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Giornata nera o raggiante per il turismo?

Nelle regioni di montagna le gru saranno meno onnipresenti Keystone

In pianura gli affari, in montagna la natura. Domenica i cantoni dell’Altopiano hanno detto basta alla costruzione di residenze secondarie nelle regioni montane. Per i comuni che dovranno fare i conti con questo divieto si tratta di una catastrofe economica o di un’opportunità?

Questo contenuto è stato pubblicato il 12 marzo 2012 - 17:18
swissinfo.ch

«In tutti i comuni dove la percentuale di case di vacanza è superiore al 20% non si possono più costruire residenze secondarie»: così ha deciso domenica il popolo svizzero, accettando a una corta maggioranza l’iniziativa denominata «Basta con la costruzione sfrenata di abitazioni secondarie!».

Cosa succederà ora con una residenza secondaria già pianificata e già approvata dalle autorità competenti? E cosa significa esattamente residenza secondaria? Gli appartamenti di vacanza fanno parte di questa categoria? Cosa ne sarà delle abitazioni che sottostanno alle vecchie norme e che nel registro fondiario non sono iscritte né come prima né come seconda abitazione? E come reagirà il mercato? I prezzi per le prime abitazioni crolleranno, mentre quelli per le residenze secondarie esploderanno?

All’indomani del voto, le domande sono ancora senza risposta. «Per vedere come questa iniziativa si tradurrà nei fatti, dobbiamo aspettare la legge d’applicazione federale e adattare la legislazione comunale», osserva Claudia Troncana, sindaco di Silvaplana.

Come nella maggior parte dei comuni grigionesi, anche in questa località turistica engadinese la popolazione ha respinto con una percentuale del 60% l’iniziativa. Nell’Alta Engadina non si è però aspettato l’offensiva di Franz Weber per iniziare a correggere la tendenza, afferma Troncana: «Nel 2008 abbiamo introdotto un contingentamento e in questo modo siamo riusciti a far sì che ogni anno la superficie edificata di residenze secondarie non superi 800 metri quadrati, al posto di 2'000-3'000 in precedenza».

Silvaplana è stato finora il primo e unico comune ad introdurre una tassa d’incentivazione sugli appartamenti di vacanza sfitti. Il provvedimento è combattuto attualmente davanti ai tribunali. La sentenza potrebbe avere ripercussioni a livello nazionale, poiché altri comuni stanno valutando la possibilità di introdurre una simile misura per lottare contro il fenomeno dei letti freddi.

15% di posti di lavoro in meno

«L’iniziativa avrà non solo gravi conseguenze dirette, ma anche effetti indiretti», prevede il sindaco di Silvaplana. «Per certe attività vi sarà lavoro ancora per due anni, poi all’improvviso tutto finirà». Nell’Alta Engadina ci si attende una perdita di posti di lavoro a corto termine dell’ordine del 15%.

A soffrirne non sarà solo la regione grigionese. La zona di Chiavenna, da dove provengono molti frontalieri, sarà confrontata a un grosso problema, teme Claudia Troncana. «Ci sono frontalieri che lavorano da noi da 35 anni e che hanno famiglie a carico».

Per le regioni periferiche l’iniziativa significa minori possibilità di sviluppo e un maggior rischio di vedere accelerarsi il fenomeno dell’esodo rurale.

Albergatori preoccupati

Anche tra gli albergatori l’insicurezza è grande, afferma Guglielmo Brentel, presidente dell’associazione di categoria Hotelleriesuisse.

Cosa significa il voto di domenica per gli alberghi, che spesso per sopravvivere devono dar prova di immaginazione, ad esempio offrendo anche delle residenze secondarie? «L’iniziativa sarà messa in pratica in maniera sostenibile per il turismo, oppure si butterà via il bambino con l’acqua sporca, sbagliando così obiettivo?», si interroga Guglielmo Brentel.

