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Per amore della libertà

Spruga, ottobre 1944, confine italo-svizzero. I sentieri dell a memoria

Una frase ripetuta più volte a un recente convegno svoltosi a Locarno ricordando gli avvenimenti dell’autunno 1944 poco oltre il confine svizzero.

Questo contenuto è stato pubblicato il 01 novembre 2004 - 15:14

E ripercorrendo le relazioni tra il Ticino e la Repubblica partigiana dell’Ossola, di cui quest’anno ricorrono i 60 anni. Sessant’anni di libertà.

Il 10 settembre 1944 la liberazione di Domodossola dà vita ad un governo autonomo in un’ampia zona d’Italia, a due passi dalla Svizzera. Dura poco meno di 40 giorni, ma l’importanza di questa esperienza è stata più volte messa in luce al convegno di Locarno.

Il valore della memoria

Dai politici agli storici un’unanime constatazione: gli avvenimenti di quel periodo meritano di essere ricordati e non solo per i sentimenti di fratellanza che legarono gli ossolani ai ticinesi, come pure ai vallesani.

“Le vicende di sessant’anni fa – afferma il consigliere di Stato Gabriele Gendotti, presidente del Governo ticinese – riportano alla memoria valori di libertà e di solidarietà tutti da riscoprire. La liberazione dell’Ossola fu un grande gesto d’amore per la causa della libertà, a cui i ticinesi guardarono con interesse e partecipazione”.

“Nel momento del bisogno – ricorda il sindaco di Domodossola Mauro Mottini – non ci furono né dubbi, né esitazioni: ticinesi, ma anche vallesani, vennero in soccorso della popolazione con uno straordinario slancio di generosità. E l’accoglienza di chi cercò e trovò rifugio in Svizzera fu di grande respiro”.

Solidarietà e partecipazione



Solidarietà è senza dubbio l’altra parola chiave di quelle pagine di storia. Lo storico Fabrizio Panzera e il ricercatore Christian Lucchessa hanno infatti sottolineato il coinvolgimento popolare di tutto il Ticino e l’unanime consenso della stampa.

Non solo al momento della liberazione dell’Ossola – sia Libera Stampa che Gazzetta ticinese parlano all’epoca delle “coraggiose gesta dei partigiani” - ma anche e soprattutto dopo la repressione nazifascista che il 22 ottobre 1944 porta alla caduta della Repubblica partigiana con la fuga della giunta in Ticino.

Una figura emblematica



Impossibile non ricordare, pur ripercorrendo a passo di corsa la storia, la figura della prima ministra in Italia. Durante i quaranta giorni della Repubblica partigiana dell’Ossola, Gisella Floreanini diventa Ministro dell’assistenza: è la prima donna a ricoprire un incarico di governo.

Quando le truppe dei nazisti tedeschi e dei repubblichini fascisti provocano la caduta della zona libera dell’Ossola, Gisella Floreanini si impegna senza sosta a trasferire in Svizzera il maggior numero di bambini possibile (circa duemila). Continua poi a partecipare alla guerra di liberazione come combattente delle Brigate garibaldine della Valsesia.

Le lezioni della storia



E oggi, che cosa resta dei quei venti di libertà? La rilettura di un passato neppure tanto lontano assume una notevole importanza nel ridisegnare le relazioni tra due regioni, tra due paesi. “La storia ci insegna infatti – puntualizza Paolo Ravaioli, presidente della provincia Verbano-Cusio-Ossola – che quando si vuole i confini diventano punti di incontro, e non più barriere”.

“La Repubblica partigiana dell’Ossola, seppure effimera, conserva ancora oggi – commenta Diego Erba, municipale di Locarno - un valore simbolico e morale qualificante per chi crede nella democrazia, nella libertà e nella solidarietà”

“Guardiamoci attorno e riconosciamo il diritto all’esistenza delle persone di tutte le nazionalità. Sentiamo oggi il bisogno di nuove parole, di nuovi linguaggi: in gioco c’è la nostra identità e la comprensione tra le culture”.

swissinfo, Françoise Gehring, Locarno

Fatti e cifre

10 settembre 1944: nasce la Repubblica partigiana dell’Ossola.
29 settembre 1944: il Consiglio federale decide che gli aiuti svizzeri saranno gestiti dalla Croce Rossa.
12 ottobre 1944: il sindaco di Locarno Giovanbattista Rusca si reca in Ossola.
22 ottobre 1944: i membri della giunta si rifugiano sul Pian San Giacomo.

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In breve

Organizzato dall’Archivio storico del Canton Ticino e dall’Istituto di storia della Resistenza di Novara, il convegno sui 60 anni della Repubblica partigiana dell’Ossola ha permesso di rileggere pagine di storia importanti.

Non solo per il contributo che quei fatti diedero alla rinascita dell’Italia, ma anche per il ruolo assunto dal nostro Paese.

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