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Presidenziali francesi A 39 anni Macron diventa il più giovane inquilino dell’Eliseo

Emmanuel Macron ha vinto il secondo turno delle presidenziali in Francia, conquistando il 65% dei voti, stando alle prime proiezioni. La candidata frontista Marine Le Pen non è riuscita a sfondare, ma registra comunque un risultato storico per l’estrema destra.

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Contrariamente all’elezione di Donald Trump o alla Brexit, questa volta non ci sono state sorprese. I sondaggi davano Emmanuel Macron ampiamente favorito e domenica dalle urne è uscita una chiara conferma.

Dalle prime proiezioni, il leader del movimento En Marche ha ottenuto una percentuale compresa tra il 65 e il 67% dei voti. Marine Le Pen, che ha già telefonato al suo rivale per congratularsi, deve accontentarsi del 35% delle preferenze. Se paragonato al risultato di suo padre nel 2002 contro Jacques Chirac (al secondo turno conquistò appena il 17,9% dei voti), la leader del Front National può comunque sorridere.

Le elezioni di domenica sono state caratterizzate anche da un forte astensionismo. Il tasso di partecipazione sarebbe infatti di poco superiore al 65% (quando al primo turno era stato del 69,4%) e il numero di schede bianche o nulle si aggirerebbe attorno al 13%, un record.

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Da dove iniziare?

“Domenica vinceremo e sarà l’inizio di una nuova Francia”, aveva dichiarato Macron in uno dei suoi ultimi comizi. Una frase ribadita dopo aver preso atto dei risultati del secondo turno.

Una nuova Francia che come la ‘vecchia’ dovrà prima di tutto fare i conti con il problema lavoro. Il paese è infatti confrontato con un tasso di disoccupazione ben superiore rispetto a quello del suo grande vicino: il 10% contro il 3,9% in Germania e l’8% in media nell’Unione Europea.

Una delle priorità di Macron sarà quindi di riformare il mercato del lavoro, utilizzando – se necessario – la procedura delle ordinanze, che permettono di scavalcare il parlamento ma che rischiano di suscitare forti proteste sociali.

La riforma passerà verosimilmente dalla riduzione dei costi per le aziende e dall’allentamento delle regole in materia di tempi di lavoro e di contratti.

Un’altra grande sfida sarà la lotta al terrorismo. L’attentato del 20 aprile sugli Champs-Elysées – costato la vita a un poliziotto – ha ricordato a tutti che la Francia deve fare i conti regolarmente con la minaccia terrorista.

Lo Stato islamico “non ha mai nascosto che la sua volontà è di frantumare la coesione nazionale, esacerbando le tensioni tra i musulmani e il resto della popolazione”, annota Marc Hecker, esperto all’Istituto francese di relazioni internazionali, interpellato dall’Agence France Presse. E anche se lo Stato islamico sembra essere sulla difensiva, la minaccia rimarrà elevata per diversi anni.

Europeista convinto, Macron dovrà inoltre fare ripartire il motore franco-tedesco, condizione sine qua non per rilanciare un’Unione Europea duramente messa alla prova dalla Brexit e dalla crisi dei rifugiati.

Durante la campagna ha promesso di “fare una tournée delle capitali europee” per proporre una “road map stagliata su cinque anni al fine di dotare la zona euro di un vero budget e per una vera Europa dell’ambiente, dell’industria e della gestione dei flussi migratori”.

Terzo turno

La prima e più importante sfida sarà però tra poco più di un mese. Sulla capacità di Macron di governare pesa infatti una grande incognita: il risultato delle prossime legislative del prossimo 11 giugno.

Con il suo movimento En Marche, Emmanuel Macron non dispone per il momento di alcun parlamentare. Nel prossimo mese dovrà sistemare con arguzia le sue pedine e cercare di ottenere un numero di seggi in parlamento che gli possa permettere di governare. Alcuni hanno già paragonato il suo compito con quello del Movimento 5 Stelle in Italia, dove molti sono saliti sul carro dei vincitori senza avere sempre le competenze necessarie.

Macron si è già detto fiducioso del fatto che i francesi gli dimostreranno di nuovo fiducia nelle urne, grazie alla dinamica positiva delle presidenziali.

La destra conservatrice intende però risollevarsi dal fragoroso fallimento del suo candidato François Fillon e imporgli una coabitazione. François Baroin, incaricato della campagna delle legislative di giugno per i Repubblicani, ha ribadito domenica che il suo partito sarà all’opposizione. E sull’altro fronte, Jean-Luc Mélenchon, forte del suo 19,6% al primo turno, non sarà di certo un alleato su cu Macron potrà contare.

Una breve biografia

Emmanuel Macron nasce il 21 dicembre 1977 ad Amiens, nel nord-est della Francia. La madre è medico e il padre professore di neurologia.

Dopo i primi anni di scuola ad Amiens, finisce gli studi secondari in un liceo di Parigi, dove conosce la futura moglie, l’insegnante di francese Brigitte Trogneux, che ha 24 anni più di lui e che sposerà nel 2007.

Nel 2001 si diploma all’Istituto di studi politici di Parigi e dal 2002 al 2004 studia alla Scuola nazionale di amministrazione a Strasburgo.

Nel 2004 entra a far parte dell’Ispezione generale delle finanze. Nel 2007 è nominato vice relatore della Commissione per la liberazione della crescita francese. Nel quadro dei lavori di questa commissione conosce Peter Brabeck, amministratore delegato di Nestlé.

In seguito è assunto dalla banca Rothschild, dove negozia l’acquisto di Pfizer da parte di Nestlé per 9 miliardi di euro.

Nel 2012 reintegra la funzione pubblica ed è nominato segretario generale aggiunto dell’Eliseo. Il 26 agosto 2014 è nominato ministro dell’economia nel governo Valls. Durante i due anni all’economia, è in particolare l’artefice di un progetto di legge per la crescita e l’uguaglianza delle chance economiche.

Il 6 aprile 2016, quando è ancora ministro dell’economia (si dimetterà il 30 agosto), lancia il movimento En Marche. Dichiara ufficialmente la sua candidatura alla presidenza della Repubblica il 16 novembre. 

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