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Sapremo mai la verità sull'origine del coronavirus?

Secondo molti studi, la maggior parte dei coronavirus che infettano l’uomo provengono dagli animali, incluso il virus che ha causato l’epidemia di SARS nel 2002. I "colpevoli" più probabili sono considerati i pipistrelli poiché ospitano un virus geneticamente correlato al SARS-CoV-2. Tuttavia, la distanza genetica tra il coronavirus dei pipistrelli e quello umano suggerisce che il virus sia arrivato agli esseri umani tramite un "ospite intermedio", come un pangolino, un visone o uno zibetto. Copyright 2021 The Associated Press. All Rights Reserved.

Tra omissioni e conflitti, arrivare alla verità sul virus che sta dietro la peggiore pandemia del XXI secolo potrebbe essere quasi impossibile. Il consenso tra i virologi in Svizzera tende verso la trasmissione da animale a uomo (o "spillover", il salto di specie), ma c'è chi pensa che la teoria dell'incidente di laboratorio debba essere presa più seriamente.

Questo contenuto è stato pubblicato il 06 ottobre 2021 - 08:25

La finestra per condurre indagini cruciali sull’origine del coronavirus si sta chiudendo, hanno avvertito in un editoriale recentemente pubblicato su NatureLink esterno gli scienziati che hanno investigato le cause dello scoppio della pandemia sotto mandato dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

"In questo momento sembra che sia più importante trovare un colpevole piuttosto che scoprire la verità", dice Isabella Eckerle, virologa e direttrice del Centro per le malattie virali emergenti presso l’ospedale universitario di Ginevra.

Anche un altro rinomato virologo svizzero, Didier Trono del Politecnico Federale di Losanna (EPFL), crede che la questione sia diventata più politica che scientifica. Trono è pessimista rispetto alla possibilità che si riesca a capire cosa sia successo realmente, nonostante ciò sia importante per la prevenzione e la gestione delle pandemie future.

"Dobbiamo essere preparati a non avere una risposta definitiva a causa delle difficoltà scientifiche e delle implicazioni politiche, ma in questa fase la probabilità di una trasmissione da animale a uomo rimane alta", dice.

Verità nascoste

La ricerca delle origini della Covid-19 è irta di complessità e controversie. La Cina non è mai stata del tutto cooperativa e trasparente e finora ha sempre negato l'accesso a dati e campioni completi, come ha affermato il direttore generale dell'OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus in una rara critica pubblica alla CinaLink esterno. Secondo Tedros, la mancanza di trasparenza di Pechino ha ostacolato l'OMS, che ha inviato un gruppo di ricercatori e ricercatrici indipendenti a Wuhan a gennaio e febbraio per svolgere indagini approfondite. Ma il gruppo ha trascorso i primi 14 giorni in quarantena discutendo con gli esperti cinesi via video chat, secondo il resoconto della missione dell'OMS. Questo ha lasciato solo altre due settimane per le ricerche sul campo, che sono state tutte pre-pianificate per poter assicurare il distanziamento e il monitoraggio delle condizioni di salute.

Alla fine, nonostante la difficile collaborazione con il governo cinese, l'OMS ha respinto l'ipotesi dell'incidente di laboratorio nel suo studio globale sulle origini del SARS-CoV-2Link esterno, etichettandola come "estremamente improbabile" sulla base di dati incompleti.

Tedros ha in seguito riconosciuto che la teoria dell'incidente di laboratorio era stata esclusa prematuramente, e Peter Ben Embarek, lo scienziato danese che ha guidato l’indagine scientifica dell'OMS in Cina, ha recentemente ammessoLink esterno che i funzionari cinesi hanno fatto pressione sul suo team affinché si lasciasse cadere l’ipotesi.

