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I rischi per le banche svizzere nel mirino americano

Manuel Ammann mette in guardia contro i rischi di un atto d'accusa negli Stati Uniti per delle banche svizzere zVg

I politici devono nuovamente modificare il diritto svizzero per permettere alle banche in fallo di sfuggire al cappio della giustizia americana? Per le banche, il problema così sarebbe più semplice da risolvere, dice un professore di studi bancari e finanziari.

Questo contenuto è stato pubblicato il 05 giugno 2013 - 15:29
swissinfo.ch

Per agevolare la soluzione del contenzioso fiscale tra le banche svizzere e le autorità degli Stati Uniti, il governo elvetico propone al parlamento di adottare una legge urgente. La cosiddetta "Lex USA" legalizzerebbe la trasmissione di dati da parte di banche svizzere agli Stati Uniti.

La spinosa questione è attualmente al vaglio delle Camere federali. Qualunque sia l'esito del dibattito parlamentare, Manuel Ammann, professore all'università di San Gallo, consiglia a tutte le banche che hanno aiutato clienti statunitensi a nascondere soldi al fisco americano di collaborare con Washington.

swissinfo.ch: Se il parlamento svizzero respingesse la Lex USA, senza dubbio gli Stati Uniti aumenterebbero la pressione sulle banche sospettate di aver violato la legge americana. Qual è il pericolo concreto per questi istituti?

Manuel Ammann: La cosa peggiore che potrebbe capitare ad una banca, sarebbe un atto di accusa della giustizia americana, che potrebbe persino mettere in pericolo la loro sopravvivenza. A tale procedimento si giungerebbe con grande probabilità soltanto se la banca non potesse o non volesse collaborare con le autorità statunitensi. Vale a dire se, ad esempio, non fornisse i dati richiesti dalle autorità americane o non pagasse le multe inflitte da queste ultime.

Con la prevista legge (Lex USA, Ndr.) si tratta precisamente di creare per le banche le condizioni giuridiche in Svizzera, affinché possano cooperare con gli Stati Uniti senza violare il diritto elvetico.

Freno parlamentare

La Camera del popolo il 5 giugno ha rifiutato di deliberare, finché non se ne saprà di più sull'accordo tra Berna e Washington, che permetterebbe alle banche svizzere di cooperare con le autorità americane senza violare il diritto elvetico.

Non si sa ancora quali saranno esattamente le conseguenze della decisione, che potrebbe stravolgere l'agenda del governo, il quale vorrebbe mettere in vigore la legge dal 1° luglio, per un anno. Per poterlo fare, il parlamento dovrebbe approvare il testo durante la corrente sessione che si conclude il 21 giugno.

Il ricorso alla procedura urgente è stata motivata dalla ministra delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf con il pericolo di perseguimenti che pende sulle banche svizzere negli Stati Uniti. Washington non sarebbe disposta ad aspettare oltre. D'altra parte, con la procedura urgente, si esclude la possibilità di un referendum per un anno.

(Fonte: Agenzia telegrafica svizzera, ats)

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swissinfo.ch: Ma se il parlamento rifiutasse di seguire questa via, ci sarebbe la minaccia di azioni legali contro le banche?

M. A.: Nel peggiore dei casi. Ma non è detto che si vada così lontano. È anche ipotizzabile che, ciò nonostante, le banche raggiungano un'intesa con gli americani.

swissinfo.ch: Supponiamo che una banca voglia collaborare e sia anche disposta a fornire dati sui dipendenti. Senza Lex USA violerebbe il diritto svizzero.

M. A.: È vero. A seconda di ciò che domandano gli Stati Uniti, la banca potrebbe essere costretta a violare il diritto svizzero per rispettare il diritto americano.

swissinfo.ch: Per una banca – in termini materiali – sarebbe il male minore?

M. A.: Questo, in maniera generale, è difficile da valutare. Dal punto di vista di una banca elvetica, anche una violazione del diritto in Svizzera sarebbe un grande male.

swissinfo.ch: In quali rischi potrebbe incorrere una banca che violasse il segreto bancario svizzero per rispettare il diritto americano?

