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Congresso straordinario Infantino è il nuovo presidente della FIFA



Il neoeletto presidente della FIFA Gianni Infantino al secondo turno di votazione può esultare.

Il neoeletto presidente della FIFA Gianni Infantino al secondo turno di votazione può esultare.

(Keystone)

Con 115 voti, Gianni Infantino è stato eletto oggi alla presidenza della FIFA per il periodo 2016-19. L'antagonista diretto dell'italo-svizzero, lo sceicco del Bahrein, Salman Al Khalifa, ne ha ottenuti 88. Infantino è il terzo svizzero a presiedere la FIFA.

È dunque un altro vallesano, che per ironia della sorte è nato in una località vicina, che pone fine al lungo regno di Joseph Blatter, durato dal 1998 alla fine di dicembre 2015. Prima di lui c’era stato un altro svizzero che aveva tenuto le redini della FIFA, ma solo ad interim per sei mesi: Ernst Thommen, subentrato nel 1961 al britannico Arthur Drewry, che era morto.

"Cari amici, come dirvi, come esprimervi ciò che provo in questo momento? Ho effettuato un periplo eccezionale che mi ha permesso di incontrare persone fantastiche, che respirano calcio e meritano una FIFA rispettata", sono state le prime parole di Infantino, dalla tribuna dell’Hallenstadion, dopo aver formalmente accettato l’elezione.

L’ex segretario generale della UEFA ha quindi promesso: "Sarò il presidente di tutti, il presidente delle 209 federazioni. Voglio lavorare con tutti voi per ripristinare l'immagine, al fine di ricostruire una FIFA il cui cuore sarà il calcio. Abbiamo passato momenti difficili, attraversato delle crisi, ma è finita!"

Congratulazioni delle autorità svizzere

Il ministro svizzero dello sport Guy Parmelin, il governo vallesano e la città di Briga si sono congratulati con Gianni Infantino per l'elezione alla presidenza della FIFA.

Guy Parmelin, in una breve nota diffusa in serata, augura il meglio a Infantino "per l'impegnativo compito" che lo attende. Il ministro elvetico auspica che gli attuali problemi giuridici della FIFA possano essere rapidamente chiariti sotto la nuova presidenza e che con questo cambio ai vertici si ottenga maggiore trasparenza e maggior risalto per il calcio stesso.

Il neoeletto, cresciuto nella località altovallesana di Briga, "saprà raccogliere le sfide che lo attendono", ha detto all'ats il presidente del governo cantonale Jacques Melly. "Gianni Infantino possiede le competenze, la professionalità, l'esperienza e il senso del dialogo necessari ad assumere completamente le responsabilità di un incarico pesante, ma allo stesso tempo esaltante", ha aggiunto.

Dal canto suo Briga, città dove è nato e dove ha frequentato le scuole dell'obbligo, ha manifestato "tutta la sua gioia, la soddisfazione e la fierezza" per quest'elezione. Il municipio è intenzionato ad organizzare un ricevimento ufficiale in onore di Infantino.

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Lotta all'ultimo voto

Per l'elezione sono stati necessari due turni, che hanno tenuto tutti con il fiato sospeso fino all'ultimo. L'avvocato vallesano 45enne al primo turno era già in testa, ma solo tre voti lo separavano dal 40enne sceicco del Bahrein.

Gli altri due candidati, il principe giordano Ali bin Al Hussein (unico sfidante di Joseph Blatter nell’elezione del 2015) e il francese Jérôme Champage (ex vicesegretario generale della FIFA), al primo turno avevano raccolto rispettivamente 27 e 7 voti. Troppo pochi per rientrare in gioco. L’uomo d’affari sudafricano Tokyo Sexwale ha deciso dal canto suo di gettare la spugna ancor prima dell’elezione.

Ognuna delle 207 federazioni calcistiche nazionali che fanno parte della FIFA, riunite venerdì all’Hallenstadion di Zurigo,  aveva diritto a un voto. Indonesia e Kuwait sono sospese e non hanno partecipato allo scrutinio.

Se per il primo turno era necessario ottenere due terzi dei voti (138), per il secondo bastava la maggioranza semplice. L’esito appariva però incerto, vista la differenza minima tra i due principali sfidanti e il fatto che gli altri due hanno deciso di ripresentarsi. Tuttavia, al secondo turno il principe giordano ha raccolto solo 4 voti e il francese è rimasto completamente a bocca asciutta.

