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La Svizzera è chiamata a non dimenticare la crisi alimentare nell'Africa orientale

Nuvole in cielo, ma niente pioggia: a Borena, nel sud dell'Etiopia, non piove dal 2020. Obs/stiftung Menschen Fuer Menschen Schweiz

Il Corno d'Africa è colpito da una delle peggiori siccità degli ultimi 40 anni. È inoltre confrontato con l'esplosione dei prezzi dei prodotti alimentari. La Catena della Solidarietà, il "braccio umanitario" della Società svizzera di radiotelevisione, organizza mercoledì una giornata di raccolta di fondi per estendere i suoi aiuti sul posto.

Questo contenuto è stato pubblicato il 23 novembre 2022 - 09:47

Il sud dell'Etiopia è una delle aree più colpite dall'insolita siccità, un evento imputabile al cambiamento climatico. "Qui non piove dal 2020, quando solitamente ci sono due stagioni delle piogge all'anno", dice Amélie Courcaud, coordinatrice delle operazioni della Croce Rossa Svizzera (CRS) nel Paese.

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In questa regione naturalmente arida, dove la popolazione vive di pastorizia, le conseguenze sono devastanti. I raccolti sono infruttuosi e le mandrie sono decimate. Nella zona di Borena, dove di solito pascolano molti capi di bestiame, "non è rimasto quasi nulla", dice Amélie Courcaud. Le autorità locali stimano che l'87% del bestiame sia morto, con gravi ripercussioni anche sulla produzione di latte e carne. Le derrate alimentari sono più scarse e quindi più costose.

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"Poco più di 7 milioni di persone hanno urgente bisogno di cibo in Etiopia", spiega la collaboratrice della CRS. L'insicurezza alimentare sta iniziando a ripercuotersi sulla salute della popolazione, con sempre più casi di grave malnutrizione osservati tra i soggetti più vulnerabili quali i bambini, le donne incinte e le persone anziane. L'accesso all'acqua potabile è ancora più complicato del solito, con conseguenti casi di colera.

Agli effetti della siccità si aggiungono i numerosi spostamenti interni di popolazioni e la fragilità dell'economia, colpita dalla pandemia di Covid-19 e ora dall'alta inflazione (circa il 35% in un anno). Come molti Paesi africani, l'Etiopia dipendeva fortemente dall'Ucraina per le importazioni di grano, il cui prezzo e disponibilità sono stati colpiti dalla guerra.

"In febbraio, un chilo di grano costava 0,50 franchi svizzeri. In giugno, il prezzo è salito a 1,15 franchi e oggi sfiora i 2 franchi", spiega Amélie Courcaud. Per quanto riguarda il mais, necessario per nutrire gli animali, il prezzo è aumentato del 60%, rileva.

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Richiesta di maggiori aiuti

Le organizzazioni umanitarie avvertono che la situazione è critica in tutto il Corno d'Africa, quindi non solo in Etiopia, ma pure in Somalia e Kenya. "Si tratta di un disastro come non ne abbiamo mai visti negli ultimi quarant'anni", hanno affermato diverse persone di alto rango delle Nazioni Unite in una dichiarazione congiuntaLink esterno del 18 novembre.

Almeno 36 milioni di persone nei tre Paesi stanno soffrendo per gli effetti della prolungata siccità e quasi 21 milioni di persone sono in condizioni di grave insicurezza alimentare, l'ultimo stadio prima della carestia. "Eppure l'attenzione del mondo è altrove", lamentano i funzionari e le funzionarie dell'ONU. "L'attenzione dei donatori e del pubblico in generale è focalizzata sulla crisi in Ucraina; purtroppo, non è solo in Ucraina che le persone soffrono le conseguenze della guerra", aggiunge Amélie Courcaud.

Le Nazioni Unite affermano che "il mondo non può permettersi di ignorare la siccità nel Corno d'Africa" e chiedono un aumento "significativo" degli aiuti umanitari. In risposta a questa "crisi dimenticata", la Catena della Solidarietà, che sta già finanziando diversi progetti in loco, organizza mercoledì 23 novembre una giornata di raccolta di fondi in Svizzera. La fondazione umanitaria, legata alla Società svizzera di radiotelevisione SSR (di cui fanno parte anche SWI swissinfo.ch e tvsvizzera.it), spera di dare alle organizzazioni partner i mezzi per estendere i loro aiuti.

Come fare una donazione?

Le donazioni possono essere effettuate direttamente online sul sitoLink esterno della Catena della Solidarietà o sul suo conto postale (CH82 0900 0000 1001 5000 6) con la dicitura "Africa orientale di fronte alla fame". Dall'apertura del conto per la siccità in Africa in aprile, la Catena della Solidarietà ha donato oltre 1,8 milioni di franchi in favore di progetti locali. Gli aiuti sono attuati da diverse ONG svizzere, tra cui la CRS, Helvetas e Caritas.

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>> Clicca sul banner seguente per fare una donazione:

Finanziare l'adattamento e la resilienza

In Etiopia, il progetto della CRS si concentra sull'accesso al cibo, all'acqua potabile, ai medicinali e all'igiene, spiega Amélie Courcaud. In particolare, l'organizzazione sta distribuendo kit per il trattamento dell'acqua e denaro direttamente a circa 3'000 famiglie, che vengono aiutate ad utilizzarlo al meglio. Le famiglie beneficiarie vengono selezionate in base a diversi criteri di vulnerabilità quali il livello di reddito o la presenza di persone a carico nel nucleo familiare.

"Versiamo loro l'equivalente di 350 franchi in tre rate", spiega la coordinatrice. "Con questa somma possono acquistare cibo, prodotti per l'igiene e coprire le necessità di base per diversi mesi". L'organizzazione s'impegna anche a contrastare la proliferazione di malattie occupandosi della cremazione delle numerose carcasse di animali, un compito tanto cruciale quanto delicato in una regione in cui la gente vive a stretto contatto con le proprie bestie.

Amélie Courcaud spiega che la CRS sarebbe in grado di estendere l'assistenza a un numero maggiore di persone, ma attualmente non dispone dei fondi necessari. Aggiunge che con un maggior numero di donazioni, l'ONG potrebbe andare oltre l'aiuto di emergenza, uscire dalla "modalità di sopravvivenza" e intervenire con un'azione a più lungo termine, aiutando le famiglie ad adattarsi alle crisi future.

>> Leggi: La storia della Catena della solidarietàLink esterno

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Traduzione dal francese di Luigi Jorio

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