Pallone e intolleranza La deriva razzista che inquina il calcio italiano

Di Enrico Marra

Negli ultimi mesi gli episodi di razzismo nel mondo del pallone si sono moltiplicati. Un fenomeno che non risparmia neppure i calciatori più piccoli.

striscione con scritta vietato ai razzisti

VAR: Vietato ai razzisti. La manifestazione della squadra dell'Aurora Desio dopo un atto di razzismo di cui è rimasto vittima uno dei pulcini.

tvsvizzera

"Stai meglio al giardino zoologico li m... tua", "Maledetto scimmione", "Negro". Questi alcuni esempi delle offese rivolte al calciatore brasiliano della Roma Juan Jesus sui social network in settembre. Negli stessi giorni, durante la partita Verona-Milan, il calciatore ivoriano Franck Kessié viene bersagliato da "buuu" razzisti. A Cagliari lo stesso trattamento è rivolto all’attaccante belga dell'Inter Romelu Lukaku.

Per arrivare al caso di Mario Balotelli che scaglia il pallone in tribuna dopo aver sentito piovere i soliti cori razzisti contro di lui, sempre al Bentegodi di Verona. Episodio punito con la chiusura di un settore dello stadio e il Daspo al capo ultrà veronese Luca Castellini fino al 2030.

Alcuni tifosi del Verona sono tornati alle cronache anche in questi giorni per un video rimbalzato sui media in cui, all’interno di un pub, boccale di birra alla mano, cantano allegramente "niente negri" sulle note di "In the Navy", celebre brano dei Village People.

Scene che si perpetuano inquinando il calcio, che riflettono un clima sociale incattivito e certificano una preoccupante deriva razzista.

Non sono risparmiati neppure i più piccoli

Il fondo si è toccato a Desio un piccolo comune in provincia di Milano. In una partita del campionato provinciale, nella categoria dei Pulcini. Ben distante dai riflettori del calcio dei professionisti. Un calciatore di 10 anni è stato definito "sporco negro" dalla mamma di uno dei suoi avversari che guardava la partita dagli spalti. L’episodio ha scatenato la reazione indignata dell’intera comunità.

La domenica successiva si è organizzata una giornata contro il razzismo a cui a hanno partecipato oltre cento società sportive anche estere. 

VAR, vietato ai razzisti. Tre parole, ferme, su uno striscione portato dai Pulcini della squadra Aurora Desio attraverso il campo fin sotto gli spalti dello stadio, lo scorso 10 novembre, hanno rimesso le cose nel loro ordine naturale. Lo sport, il gioco, l’amicizia, la festa.

Eventuali altre intenzioni o distorsioni, in questa occasione, non hanno trovato posto nello stadio.

Un calcio al razzismo

Si è giocata la replica della partita in cui il piccolo calciatore dei Pulcini della squadra Aurora Desio - mentre era in trasferta al campo della Sovicese - è stato offeso con l’insulto razzista ‘sporco negro’.

Il piccolo non ha partecipato alla manifestazione. I genitori, invece presenti ma che vogliono mantenere l’anonimato, non lo hanno portato per proteggerlo da tutta questa storia. Allo stadio erano presenti telecamere e cronisti. 

L’Aurora Desio ha schierato entrambe le squadre per l’evento. Juniores in campo e Pulcini, stavolta, in tribuna a fare il tifo. I calciatori avevano i volti dipinti con strisce nere e indosso le maglie con scritto ‘l’unica razza che conosco è quella umana’.

Un’atmosfera positiva, quella che sarebbe dovuta esserci anche la volta precedente.  

Il calcio d’inizio lo ha dato Momo un calciatore diciassettenne di origini africane di un’altra squadra, il Melzo, un comune poco distante, sempre in Brianza. Un gesto simbolico perché anche Momo, negli stessi giorni, ha subito insulti razzisti durante una partita ed è stato pure picchiato dal padre di un suo avversario quando, stanco di essere ripetutamente offeso, ha tentato di difendersi.

La partita antirazzista di Desio

I big del calcio impotenti contro il razzismo

La palla in tribuna di Balotelli per gli ululati razzisti, culmine di una lunga serie manifestazioni di intolleranza e di aggressioni, ha prodotto una eco internazionale che ha scosso i vertici del massimo campionato. Gli strascichi di quell’episodio continuano a trascinarsi e ingarbugliarsi.

I principali club, sollecitati dalla situazione che minaccia di sfuggire di mano, si sono riuniti sottoscrivendo un documento per l’impegno comune a inasprire la lotta al razzismo. Anche la FIGC, la federazione italiana giuoco calcio è intervenuta spronando la Lega Serie A, il maggiore campionato, a dare il maggiore contributo alla lotta al razzismo.

La Lega Serie A, tempestivamente, ha annunciato una campagna di lotta al razzismo che partirà entro fine febbraio, ma che ha però avuto un esordio zoppicante.

L’Ad della Lega è stato costretto a scusarsi già due volte per il ‘caso’ Balotelli. In un primo momento per aver dichiarato di silenziare i cori razzisti spegnendo semplicemente i microfoni orientati verso le curve ed in secondo luogo per la scelta dell’immagine simbolo della campagna contro il razzismo, un quadro raffigurante tre scimmie.

immagine raffigurante tre scimmie

Il controverso manifesto scelto per la campagna contro il razzismo.

Ansa

Un paradosso trattandosi dell’accostamento usato proprio dai tifosi per offendere i calciatori di colore.

Romelu Lukaku, l’attaccante belga dell'Inter, ha riassunto questo stallo in poche parole: "Non hanno la minima idea di cosa fare in relazione al tema del razzismo nel calcio".

Sulla questione razzismo, è intervenuto anche Claudio Lotito, presidente della Lazio dal 2004, che recentemente si è espresso così davanti ai giornalisti della stampa estera a Roma:


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