Due sfidanti

Nel discorso prima del voto, Infantino ha promesso di ridistribuire il 25% delle entrate della FIFA alle federazioni. “La FIFA genera un fatturato di cinque miliardi di dollari. È normale che non riesca a riversare alle federazioni 1,2 miliardi? Sono soldi vostri, ha detto rivolto ai presenti, non soldi del presidente”. Sul periodo 2011-2014, il fatturato della FIFA ha raggiunto i 5,7 miliardi di dollari.

Avvocato di origini calabresi, poliglotta, Infantino è un profondo conoscitore del mondo del calcio. Alle sue spalle ha 15 anni di esperienza negli ingranaggi dell’UEFA, di cui sette in qualità di segretario generale. La Federazione europea è stata la prima a schierarsi al suo fianco, appena naufragata la candidatura del presidente Michel Platini.

Il suo rivale, Salman Al Khalifa, è attualmente a capo della Federazione asiatica (Afc) dal 2013. Sulla sua candidatura pesava però l’accusa di violazione dei diritti umani, per aver represso con la violenza le proteste del 2011 in Bahrein. Una ventina di persone ha manifestato davanti all’Hallenstadion di Zurigo, accusando Salman di essere un “dittatore”. 

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Contrariamente a Infantino, nel suo discorso Salman al-Hkalifa si è astenuto dal fare promesse numeriche, “per non ipotecare l’avvenire della FIFA a scopi elettorali”, ma ha lanciato un appello “alla solidarietà per aiutare le nazioni più piccole”. 

Approvato un pacchetto di riforme

Nel tentativo di cambiare l’immagine del calcio mondiale, la FIFA ha adottato venerdì a larga maggioranza una serie di riforme, che toccano in particolare la separazione dei poteri e la trasparenza.

Il comitato esecutivo cambierà nome e sarà ampliato a 37 membri. Il nuovo consiglio della FIFA, che conterà una maggior presenza femminile, si occuperà essenzialmente di decisioni strategiche sul calcio, mentre il lato operativo (contratti tv, negoziati per gli sponsor) sarà svolto dall’amministrazione, per evitare conflitti d’interessi.

Le federazioni hanno inoltre deciso di porre un limite a tre mandati di quattro anni per le funzioni dirigenziali e di rendere pubblici gli stipendi del presidente e di tutti gli altri dirigenti della FIFA. 

Scandali a ripetizione

Dopo 18 anni di regno Blatter, la FIFA si appresta a voltare pagina. Ma riuscirà il nuovo presidente a riformare la federazione e a ridarle credibilità? È questo il grande interrogativo che si pone venerdì.

Da nove mesi, l’istanza suprema del calcio vive infatti al ritmo degli scandali di corruzione che hanno portato all’apertura di una serie di inchieste e a diversi arresti.

La bufera in seno alla FIFA è scoppiata il 27 maggio 2015. Su mandato della giustizia americana, la polizia svizzera ha arrestato sette dirigenti del calcio internazionale, sospettati di aver accettato bustarelle per oltre 150 milioni di dollari. È l’inizio di un’operazione su larga scala che ha portato finora all’apertura di indagini contro 39 dirigenti e due società.

I sospetti di corruzione riguardano anche l’attribuzione dei Mondiali del 2006 alla Germania e quelli del 2010 al Sud Africa. La giustizia svizzera sta invece indagando sull’attribuzione della Coppa del mondo 2022 al Qatar: un dossier che darà non poco filo da torcere al nuovo presidente, chiamato a fare chiarezza.

Gli scandali hanno colpito in pieno volto anche lo stesso Blatter (79 anni) e Michel Platini (60 anni), che si era candidato alla successione dello svizzero. Nel dicembre 2015, la Commissione d’etica della FIFA ha infatti sospeso i due dirigenti per otto anni, ritenuti colpevoli di “corruzione e abuso”. Il caso riguarda un versamento di due milioni di franchi da Blatter a Platini, risalente al 2011, per una consulenza svolta per la FIFA tra il 1998 e il 2002.

Sepp Blatter sperava di partecipare al congresso, ma qualche giorno fa la commissione di ricorso della FIFA ha confermato la sua sospensione, ridotta a sei anni invece degli otto previsti. Lo stesso vale per Michel Platini. 

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