapace di decidere e dimostra di aver paura del verdetto popolare”.

Too big to fail

Il nuovo progetto di revisione della legge federale sulle banche (Too big to fail), approvato dal Consiglio degli Stati, mira ad evitare che il crollo di una delle due grandi banche svizzere destabilizzi i mercati finanziari e metta in ginocchio l’intera economia.

Tra il 2003 e il 2007, gli attivi dell’UBS e del CS corrispondevano al 380% del Prodotto interno lordo della Svizzera. Si tratta della quota più alta al livello mondiale, dinnanzi a Islanda 247% e Hong Kong 204%.

Il progetto impone alle grandi banche di detenere fondi propri corrispondenti almeno al 19% dei loro attivi (attualmente 8%).

L’Autorità di sorveglianza dei mercati finanziari (FINMA) è inoltre incaricata di verificare l’applicazione di questa regolamentazione, mentre la Banca nazionale svizzera è chiamata a controllare se le banche presentano un rischio sistemico.

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Iniziativa contro le retribuzioni abusive

Depositata nel 2008, l’iniziativa popolare “contro le retribuzioni abusive” vuole tutelare l’economia, la proprietà privata e gli azionisti contro gli eccessi di redditi e bonus versati ai manager delle aziende quotate in borsa.

In base al testo, l’importo globale delle retribuzioni e delle altre prestazioni concesse a membri della direzione e del consiglio di amministrazione delle società dovrà essere sottoposto all’approvazione dell’assemblea generale degli azionisti.

La sinistra, che preferirebbe  far votare gli azionisti sulle retribuzioni individuali dei manager, propone di sottoporre rapidamente l’iniziativa a votazione federale.

I maggiori partiti borghesi (Unione democratica di centro, Partito liberale radicale e Partito popolare democratico) non sono riusciti a trovare un accordo su un eventuale controprogetto diretto o indiretto. Il termine di esame dell’iniziativa è stato quindi rinviato alla prossima legislatura.

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