Sulla scia di tali rivelazioni e dei dati incompleti dello studio, alcuni stati membri dell'OMS - tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Canada e Australia - hanno duramente criticatoLink esterno l'organo sanitario dell’ONU con sede a Ginevra per la sua negligenza e la Cina per la sua mancanza di cooperazione e l'occultamento dei dati. Anche la comunità scientifica ha fatto sentire la propria voce quando un gruppo di 17 ricercatori da tutto il mondo - tra cui Richard Neher, professore ed esperto di evoluzione dei virus presso l’Università di Basilea - ha invocato il proseguimento delle indagini in maniera più obiettiva e trasparente in una lettera pubblicata su ScienceLink esterno lo scorso maggio.

Nella lettera, i firmatari sostengono che "le due teorie [il salto di specie e l'incidente di laboratorio] non sono state prese in considerazione in modo equilibrato", nonostante nessuna delle due sia supportata da risultati chiari. "Dobbiamo prendere sul serio entrambe le ipotesi finché non avremo dati sufficienti", dice Neher a SWI swissinfo.ch.

Questione di probabilità

Lo studio globale dell'OMS ha identificato quattro possibili vie di trasmissione del virus dal presunto animale d'origine (il pipistrello ferro di cavallo) a noi: la diffusione zoonotica diretta (dai pipistrelli direttamente all'uomo, considerata probabile), l’introduzione attraverso un ospite intermedio (dai pipistrelli a un altro animale e poi all'uomo, considerata molto probabile), la catena alimentare del freddo (come i prodotti surgelati e congelati, considerata possibile) o un incidente di laboratorio (considerata estremamente improbabile).

L'ipotesi dell'ospite intermedio è considerata molto probabile perché, sebbene sia noto un coronavirus dei pipistrelli geneticamente vicino al SARS-CoV-2, la distanza genetica tra i due virus è di diversi decenni. Questo suggerirebbe "un anello mancante", cioè un animale appartenente a un'altra specie che ha fatto da "ponte" tra gli esseri umani e i pipistrelli, si legge nel rapporto dell'OMS. Animali come il pangolino, il visone o lo zibetto sono stati ritenuti dei candidati possibili, essendo suscettibili ai coronavirus, ma l’ospite intermedio deve ancora essere identificato definitivamente.

"Ma potrebbe non esserlo mai", sostiene Eckerle. La virologa spiega che rintracciare l'origine di un virus è impegnativo e richiede tempo. "La ricerca può richiedere anni, com’è stato per il SARS-CoV-1, e la popolazione animale ospite potrebbe essere già estinta", afferma.

Nel caso dell'epidemia di SARS del 2002-2004, i ricercatori hanno impiegato circa quattro mesiLink esterno per identificare gli zibetti come ospite intermedio, ma più di dieci anni per trovare, in una grotta remota, la popolazione di pipistrelli ferro di cavallo che ospitava tutti i componenti genetici del virus. Eckerle non è dunque sorpresa che il rapporto dell'OMS non abbia fornito risultati più risolutivi sull'origine del SARS-CoV-2, data la complessità dell'indagine.        

Ciò che è risaputo, tuttavia, è che molti dei virus attualmente in circolazione sono frutto di zoonosi, e cioè di malattie che si trasmettono dagli animali all'uomo e viceversa. Si tratta di un fenomeno destinato ad aumentare a causa di attività umane come la deforestazione e l'allevamento intensivo, che danneggiano gli habitat animali. Invece, gli incidenti di laboratorio sono rari, dice Eckerle. Nei suoi 10 anni di carriera, la virologa sostiene di non aver mai vissuto in prima persona né assistito a un incidente durante un esperimento. "È molto più facile cercare un capro espiatorio in modo da non dover ammettere che il nostro stile di vita potrebbe aver contribuito in larga parte a questa pandemia", afferma.

Neher, l'autore della lettera su Science, riconosce che la probabilità che le epidemie siano generate da zoonosi è più alta, ma sottolinea che gli incidenti di laboratorio sono già accaduti in passato.      

"Data la coincidenza che a Wuhan si trova un laboratorio che studia i coronavirus, questa possibilità non dovrebbe essere scartata", sostiene l'esperto, citando l'assenza di prove che dimostrino il contrario. L’Istituto di virologia di Wuhan (WIV) è uno dei numerosi siti nel mondo che lavorano in un ambito molto delicato come la ricerca sui coronavirus e che conservano un database di campioni e sequenze del virus.

