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Gli svizzeri all'estero fanno un gesto per gli studenti

Nadja Leuenberger, che in passato ha partecipato al programma Erasmus, ha domandato con successo al Consiglio degli svizzeri all'estero di firmare l'appello alle autorità svizzere ed europee affinché gli studenti elvetici non siano discriminati Keystone

Le conseguenze della votazione del 9 febbraio preoccupano molto il Consiglio degli svizzeri all’estero. Riunito sabato a Berna, ha accettato di firmare una dichiarazione rivolta alle autorità svizzere ed europee che chiede di non discriminare gli studenti elvetici.

Questo contenuto è stato pubblicato il 22 marzo 2014 - 18:42
swissinfo.ch

Gli svizzeri all’estero sono direttamente interessati dalla libera circolazione delle persone in Europa. Era quindi verosimile che fossero piuttosto contrari all’iniziativa dell’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice), accettata dal popolo svizzero lo scorso 9 febbraio, che chiede di porre un limite alla libera circolazione dei cittadini europei in Svizzera.

Un’impressione confermata dai fatti. Nei nove cantoni che procedono a un conteggio separato dei voti degli svizzeri all’estero, si nota che gli espatriati hanno chiaramente respinto l’iniziativa.

Per Jacques-Simon Eggly, presidente dell’Organizzazione degli svizzeri all’estero (OSE), questo risultato non è affatto una sorpresa. «Possono notare quotidianamente la libera circolazione e i suoi effetti benefici per la Svizzera e per loro stessi. È normale che gli svizzeri all’estero votino, tendenzialmente, in modo più aperto sulle questioni di politica internazionale e migratoria», ha indicato nel suo rapporto presidenziale.

Restare vigili

Durante il dibattito, diversi membri del Consiglio hanno espresso i loro timori in merito alle conseguenze della votazione. «Il popolo ha votato e non vogliamo suscitare un dibattito politico. Ma bisogna sapere in che misura ci saranno ripercussioni sugli interessi degli svizzeri all’estero. Dato che rispettiamo i loro interessi, è bene sapere come deve agire l’OSE», ha detto un delegato.

«Per la nostra organizzazione, è importante che i diritti acquisiti non vengano rimessi in discussione», ha indicato Jacques-Simon Eggly. «Ma concretamente - ha proseguito - cosa succederà quando un espatriato ritornerà in Svizzera con la sua famiglia che non ha la cittadinanza elvetica? Saranno toccati dall’iniziativa? L’OSE rimane molto vigile di fronte a tutti questi dossier».

Invitato a esprimersi davanti all’assemblea, Henri Gétaz, a capo della Direzione degli affari europei del Dipartimento federale degli affari esteri, si è mostrato rassicurante. «La votazione del 9 febbraio solleva numerosi interrogativi. Ma è importante ricordare che l’iniziativa dev’essere applicata entro tre anni. Quindi, fino all’8 febbraio 2017, non cambierà nulla», ha spiegato.

Una volta trascorso questo intervallo, le cose sono invece molto meno chiare. «Non sappiamo come verrà applicata l’iniziativa», ha detto Henri Gétaz. «Per ora tutto è aperto. Se però limitiamo l’entrata degli europei in Svizzera, bisognerà attendersi a una reciprocità, ciò che avrà conseguenze per gli svizzeri all’estero».

Nomine

Il Consiglio degli svizzeri all’estero (CSE) ha ufficialmente confermato la nomina di Ariane Rustichelli e Sarah Mastantuoni al posto di codirettrici dell’OSE.

Le due donne erano già state designate in occasione del Congresso degli svizzeri all’estero 2013, tenutosi a Davos. Sono entrate in funzione il 1. gennaio di quest’anno.

Il CSE ha inoltre eletto Roger Sauvin (Francia) e Roberto Engeler (Italia), già tesorieri dell’OSE, nel comitato.

Rudolf Wyder, ex direttore dell’organizzazione, è stato nominato membro d’onore.

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Sostegno ai giovani

Alcuni delegati hanno tuttavia sostenuto che gli effetti della votazione sono già sin d’ora preoccupanti, visto che Bruxelles ha deciso, per ora, di escludere la Svizzera dal programma di mobilità degli studenti (Erasmus+) e da quello della ricerca (Horizon 2020).

«I problemi sono già acuti. L’unica materia prima della Svizzera sono i giovani ben formati. I giovani e la ricerca sono però i primi a subire le conseguenze del 9 febbraio. Sono molto preoccupato», ha detto un delegato attivo nella ricerca.

Elisabeth Michel, membro del comitato dell’OSE, teme che i ricercatori stranieri non vengano più in Svizzera. «I giovani pianificano più a lungo termine di tre anni. Se ne hanno l’occasione, evitano quindi la Svizzera già adesso. I problemi sono probabilmente già presenti, in forma latente. È qui che inizia la catastrofe», ha affermato.

Per dare un segnale chiaro in favore della gioventù e della ricerca, il Consiglio ha accettato con una netta maggioranza, su proposta di un delegato, di chiedere all’OSE di firmare una lettera aperta della Federazione svizzera delle associazioni giovanili.

Indirizzata alle autorità svizzere ed europee, chiede che «non siano i giovani, gli scolari, gli apprendisti o gli studenti a dover subire le conseguenze dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa».

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