Gli albergatori avevano una certa simpatia per gli obiettivi dell’iniziativa. «Nelle regioni turistiche, i letti freddi sono un problema contro il quale lottiamo già da tempo».

Il turismo vive sì di natura, ma di una natura che si può toccar con mano. «Una montagna è interessante da un punto di vista turistico solo se la si può raggiungere con un mezzo di trasporto». Alberghi, ristoranti, negozi, trasporti pubblici e appartamenti di vacanza con letti caldi sono parte integrante del turismo, «se no vi sono solo prodotti di nicchia per amanti della natura, coi quali una regione di montagna non può vivere».

Perché acquistare però per mezzo milione di franchi un appartamento in una regione di montagna, utilizzato solo per alcuni giorni all’anno? Con questo denaro si potrebbero trascorrere due settimane di vacanza ogni anno per alcuni decenni in un albergo di prima categoria… «Non vi è una spiegazione razionale da un punto di vista economico. Verosimilmente si sceglie una camera d’albergo con la testa e il proprio appartamento di pancia. È un simbolo di benessere», afferma il presidente di Hotelleriesuisse.

Il turista ricerca soprattutto la comodità. «Non vuole più viaggiare con molti bagagli e preferisce avere tutto a disposizione sul posto. I cuscini devono essere gli stessi di quelli di casa». Sempre più spesso gli ospiti si fanno consegnare la cena nella loro residenza. Il catering, del resto, è in pieno boom.

Il futuro non è solo mattone

Il risultato della votazione mostra però anche che alla popolazione il paesaggio e il settore turistico stanno a cuore, afferma Beat Jans, consigliere nazionale socialista di Basilea Città. Il suo partito è stato l’unico tra i partiti di governo a sostenere l’iniziativa, anche se avrebbe preferito l’elaborazione «un controprogetto più idoneo», osserva Jans.

Il fatto che una maggioranza che vive nei cantoni dell’Altopiano obblighi una minoranza nei cantoni di montagna a bloccare le costruzioni è problematico, ma fa parte del gioco democratico, afferma il deputato. Le città, del resto, hanno anche loro dovuto fare i conti con decisioni per le quali i cantoni di montagna hanno fatto pendere l’ago della bilancia.

Secondo Jans, la campagna della lobby dell’edilizia, che chiedeva di respingere l’iniziativa per salvare il futuro delle regioni di montagna, è stata decisiva: «Sull’Altopiano, ciò ha provocato una forte reazione contraria, poiché è diventato evidente che non si può dar forma al futuro cementificando dappertutto».

Definizione rapida

Gli oppositori all’iniziativa «Basta con la costruzione sfrenata di abitazioni secondarie» chiedono che venga definita al più presto la nozione di «residenza secondaria».

La Conferenza dei governi dei cantoni alpini (Uri, Obvaldo, Nidvaldo, Glarona, Grigioni, Ticino e Vallese) domanda in particolare che venga introdotto un regime d’eccezione in alcuni casi particolari, ad esempio per le regioni strutturalmente deboli.

A tal proposito, Thomas Egger, direttore del Gruppo svizzero per le regioni di montagna, esige ad esempio che la casa famigliare di una persona emigrata in città per lavoro non venga considerata residenza secondaria.

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Costruzioni ancora possibili nel 2012

L’iniziativa permette ai comuni di approvare domande di costruzione per residenze secondarie ancora per tutto il 2012. Il rischio, però, è che in seguito i permessi siano revocati.

Il diritto transitorio è infatti una delle numerose questioni ancora aperte dopo il voto di domenica.

Il Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATEC) sta istituendo un gruppo di lavoro sul tema, ha indicato all’Agenzia telegrafica svizzera una portavoce del DATEC.

In particolare si dovrà definire il concetto di residenza secondaria e esaminare come la nuova disposizione si concilia con la recente revisione della legge sulla pianificazione del territorio.

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