M. A.: È ai giuristi che dovrebbe chiedere quali sono le sanzioni previste per questo. Al di là degli aspetti penali, le autorità di vigilanza in Svizzera potrebbero stabilire che non c'è più la garanzia di un'attività irreprensibile. Il che significa che potrebbe esserci addirittura il pericolo di una revoca della licenza anche in Svizzera. Ma questo dovrebbe essere un caso piuttosto grave. Non riesco a immaginare che ci arrivi a una tale escalation.

Ma, naturalmente, potrebbe verificarsi una situazione in cui singoli impiegati di banca si renderebbero penalmente perseguibili se collaborassero con gli americani di propria iniziativa.

swissinfo.ch: È per questo che una banca svizzera dovrebbe stare così tanto in guardia contro una denuncia della Giustizia degli Stati Uniti? Perché potrebbe perdere la licenza negli Stati Uniti?

M. A.: Assolutamente no. Questa è la cosa insolita in tutta la faccenda. La maggior parte delle banche potenzialmente interessate non hanno alcuna licenza negli Stati Uniti. Non hanno nemmeno mai messo piede sul suolo americano. Credevano di poter gestire questo affare secondo il diritto svizzero, perché non hanno alcuna attività negli Stati Uniti e quindi nulla che rientri sotto il diritto americano.

Ma è stato un grave errore di valutazione, come si constata ora. Gli Stati Uniti vogliono far valere il loro diritto a livello extraterritoriale. E questo intento adesso ha successo in Svizzera.

swissinfo.ch: Cosa dovrebbe temere da una causa della Giustizia americana una banca svizzera che non ha o non vuole una licenza negli Stati Uniti?

M. A.: Una banca di gestione patrimoniale non è un istituto autarchico. Al contrario dipende da molti altri: banche corrispondenti, borse, servizi di deposito, di clearing, eccetera. Se questi partner commerciali cessassero la collaborazione, la banca in questione non potrebbe più proseguire gli affari, perché sarebbe esclusa dal sistema finanziario.

swissinfo.ch: E i partner sarebbero obbligati a fare questo in caso di una causa legale?

M. A.: No, non obbligatoriamente. Ma potrebbe esserci una reazione a catena. Se degli istituti americani importanti non volessero più intrattenere relazioni d'affari con banche indagate, per motivi di reputazione, forse non ci sarebbero altre banche che vorrebbero prendere il loro posto.

swissinfo.ch: Ritiene che per la maggior parte delle banche una multa sarebbe meno grave, anche se questa potrebbe essere molto salata?

M. A.: Esatto. Anche se una banca potrebbe sopravvivere alla causa legale stessa, ci sarebbe il rischio di restare coinvolta per anni in un procedimento penale con conseguenze imprevedibili per la banca e le sue relazioni d'affari. Sul piano dello Stato di diritto è profondamente irritante, ma sul piano della fiducia riguardo alle attività bancarie, una simile causa ha quasi lo stesso effetto di una condanna.

Perciò le banche in simili procedimenti sono solitamente disposte ad accettare costi elevati, sotto forma di multe e indennizzi, anche se considerano di non avere agito illegalmente.

swissinfo.ch: Questi costi potrebbero essere talmente elevati da minacciare l'esistenza di qualche banca?

M. A.: Nonostante tutto, ritengo che questo sia poco probabile. Se si guardano i precedenti, come ad esempio la Banca Wegelin, la multa non era affatto un'inezia, ma non era così elevata da creare difficoltà di solvibilità a una normale banca svizzera, dato che la maggior parte delle banche svizzere in confronto aveva meno clienti americani. Diversa potrebbe essere la situazione per quelle banche che avevano una forte proporzione di clienti americani. Ma queste erano solo una manciata.

swissinfo.ch: E tra queste ultime non pensa a una banca cantonale?

