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La Svizzera, un atout finanziario per l'arte contemporanea

Il CAC di Ginevra non nasconde il suo passato industriale. David Gagnebin-de Bons

Nominato di recente alla guida del centro d'arte contemporanea di Ginevra, l'italiano Andrea Bellini intende rinnovare il funzionamento di questa istituzione. La sua tesi? Una Svizzera economicamente stabile può sostenere le ambizioni culturali ed è garanzia di qualità artistica.

Questo contenuto è stato pubblicato il 26 giugno 2012 - 15:05
Ghania Adamo, swissinfo.ch

Un lieve odore di olio a motore mi avvolge quando attraverso il portone dello stabile d'arte contemporanea di Ginevra (BAC).

Qui il passato ha lasciato le proprie tracce. Inaspettate, riemergono qualche passo più in là nella corte interna attraversata da una ferrovia. Binari finissimi solcano il suolo. Un tempo servivano alla circolazione di carrelli utilizzati per trasportare gli utensili da lavoro. Il BAC li ha salvaguardati: impossibile rinnegare le proprie origini.

Fino agli anni Settanta il BAC è stato un centro industriale, gestito dalla Società ginevrina di strumenti fisici. Oggi ospita tre istituzioni culturali: il Centro per la fotografia, il Museo d'arte moderna e contemporanea (MAMCO) e il Centro d'arte contemporanea (CAC).

Fondato nel 1974, il CAC è stato il primo centro nella Svizzera romanda consacrato all'arte contemporanea. Nello stesso periodo, altre strutture dello stesso tipo sono spuntate un po' ovunque in Svizzera, nei locali di vecchie fabbriche o di edifici storici.

Creazione e innovazione

Contrariamente a un museo, il CAC non ha una collezione privata. Organizza esposizioni e offre agli artisti contemporanei uno spazio di produzione, ricerca e sperimentazione. Questo almeno è stato il ruolo promosso finora dai tre direttori artistici. Il quarto entrerà in funzione il primo settembre. Il suo nome? Andrea Bellini, cittadino italiano e successore di Katya Garcia Anton, partita un anno fa.

Storico e critico d'arte, Andrea Bellini ha lavorato tra l'altro come co-direttore e curatore del Museo d'arte contemporanea del Castello di Rivoli, celebre istituzione culturale torinese. Un posto dal quale si è appena dimesso, con un misto di tristezza ed entusiasmo.

Tristezza per aver dovuto abbandonare il castello dove i sussidi statali, ridotti all'osso, frenano ormai ogni ambizione. Ma allo stesso tempo entusiasmo all'idea di riprendere le redini di un'istituzione svizzera, nella quale avrà più margine di manovra.

Generosità statale, curiosità del pubblico

Raggiunto al telefono a Torino, Andrea Bellini non nasconde la sua gioia. «In Svizzera i centri d'arte contemporanea godono di un eccellente livello di programmazione. E questo ha una spiegazione: la generosità delle autorità pubbliche e la curiosità del pubblico. La Svizzera è uno dei paesi che investe di più nell'arte contemporanea perché crede in questa espressione culturale, considerata da molti come di difficile accesso».

Un privilegio dunque per Andrea Bellini, che vede nella stabilità economica elvetica la garanzia di una qualità artistica che un'Europa in crisi fatica a sostenere. In campo artistico, i tagli finanziari sono drastici e le proteste che li accompagnano drammatiche. Lo testimonia la reazione del direttore del Museo d'arte contemporanea di Casoria, vicino a Napoli, che dalla scorsa primavera ha iniziato a bruciare la sua collezione, pezzo dopo pezzo. Un gesto disperato che Andrea Bellini comprende, pur trovandolo «situazionista».

«Ognuno si ribella a modo suo, spiega. Lasciando Castello di Rivoli ho voluto, da parte mia, dare un segnale politico. Ho avuto la fortuna di essere ingaggiato al CAC. Un'opportunità che non mancherò di sfruttare appieno».

Interdisciplinarietà

In che modo? Bellini intende ampliare le prospettive artistiche e favorire l'interdisciplinarietà. Il nuovo direttore è stato ingaggiato con un contratto a durata indeterminata e in queste condizioni i sogni diventano realizzabili.

«Oggi l'arte contemporanea va in tutte le direzioni. È molto diversificata. Vorrei dunque poter approfittare di questa diversità, aprendo il CAC ad artisti visivi che – nelle loro opere – prendono ispirazione dal teatro, dalla danza, dal cinema o dalla musica», spiega Bellini.

Per questa apertura culturale, il 41enne intende portare una ventata d'aria fresca in tutta la casa. «La coabitazione con il MAMCO e il Centro di fotografia rendono ancor più necessaria la costruzione di un'identità propria al CAC, autonoma e originale», s'infiamma Andrea Bellini.

Artisti di tutti i generi

Esporre le opere di artisti emergenti di ogni origine – come fatto finora dal CAC – non basta più a dare al centro un tocco d'avanguardia. Agli occhi del nuovo direttore, bisogna spingersi oltre. «La ricchezza intellettuale di Ginevra in particolare, e della Svizzera in generale, mi permetteranno di collaborare con coloro che definisco "irregolari"».

Un termine che si riallaccia a scrittori, insegnanti o filosofi che non appartengono forzatamente a questo ambiente culturale ufficiale e che per questo hanno uno sguardo molto personale, perfino radicale, sull'arte contemporanea.

A questi artisti, Bellini farà ricorso per la sua «programmazione parallela», caratterizzata da conferenze, incontri e dibattiti che andranno ad arricchire il ventaglio di esposizioni d'artisti locali e internazionali. «La cultura contemporanea è ampia e complessa. Vorrei metterla in evidenza».

Andrea Bellini

Nato in Italia nel 1971, Andrea Bellini è curatore, storico e critico d'arte.

Laureatosi in filosofia e storia dell'arte, ha riservato un'attenzione particolare agli artisti di nuova generazione.

Dal 2003 al 2007 ha lavorato come caporedattore per la rivista Flash Art International a New York.

Ha diretto la fiera internazionale d'arte contemporanea, Artissima, dal 2007 al 2009.

A partire dal 2009, ha co-diretto il Museo Castello di Rivoli di Torino, dal quale ha recentemente dimissionato.

Il 1° settembre 2012 entrerà in funzione al CAC.

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Nuovi talenti

Il Centro d'arte contemporanea di Ginevra (CAC) espone le opere di artisti locali e internazionali, offrendo loro uno spazio di ricerca.

A differenza di un museo, il CAC non ha collezioni private.

Da 30 anni, anticipa le correnti, scopre nuovi talenti e presenta artisti svizzeri o stranieri agli inizi della loro carriera.

Al suo attivo ha più di 300 opere pionieristiche con personalità come  Joseph Beuys, Olaf Breuning, Gilbert & George, Nan Goldin, Pipilotti Rist e Ugo Rondinone.

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