La Svizzera, per esempio, ospiterà il primo centro globale dell'OMS per conservare, analizzare e condividere virus e altri agenti patogeni con potenziale epidemico o pandemico. Leggete di più:

Secondo un rapporto dell'intelligence statunitenseLink esterno, tre ricercatori dell’istituto si sarebbero recati in ospedale nel novembre 2019 dopo essersi ammalati di una malattia simile all'influenza. Questa teoria suggerisce che i membri del personale abbiano contratto il virus a causa di dispositivi di protezione difettosi o di misure di sicurezza insufficienti prima di diffonderlo in tutta Wuhan. Tuttavia, il WIV non ha reso pubblica alcuna cartella clinica che possa confermare o smentire questa circostanza.

Secondo alcune dichiarazioni e documenti, una parte degli esperiementi sui coronavirus condotti al WIV venivano effettuati al livello di sicurezza BSL-2, invece che BSL-3. In passatto, gli standard di sicurezza dell'istituto avevano già allarmato le autorità statunitensi.

La teoria della fuga del virus dal laboratorio di Wuhan potrebbe essere archiviata se si trovasse l'ospite intermedio, afferma Neher. Lo scienziato sottolinea che, nonostante l'intensa ricerca del virus negli animali d’allevamento e in natura per individuare un legame plausibile con il coronavirus umano, “finora non è stato trovato nessun virus strettamente correlato”.

Conflitti di interesse e genomi sospetti 

Diversi elementi sull’indagine dell'OMS a Wuhan e sulla natura stessa della Covid-19 hanno sollevato nuove domande su una possibile fuga del virus dal laboratorio. Il primo riguarda la presenza di Peter Daszak, presidente della EcoHealth Alliance di New York, nel gruppo di scienziati "indipendenti e senza conflitti di interesse" selezionati dall'OMS per portare avanti l’investigazione a Wuhan sull’origine del coronavirus.

La EcoHealth Alliance di New York aveva infatti finanziato la ricerca sui coronavirus condotta da Shi Zheng-li, una delle scienziate di punta del WIV soprannominata "Bat Woman" dai media per il suo lavoroLink esterno sui coronavirus dei pipistrelli. Inoltre, Daszak aveva firmato una lettera pubblicata sul LancetLink esterno proprio all'inizio della pandemia, condannando l'ipotesi dell'incidente di laboratorio e spingendo i suoi colleghi scienziati a fare lo stesso.

Oltre a ciò, Pascal Meylan, infettivologo e professore onorario all'Università di Losanna, definisce una particolare caratteristica del coronavirus "un po' sospetta", in relazione alla teoria che il virus possa essere stato manipolato prima della sua fuga accidentale.

Non solo il SARS-CoV-2 presenta nella proteina Spike un sito di scissione della furina, un enzima preposto al taglio delle proteine presente sulla superficie delle cellule umane, dice Meylan, ma contiene anche due aminoacidi di arginina, identificati dalla tripletta di codoni nucleotidici CGG (cioè il linguaggio dell'acido nucleico che specifica gli aminoacidi). Questa tripletta, infatti, è comune nelle cellule umane ma si trova raramente nei coronavirus selvatici dei pipistrelli.

Entrambe queste caratteristiche suggerirebbero che il virus possa essere stato manipolato in laboratorio, utilizzando cellule umane coltivate in coltura e topi umanizzati. Mentre molti specialisti di coronavirus hanno confutato questa teoriaLink esterno, dicendo che diversi membri dei coronavirus legati alla SARS possiedono siti di scissione della furina, altri l'hanno definita una "pistola fumante".

"Non è una prova, ma è un po' sospetto che ci siano questi due codoni di arginina tipicamente umani in mezzo ai codoni tipici dei coronavirus", ha detto Pascal Meylan a SWI swissinfo.ch.

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