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"La quotazione al Nasdaq è stata una scelta ovvia"

Andrea Pfeifer, direttrice e cofondatrice di AC Immune. acimmune.com

La Svizzera non si è lanciata nella corsa per lo sviluppo di un vaccino contro il nuovo coronavirus. Prossimamente un'azienda elvetica, la AC Immune, intende però immettere sul mercato il primo vaccino contro il morbo di Alzheimer. A colloquio con SWI swissinfo.ch, la direttrice e cofondatrice Andrea Pfeifer spiega perché si è rivolta al mercato azionario americano per trovare investitori.

Questo contenuto è stato pubblicato il 20 maggio 2021 - 11:00
Philippe Monnier

Fondata nel 2003, la AC Immune dava inizialmente lavoro a sei persone. Oggi, a 18 anni di distanza, conta 152 collaboratori. L'azienda si trova nel campus del Politecnico federale di Losanna (EPFL) ed è una delle poche giovani società svizzere quotate al Nasdaq.

Serie: Donne al comando

Le donne sono ancora largamente sottorappresentate nelle alte sfere dell'economia. Per esempio, solo il 13% delle 20 società quotate nell'indice di punta della borsa svizzera, lo SMI, vede le donne in posizioni dirigenziali. Da questo punto di vista, la Svizzera non è all'altezza degli standard internazionali. Quest'anno, SWI swissinfo.ch ha deciso di dare la parola alle donne dirigenti di aziende svizzere che operano nel mondo. Le rappresentanti dell'economia svizzera discutono delle sfide più urgenti che affrontano attualmente le loro imprese, dalla crisi del coronavirus al posto della Svizzera nell'economia globale.

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Il suo ingresso in borsa è avvenuto nel 2016 e da allora il valore delle sue azioni ha registrato una perdita di circa il 60 per cento. Nonostante questa evoluzione non proprio positiva, la direttrice Andrea Pfeifer crede fermamente nel potenziale della sua azienda. Il calo in borsa è dovuto parzialmente all'annuncio nel gennaio 2019 dell'interruzione degli studi clinici nella fase 3 (l'ultima fase prima dell'autorizzazione alla commercializzazione) di un prodotto terapeutico contro il morbo di Alzheimer.

SWI swissinfo.ch: Losanna è un buon posto per fondare e sviluppare un'azienda biofarmaceutica?

Andrea Pfeifer: Assolutamente. La nostra impresa si trova fin dalla sua creazione nel campus del Politecnico federale di Losanna. Avevo un'eccellente rete di contatti nella regione e poi Patrick Aebischer, che all'epoca aveva assunto da poco la funzione di presidente dell'EPFL, ci ha aiutato a installarci nel campus visto che aveva notato una carenza di start-up attive nel settore delle neuroscienze.

La vicinanza con l'EPFL ci ha dato la possibilità di accedere a laboratori e strumenti molto costosi. In seguito, quando l'EPFL ha iniziato a puntare sulle scienze della vita e sulle neuroscienze, abbiamo potuto assumere tanti giovani universitari pieni di talento.

Infine, in Svizzera apprezziamo il sistema politico, l'elevato livello formativo, il multiculturalismo, il multilinguismo e il gran numero di fornitori di servizi e esperti attivi nel nostro settore.

Spesso, le società biotecnologiche si concentrano su alcuni specifici aspetti dello sviluppo di un nuovo prodotto. Che cosa ci può dire della AC Immune?

Dipende dal prodotto terapeutico, medicamento, vaccino, ecc. a cui si sta riferendo.

Per lo sviluppo di prodotti pensati per un grande mercato, ad esempio le malattie di Alzheimer o di Parkinson, godiamo del sostegno di alcuni partner, di Genentech, Janssen Pharmaceuticals, Eli Lilly e Life Molecular Imaging e del gruppo Roche. Una volta ottenuta l'autorizzazione alla commercializzazione, saranno loro ad occuparsi della produzione e della vendita del prodotto.

Per i mercati più piccoli vogliamo seguire da soli l'intero processo, ossia le fasi precliniche in laboratorio, le tre fasi degli studi clinici, l'omologazione da parte delle autorità di controllo, la commercializzazione e la produzione. È una modalità che dovrebbe permetterci di gestire meglio i rischi.

In questo momento state lavorando a dodici prodotti. Nessuno però si trova nella terza fase clinica o è in commercio. Non state correndo un grande rischio?

Lo sviluppo di nuovi prodotti terapeutici è di per sé un'attività rischiosa. Tuttavia, per varie ragioni, la nostra situazione è meno pericolosa di quanto sembri.

