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Per la Svizzera lotta al terrorismo senza adottare stati polizieschi

Svizzera contraria all'adozione di uno Stato di polizia per lottare contro il terrorismo fondamentalista

(Keystone)

La lotta al terrorismo deve essere principalmente un compito delle autorità civili e non solo della polizia o dell'esercito, poiché la legittima necessità di sicurezza non giustifica uno stato di vigilanza di tipo poliziesco. Lo ha sottolineato la consigliera federale Ruth Metzler, presente giovedì alla 24.ma conferenza dei ministri di giustizia e polizia europei che si conclude venerdì a Mosca.

La responsabile del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) ha sottolineato l'intenzione del Consiglio Federale di continuare a non tollerare che lo Stato di diritto svizzero sia violato da terroristi. Per l'occasione ha ricordato che la Svizzera ha firmato in giugno l'accordo dell'ONU del 1999 per la lotta al finanziamento del terrorismo, definendolo un «dispositivo (unico nel suo genere) per la lotta al riciclaggio di denaro sporco», che ragruppa anche tutto il settore parabancario.

«In tutti i casi di crimine o delitto, il segreto bancario può essere revocato», ha spiegato la Metzler. Esso non costituisce un ostacolo al perseguimento penale e alla collaborazione internazionale e non offre ai terroristi alcuna protezione.

La ministra di giustizia elvetica ha poi rilevato come la lotta al terrorismo crei una zona di conflitto fra libertà e sicurezza. Più sicurezza - ha ricordato - significa anche limitazione della libertà, e quindi le misure contro il terrorismo dovrebbero sempre tenere in considerazione la tutela dei valori che stanno alla base del Consiglio d'Europa.

È un dovere impellente delle autorità permettere ai musulmani una vita quotidiana sicura - ha continuato la Metzler. Proprio per questo motivo è importante che sia controllata l'efficacia degli attuali strumenti del diritto internazionale e rafforzata la collaborazione giudiziaria. La Svizzera, che ha già ratificato quasi tutte le convenzioni in materia, sostiene gli sforzi dell'ONU contro il terrorismo.

Il tema della conferenza moscovita è l'attuazione delle decisioni di giustizia conformi alle norme europee. I ministri della giustizia dei 43 Stati membri del Consiglio d'Europa, nonché dei Paesi con statuto d'osservatore, esaminano in particolare l'esecuzione delle pene privative della libertà di lunga durata e i mezzi necessari all'applicazione efficace delle decisioni giudiziarie in materia civile.

Giovedì si è discusso su di una risoluzione presentata recentemente dalla Germania e che dovrebbe essere accolta venerdì, la quale contiene un appello alla comunità internazionale per agire assieme ed in modo coerente contro il terrorismo e quindi ratificare le convenzioni.

La consigliera federale ha avuto anche diversi incontro bilaterali. Al ministro della giustizia irlandese John O'Donoghue la Metzler ha espresso il desiderio che il parlamento del suo Paese ratifichi al più presto gli accordi bilaterali conclusi dalla Svizzera con l'UE. O'Donoghue ha assicurato che l'assemblea tratterà entro Natale l'accordo sulla liberà circolazione delle persone.

Con il ministro italiano Roberto Caselli, il capo del DFGP ha discusso la decisione del parlamento italiano sull'applicazione dell'accordo bilaterale di assistenza giudiziaria del 1998. La Metzler ha rilevato che la dissonanza tra l'inasprimento delle disposizioni formali e lo spirito stesso dell'accordo. Entrambi i ministri hanno convenuto che le istanze competenti devono chiarire l'applicazione della nuova legge. Per questo, probabilmente ancora quest'anno, una delegazione svizzera farà visita al ministero italiano di giustizia.

swissinfo e agenzie

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