M. A.: Assolutamente no.

swissinfo.ch: Un no del parlamento alla Lex USA non sarebbe la fine della piazza finanziaria svizzera?

M. A.: Non credo. Ma per le banche svizzere non sarebbe certamente più facile, perché l'adozione della Lex USA agevola la cooperazione con gli americani.

swissinfo.ch: Ma sarebbe un altro passo verso la fine del segreto bancario svizzero?

M. A.: I tempi del segreto bancario svizzero per clienti stranieri in campo fiscale sono ormai passati, indipendentemente dal fatto che la Lex USA sia adottata o meno.

Un lungo contenzioso

La controversia fiscale tra Berna e Washington sui cittadini americani che hanno nascosto averi in banche svizzere dura ormai da cinque anni. L'UBS, che per prima era stata presa di mira dalle autorità fiscali statunitensi, era riuscita a risolvere la vertenza nel 2010. Anche per gli altri istituti di credito elvetici si prospetta ora una soluzione globale. Ecco le principali tappe del conflitto.

19 giugno 2008: Bradley Birkenfeld, ex collaboratore dell'UBS, ammette davanti a un giudice di aver aiutato clienti a frodare il fisco quando era alle dipendenze della banca.

19 agosto 2009: Stati Uniti e Svizzera firmano l'accordo definitivo sulla vicenda UBS. Berna trasmetterà entro un anno i dati relativi a 4'450 conti UBS. Washington rinuncia a misure unilaterali per ottenere informazioni. Inoltre la banca paga una multa di 780 milioni di dollari.

16 novembre 2010: Dopo l'ultima trasmissione da parte della Svizzera di dati riguardanti i casi di assistenza amministrativa, l'autorità fiscale statunitense IRS ritira definitivamente l'azione civile contro l'UBS. Vuole comunque continuare ad indagare su altre banche svizzere.

Febbraio 2011: Gli USA hanno nel mirino il Credit Suisse (CS) e varie altre banche quali HSBC Suisse, le banche cantonali di Basilea e Zurigo, Julius Bär e la Banca Wegelin.

9 dicembre 2011: Il Dipartimento di giustizia americano chiede alle banche svizzere il nome dei consulenti della clientela. Il diritto elvetico vieta però la consegna diretta di documenti con nomi di dipendenti.

Gennaio 2012: Il governo elvetico decide che si possono fornire dati bancari criptati alla giustizia americana. La chiave per decifrarli dovrebbe venir consegnata solo nel quadro di una procedura di assistenza amministrativa o giudiziaria, oppure dopo una soluzione globale della vertenza fiscale. Sotto pressione la Banca Wegelin, il più vecchio istituto di credito elvetico, vende le sue attività non americane al gruppo Raiffeisen.

11 aprile 2012: Il Tribunale amministrativo federale (TAF) ferma la consegna di dati bancari agli Stati Uniti. I giudici danno ragione ad un cliente del Credit Suisse che si opponeva all'assistenza amministrativa accordata dalla Svizzera al fisco americano.

4 dicembre 2012: Stati Uniti e Svizzera siglano un accordo sull'applicazione della legge fiscale americana denominata FATCA (Foreign Account Tax Compliance Act) che dovrebbe entrare in vigore nel 2014. Gli Stati Uniti vogliono tassare i conti che le persone assoggettate a imposta negli Stati Uniti detengono all'estero.

3 gennaio 2013: La banca privata Wegelin, accusata dalle autorità americane di complicità in evasione fiscale, si dichiara colpevole e dovrà pagare una multa di 74 milioni di dollari.

29 maggio 2013: Il governo elvetico adotta un progetto di legge urgente per consentire a tutte le banche svizzere di mettere una pietra sul passato e di regolarizzare le loro relazioni con le autorità statunitensi. Il progetto di Lex USA è trasmesso alle Camere federali, chiamate ad esprimersi nella sessione estiva, che si svolge dal 3 al 21 giugno.

(Fonte: Agenzia telegrafica svizzera, ats)

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