In primo luogo, facciamo in modo di avere abbastanza liquidità per assicurare le attività dei prossimi 18 mesi. In secondo luogo, molti investitori continuano a credere fermamente nel potenziale della nostra azienda viste la grandezza di alcuni mercati e la nostra leadership in questo settore.

In terzo luogo, i costi e i rischi che prendiamo sono condivisi con i nostri quattro partner di sviluppo che ho ricordato sopra. Concretamente, con loro abbiamo accordi di collaborazione che prevedono un sostegno economico che può superare i tre miliardi di dollari per le tappe fondamentali. Infine, la nostra pipeline di dodici prodotti è molto diversificata.

Per quanto riguarda il morbo di Alzheimer, di recente avete condotto due studi che non hanno però dato i risultati che vi aspettavate. Quali insegnamenti avete tratto?

Queste battute d'arresto hanno naturalmente generato una profonda riflessione in seno al nostro team. Abbiamo concluso che dobbiamo intervenire in uno stadio precedente della malattia. Inoltre, visto che questa malattia ha più cause abbiamo capito che dobbiamo puntare su una popolazione più omogenea. L'idea è di focalizzarci sulla medicina di precisione, una strategia che ci permette di diagnosticare in maniera più esatta le patologie presenti nel paziente e di individuare i trattamenti adeguati.

Perché avete deciso di fare il vostro ingresso in borsa al Nasdaq nel 2016?

Per quasi due anni abbiamo analizzato le varie opzioni. Abbiamo considerato anche la possibilità di una quotazione alla borsa svizzera, oppure la ricerca di nuovi accordi con altri partner o di altri tipi di finanziamento. Alla fine, la quotazione al Nasdaq è stata una scelta ovvia.

Quali sono state le ragioni che vi hanno spinto ad optare per l'ingresso nella borsa americana invece che in quella svizzera?

Rispetto alla borsa svizzera, il Nasdaq attira da dieci a cento volte di più investitori molto competenti nel settore della biotecnologia.

"Dirigere una società quotata in borsa significa incontrare gli investitori quasi ogni settimana."

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So che Roche, Novartis o Nestlé sono soddisfatte della borsa svizzera. Queste multinazionali non hanno però bisogno del Nasdaq per attirare l'attenzione degli investitori. Come start-up ci troviamo in una situazione diversa.

Quando avete fatto il vostro ingresso nella borsa, eravate una società pre-commerciale. Come avete fatto a convincere i nuovi investitori?

Prima di tutto ci consideriamo ancora una società pre-commerciale. Abbiamo dovuto lavorare come dei matti per quasi un anno affinché la nostra entrata nel Nasdaq fosse coronata dal successo. Per fortuna avevamo argomenti molto solidi per convincere vari rinomati investitori istituzionali.

In quanto azienda quotata in borsa, come gestite le attese nei vostri confronti da parte degli investitori e del pubblico?

Dirigere una società quotata in borsa significa incontrare gli investitori quasi ogni settimana. Durante le riunioni, tutte le informazioni - ogni parola e ogni cifra - devono essere ponderate con estrema attenzione poiché in seguito diventano di dominio pubblico. Per questo motivo, tutti gli aspetti legali vanno verificati prima con i nostri avvocati americani. Anche le presentazioni e i comunicati stampa vanno sottoposti a un vaglio molto accurato. Con il passare del tempo ho imparato ad apprezzare questi scambi con gli investitori o gli analisti poiché questi ultimi sono molto competenti.

Per soddisfare i requisiti della legislazione americana siete chiamati a produrre rapporti molto dettagliati. Chi si prende il tempo di leggere questi documenti di 250 pagine?

Forse vi sorprende, ma i nostri investitori e analisti leggono con molta attenzione i nostri rapporti. Quaranta pagine, delle 250, sono incentrate sull'analisi dell'azienda e quindi solo queste sono davvero interessanti per gli specialisti. Le altre pagine contengono informazioni legali obbligatorie che si ripetono in tutti i rapporti.

Andrea Pfeifer

Dopo un dottorato in tossicologia presso l'Università di Würzburg, in Germania, Andrea Pfeifer ha ottenuto l'abilitazione presso l'Università di Losanna ed è professoressa onoraria presso il Politecnico federale di Losanna (EPFL).

Prima di fondare la AC Immune nel 2003, Pfeifer ha diretto il centro di ricerca della Nestlé a Losanna. In questa funzione si è impegnata per mettere in relazione il mondo scientifico con quello imprenditoriale.

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