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Gli svizzeri all’estero non vanno più discriminati dalle grandi banche

Per Filippo Lombardi è giunto il momento di risolvere un problema che dura ormai da una decina d'anni. Keystone

Il governo deve garantire che tutti gli svizzeri all’estero possano accedere ai servizi delle banche di rilevanza sistemica e mantenere una relazione bancaria a condizioni ragionevoli. È quanto chiede una mozione del senatore popolare democratico Filippo Lombardi, accettata martedì dalla Camera dei Cantoni. 

Questo contenuto è stato pubblicato il 18 settembre 2017 - 09:00

“Per anni abbiamo sperato che il settore bancario facesse i passi necessari per evitare imposizioni giuridiche. Sono state fatte alcune promesse, ma finora non è successo quasi nulla. Ci vediamo quindi costretti a chiedere al governo d’intervenire per spingere le banche a non più discriminare gli svizzeri all’estero”, spiega Filippo Lombardi, consigliere agli Stati e vicepresidente dell’Organizzazione degli svizzeri all’estero (OSELink esterno). 

Discriminazione in corso dal 2008, ossia dall’inizio della grande crisi economico-finanziaria, che ha spinto molti Stati a inasprire le prescrizioni per lottare contro l’evasione fiscale e porre sotto controllo le transazioni finanziarie transfrontaliere. Per ridurre i rischi di pesanti sanzioni – come quelle imposte dalle autorità fiscali americane a UBS e Credit Suisse – la maggior parte delle banche svizzere hanno deciso di porre fine alle relazioni con i connazionali espatriati. Oppure si sono limitate a offrire solo alcuni servizi e a condizioni penalizzanti rispetto a quelle garantite in Svizzera. 

Una strategia che ha trasformato gli svizzeri all’estero in “cittadini di seconda classe”, agli occhi dell’OSE, che da anni si batte per ottenere una parità di trattamento in favore dei connazionali espatriati. Per lungo tempo senza successo. La settimana scorsa la Camera del popolo ha però approvato, a schiacciante maggioranza, una mozione che mira a consentire agli svizzeri all’estero di poter accedere ai servizi di Postfinance, a condizioni analoghe a quelle offerte sul mercato interno. 

La mozioneLink esterno Lombardi, accolta martedì dalla Camera dei Cantoni (camera alta) per 23 voti a 14 e 6 astenuti, si spinge ancora più lontano, dato che vuole imporre prescrizioni analoghe a tutte le banche di rilevanza sistemica – UBS, Credit Suisse, Banca cantonale di Zurigo, Raiffeisen e Postfinance – ossia gli istituti finanziari considerati troppo importanti per fallire (“too big to fail”). 

“Queste banche godono di una garanzia statale implicita in caso di rischio di fallimento, ossia di poter beneficiare di aiuti dello Stato, come è già stato il caso con il salvataggio dell’UBS nel 2008”, sottolinea Lombardi. “Crediamo quindi che queste banche, quale contropartita, dovrebbero permettere a tutti gli svizzeri all’estero di intrattenere relazioni bancarie alle condizioni usuali di mercato. La cosa migliore sarebbe che siano loro stesse a trovare una soluzione di categoria favorevole agli svizzeri all’estero, che renderebbe inutile una modifica di legge. Però, in attesa, manteniamo la pressione con queste mozioni, in modo da giungere alla soluzione di un problema che dura ormai da una decina d’anni”.

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