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La Svizzera sostiene le poliziotte afghane

Donne poliziotto in Afghanistan, un progetto dell'ONU sostenuto dalla Svizzera Keystone Archive

Il ministero svizzero degli Affari esteri ha sbloccato circa 1,3 milioni di franchi per reclutare centinaia di donne nelle forze dell'ordine dell'Afghanistan.

Questo contenuto è stato pubblicato il 21 luglio 2006 - 11:50

Avviato dal Programma per lo sviluppo dell'ONU, si tratta di un progetto inserito in un più ampio contesto di ripristino della legge e dell'ordine.

"La sfida più grande – spiega a swissinfo Jean-Marc Clavel – è quella di trovare le donne pronte ad entrare nei ranghi del corpo di polizia ed assicurarsi che siano ben accettate e non molestate".

Clavel, direttore del programma afghano per la Direzione svizzera dello sviluppo e della cooperazione (DSC), spiega che per questo progetto – il più importante in questo settore - i fondi sono stati sbloccati all'inizio di luglio.

Il denaro sarà usato per arruolare donne poliziotto in località chiave del paese come, per esempio, nella capitale Kabul, a Mazar-el-Sahirf, Jalalabad, Herat e Kandahar. L'idea è di creare un corpo di polizia che tenga conto della prospettiva di genere, garantendo un'equa rappresentanza di donne e uomini.

Il primo gruppo di donne reclutate per le forze di polizia afgane – sette in totale – ha iniziato la formazione due anni fa. Un grande cambiamento, dunque, rispetto a quando il paese era governato dai Taliban – tra il 1996 e il 2001 - e alle donne era vietato qualsiasi tipo di educazione e di formazione.

Il Programma per lo sviluppo dell'ONU ha creato nel 2002 un Fondo per la legge e l'ordine in Afghanistan (LOFTA) con l'obiettivo di ripristinare una corpo di polizia civile, professionale e leale con il governo.

"Ma è anche importante che la visibilità dei poliziotti sia ampia, affinché si possa creare nella popolazione un senso di sicurezza e di benessere".

L'importanza dei salari

Attualmente sono duecento le donne al servizio della polizia afghana. E il personale femminile riceve lo stesso salario dei colleghi maschi. La sensibilità di genere è presente anche nel programma di formazione, che prevede informazioni sui diritti delle donne, diritto costituzionale, diritto internazionale e umanitario.

Al di là del reclutamento, il LOFTA si concentra anche sull'acquisto dell'equipaggiamento senza armi letali, la realizzazione di uffici e il pagamento dei salari. L'ONU ritiene che delle mancanze nel sistema di pagamento potrebbero indebolire la credibilità delle forze di polizia.

Ed è in questo contesto che si inserisce l'aiuto svizzero. La DSC ha contribuito alla LOFTA per la prima volta nel 2004, quando ha investito 1,2 milioni di franchi per sviluppare un sistema elettronico per il pagamento dei salari. Adesso che questo sistema è in fase di sperimentazione, la Svizzera ha ridotto i fondi a 50 mila franchi.

Nel 2005 il governo svizzero, attraverso la DSC, ha investito per l'aiuto umanitario e lo sviluppo in Afghanistan 18 milioni di franchi.

Il ritorno della tensione

Intanto la situazione in Afghanistan si sta degradando, tanto che le forze di polizia parlano di uno dei periodi più sanguinosi da quando, nel 2001, i Talebani sono stati sconfitti.

Dal mese di maggio i morti sono più di ottocento, la maggioranza dei quali militanti periti in una zona, nel sud del paese, controllata dai Talebani. Il ritorno della violenza ostacola gli sforzi di sviluppo nella regione.

swissinfo

Fatti e cifre

Nel 2005 la DSC ha destinato all'Afghanistan circa 18 milioni di franchi
I programmi di aiuto si focalizzano su:
buon governo
sviluppo rurale
assistenza coordinata
rimpatrio dei rifugiati e degli sfollati all'interno del paese
sicurezza alimentare
risorse idriche e sanità

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In breve

La DSC tiene conto, senza fare discriminazioni, delle esigenze e delle necessità di donne e uomini, sia nello specifico dei programmi e della sua organizzazione, sia a livello dei collaboratori e delle rispettive famiglie.

La DSC ha ottenuto nel 2005 il Prix Egalité, per la sua politica che privilegia l'ottica di genere (gendermainstreaming).

A partire dal 1997 la DSC s'impegna a profondere particolari sforzi volti a promuovere le pari opportunità delle donne.

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