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Chiusi nove valichi di frontiera italo-svizzeri

L'Amministrazione federale delle dogane AFD ha annunciato mercoledì che 9 valichi doganali minori tra Italia e Svizzera sono sbarrati da subito, per incanalare il traffico di frontiera verso quelli principali. Di primo mattino, i lavoratori frontalieri diretti in Svizzera -gli unici autorizzati ad attraversare il confine dai decreti anti-coronavirus del Governo di Roma- avevano già affrontato attese più lunghe del solito, per i maggiori controlli sul versante italiano. Le guardie di confine elvetiche li avevano a loro volta intensificati martedì.

Questo contenuto è stato pubblicato il 11 marzo 2020 - 09:40
tvsvizzera.it/ri con RSI (RG, News e TG del 11.03.2020)
Secondo quanto appurato dalla Radio svizzera RSI, a essere rafforzati mercoledì sono stati in realtà i controlli sul versante italiano. Keystone / Davide Agosta

In conferenza stampa, il direttore dell'AFD Christian Bock ha precisato che al momento non è però possibile vietare l'entrata in Svizzera a cittadini italiani che si presentano alla frontiera. Si può solo raccomandare loro, se è il caso, di tornare indietro. Per respingerli serve un ordine del Consiglio federale (governo).

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Traffico lento

Code chilometriche si sono estese fin dall'alba  di mercoledì a Chiasso-Brogeda e ai valichi minori. In verità, riferisceLink esterno RSI News, già la sera precedente si erano avute le prime avvisaglie di una situazione che è esplosa tra le 5.30 e le 7.30. 

Alle dogane di Comasco, Varesotto e Verbano-Cusio-Ossola, le forze dell'ordine italiane hanno chiesto a ogni frontaliere di esibire l'autocertificazione sulla salute e il permesso di lavoro. Ciò poiché in Italia sono in vigore severe limitazioni agli spostamenti dei cittadini, autorizzati solo per comprovati motivi professionali, di salute o altre effettive necessità.

Passata la frontiera, restano attivi i posti di blocco effettuati nelle retrovie della polizia cantonale ticinese, chiamata da lunedì a supportare le guardie di confine, presidiando nodi stradali dove confluiscono più strade percorse dai pendolari.

Controllo della polizia cantonale in un punto dove confluiscono i frontalieri di più valichi. Keystone / Davide Agosta

La questione di un maggior controllo di chi entra in Canton Ticino dalla Lombardia e dal Piemonte, con l'eventualità di una chiusura almeno parziale delle frontiere, sarà al centro di un incontro previsto mercoledì pomeriggio a Berna tra i deputati ticinesi alle Camere federali e una delegazione del Consiglio federale (governo).

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Intanto Daniel Koch, responsabile della divisione malattie trasmissibili dell'Ufficio federale della sanità pubblica UFSP, è a Bellinzona per incontrare il governo ticinese.

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