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Il contributo "deludente" della Svizzera per un pianeta senza emissioni

Credit: Ink Drop / Alamy Stock Photo

La Svizzera vuole raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Ma se tutti i Paesi seguissero la sua traiettoria, la temperatura del pianeta potrebbe aumentare di 4°C entro la fine del secolo.

Questo contenuto è stato pubblicato il 27 ottobre 2021 - 08:30

Oltre 130 Paesi intendono raggiungere un saldo netto delle emissioni pari a zero nei prossimi trent'anni. Questo significa che non dovranno generare più gas a effetto serra di quanto saranno in grado di assorbire gli ecosistemi naturali e le tecnologie per il sequestro del CO2 dall'atmosfera.

Tale obiettivo verrà ribadito alla conferenza delle Nazioni Unite sul clima (COP26) che si apre tra qualche giorno ed è considerato imprescindibile per limitare il riscaldamento climatico a 1,5°C rispetto ai valori preindustriali, la soglia concordata a livello internazionale nel quadro dell'Accordo di Parigi sul clima.

Anche la Svizzera si è impegnata a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Lo stesso è stato fatto dall'Unione europea e dagli Stati Uniti, tra i Paesi che emettono più gas serra, ma non dalla Cina e Russia, le quali si sono prefissate un orizzonte più lontano.

La Svizzera è particolarmente vulnerabile al cambiamento climatico. La temperatura media è già cresciuta di quasi due gradi negli ultimi 150 anni, il doppio rispetto a quella globale. L'effetto più tangibile del riscaldamento è lo scioglimento dei ghiacciaiLink esterno.

Auto elettriche e pompe a calore

La Svizzera intende ridurre del 90% le emissioni generate nei settori dei trasporti, degli edifici e dell'industria. Attualmente, il solo traffico stradale è responsabile di circa un terzo delle emissioni.

Come altrove in Europa, l'abbandono delle energie fossili presuppone l'elettrificazione della mobilità e del riscaldamento negli edifici. Nello scenario (ideale) immaginato dalle autorità elvetiche, nel 2050 circoleranno 3,6 milioni di automobili elettriche a batteria, contro le circa 70'000 di oggi. Le pompe a calore saranno 1,5 milioni, circa cinque volte di più.

>> Leggi: Le auto elettriche avanzano, ma la Svizzera è pronta?Link esterno

La corrente del futuro sarà prodotta quasi esclusivamente dalle centrali idroelettriche - che già oggi forniscono i due terzi dell'elettricità consumata in Svizzera - e a partire da altre fonti rinnovabili, in particolare il sole. La produzione fotovoltaica dovrebbe passare da 2,5 a 34 Terawattora all'anno.

"L'insufficienza della Svizzera è molto deludente".

Ryan Wilson, Climate Analytics

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La svolta necessiterà di un investimento medio di circa 13 miliardi di franchi all'anno, per un totale di 387,2 miliardi di franchi entro il 2050, secondo le stime dell'Associazione svizzera dei banchieri e dello studio di consulenza Boston Consulting Group. La cifra rappresenta circa il 2% del PIL.

Le emissioni che non possono essere ridotte, ad esempio in ambito agricolo o nel trattamento dei rifiuti, saranno invece compensate con tecnologie che sottraggono il CO2 dall'atmosfera. La Svizzera è all'avanguardia nel settore delle cosiddette emissioni negative. Nel mese di ottobre, l'azienda elvetica Climeworks ha inaugurato in Islanda il più grande impianto del mondoLink esterno in grado di filtrare l'anidride carbonica dall'aria e di immagazzinarla in maniera definitiva nel sottosuolo.

Bocciate le misure di riduzione delle emissioni

Il principale strumento della Svizzera per ridurre le emissioni è la legge sul CO2. Essa prevede tra le varie cose una tassa sull'olio combustibile e il gas naturale usati per il riscaldamento, l'obbligo di compensare le emissioni generate dal traffico e la possibilità di realizzare parte della riduzione dei gas serra all'estero.

Nel settembre 2020, il parlamento ha adottato una revisione completa della legge. In base alla nuova normativa, la Svizzera avrebbe dovuto ridurre le emissioni del 50% entro il 2030 (rispetto ai valori del 1990), di cui almeno il 37,5% sul territorio nazionale.

La legge rivista sul CO2 è però stata respinta dal popolo svizzeroLink esterno, contrario a nuove norme, inclusa una tassa sui biglietti aerei. Il governo intende ora prorogare gli strumenti dell'attuale legge, la cui scadenza è prevista alla fine di quest'anno. Una riforma più approfondita, senza nuove tasse, sarà presentata nel 2022.

La politica climatica svizzera non è abbastanza ambiziosa, denunciano le organizzazioni a difesa dell'ambiente e gli attivisti per il clima, che dopo la pausa dovuta alla pandemia hanno ripreso a manifestare nelle città di tutto il Paese. Ma le note di biasimo non vengono solo dall'interno.

Svizzera tra i Paesi che "destano preoccupazione"

Climate Analytics, un'organizzazione non governativa con sede a Berlino che si occupa di scienza e politica climatica, reputa il contributo svizzero all'Accordo di Parigi "insufficiente". Se la traiettoria elvetica venisse seguita a livello globale, la temperatura aumenterebbe di 3-4°C entro la fine del secolo, scrive l'organizzazione nella sua valutazione sulla SvizzeraLink esterno.

La Svizzera è con Australia, Brasile, Indonesia, Messico, Nuova Zelanda, Russia, Singapore e Vietnam un Paese "che desta particolare preoccupazione", secondo Climate Analytics. Da quando è stato adottato l'Accordo di Parigi nel 2015, nessuno di loro ha aumentato le proprie ambizioni per il 2030.

La Svizzera rischia di rimanere indietro rispetto ad altre ricche nazioni europee, che hanno ora obblighi climatici più stringenti nel quadro dell'obiettivo 2030 dell'Unione Europea [taglio del 55% delle emissioni rispetto al 1990], nota Climate Analytics. Per essere in linea con il suo impegno internazionale, sottolinea, la Confederazione dovrebbe puntare a una riduzione delle emissioni di almeno il 61% a livello domestico.

>> Leggi: Meno mucche ma più veicoli: la Svizzera fallisce il suo obiettivo climaticoLink esterno

L'insufficienza della Svizzera è "molto deludente", commenta Ryan Wilson, analista presso Climate Analytics, in una e-mail a SWI swissinfo.ch. "È cruciale che Paesi ricchi quali la Svizzera siano spinti ad aumentare l'ambizione dei loro obiettivi per allinearsi all'obiettivo degli 1,5°C dell'Accordo di Parigi, e che forniscano al contempo molte più risorse per aiutare i Paesi in via di sviluppo a ridurre le loro emissioni".

L'esempio viene dall'Africa

Il Gambia è l'unico Paese ad avere una politica climatica compatibile con l'obiettivo degli 1,5°C, stando all'analisi di Climate Action Tracker. Il rapporto, frutto della collaborazione tra Climate Analytics e il New Climate Institute, ha considerato 36 Paesi e l'UE.

Il più piccolo Stato dell'Africa continentale ha lanciato progetti di ripristino delle foreste, delle mangrovie e delle savane, così come la costruzione di una grande centrale solare. Il governo gambiano ha riconosciuto che la transizione verso un sistema energetico sostenibile e conveniente "è una pietra miliare per lo sviluppo socioeconomiche del Paese", scrive il CAT.

Valutazione dell'azione climatica in 36 Paesi e nell'Unione europea Climate Action Tracker
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