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La scuola, per non dimenticare la Shoah

Poco dopo la liberazione, giovani sopravvissuti Keystone Archive

Giovedì il mondo commemora il 60° anniversario della liberazione del campo di Auschwitz. Al giorno della memoria partecipano anche scuole svizzere.

Questo contenuto è stato pubblicato il 26 gennaio 2005 - 11:45

Segretaria generale del coordinamento intercomunitario contro l’antisemitismo e la diffamazione (CICAD), Johanne Gurfinkiel ritiene fondamentale il ruolo della scuola.

Dal 2004 la Conferenza dei direttori cantonali della pubblica educazione (CDPE) ha istituito nelle scuole una giornata di commemorazione della Shoah. Giornata che cade il 27 gennaio e che coincide con la liberazione del campo di sterminio di Auschwitz.

La CICAD, con sede a Ginevra, ha tra i suoi obiettivi la lotta contro l’oblìo. Collabora pertanto molto attivamente con le autorità scolastiche per informare gli allievi romandi.

swissinfo: Quale il significato di questa giornata?

Johanne Gurfinkiel: Si tratta di una giornata destinata a tenere vivo nella memoria il ricordo dei deportati. Ma è anche una giornata di raccoglimento e di impegno in favore della tolleranza.

swissinfo: La scuola fa abbastanza per rammentare la Shoah?

J.G.: Dipende. Fra i cantoni, le scuole, le classi, gli insegnanti, ci sono infatti delle disparità. Spesso l’insegnamento su questa pagina di storia dipende dalla sensibilità e dall’interesse del docente.

Abbiamo tuttavia numerosi contatti in diversi cantoni e con diversi professori che hanno espresso il desiderio di saperne di più e di prendere parte alle nostre sedute di informazione.

swissinfo: Occorre prestare maggiore attenzione a questa pagina di storia piuttosto che ad altre?

J.G.: Si tratta di una domanda ricorrente. Bisogna operare una sorta di selezione tra i genocidi? Non è né il nostro caso, né la nostra volontà.

E’ però necessario ricordare che siamo confrontati con un periodo della storia europea che concerne ogni cittadino europeo.

Si tratta evidentemente di un periodo doloroso e le cicatrici sono ancora ben visibili. Ma di fronte alla violenza e all’intolleranza, e di fronte alla persistenza del razzismo e dell’antisemitismo, è fondamentale continuare ad insegnare ciò che ci resta di questo periodo.

swissinfo: La sua grande paura è l’oblìo. Ma se osserviamo la copertura dell’avvenimento da parte dei mezzi di informazione, siamo ben lungi…

J.G.: E’ vero. Ma non dimentichi che si tratta di un evento legato all’attualità. Non penso che per il 61esimo o il 62esimo anniversario della Shoah, ci sarà una simile mediatizzazione. Forse per il 70esimo o il centenario.

Ogni anno siamo confrontati con generazioni che non hanno conosciuto e che conoscono sempre meno la Shoah. Credo che anche i giovani d’oggi debbano conoscere questo periodo storico per meglio comprendere e lavorare sui problemi legati all’intolleranza, al razzismo e all’antisemitismo.

Occorre inoltre lottare con fermezza contro il negazionismo che dilaga su internet. Non dimentichiamoci che quando uno studente deve occuparsi di questo periodo, cerca la documentazione anche su internet.

Si imbatterà pertanto in documenti secondo cui la Shoah non sarebbe altro che un’invenzione organizzata dalle lobby ebraiche internazionali. E’ dunque primordiale ricordare qual è stata e qual e la realtà della Storia.

swissinfo: Per lottare contro l’oblìo, fate capo alle testimonianze dei sopravvissuti. Ma ce ne sono sempre meno…

J.G.: Lavoriamo effettivamente con i sopravvissuti che portano la loro testimonianza nelle scuole. Ma, parallelamente a queste voci della memoria, c’è tutto un lavoro di documentazione.

Quest’anno, per esempio, abbiamo pubblicato un’opera di sintesi sul significato di Auschwitz e della Shoah. Questo libro, molto richiesto, è reperibile nelle scuole.

Un’altra parte importante del nostro lavoro e la conservazione e l’archivio delle immagini. Nel corso di un viaggio ad Auschwitz abbiamo realizzato un film con le testimonianze dei sopravvissuti. Sarà diffuso nelle scuole e sulle televisioni.

Intervista swissinfo, Olivier Pauchard
(traduzione e adattamento Françoise Gehring)

Fatti e cifre

Il campo di Auschwitz (Polonia) è stato il più grande campo di concentramento
Aperto nel maggio del 1940, è stato liberato dai Sovietici il 27 gennaio 1945
1,1 milioni di persone sono morte, di cui il 90% ebrei
Circa 6 milioni di persone sono state trucidate dai nazisti; essenzialmente ebrei, ma anche omosessuali, testimoni di Geova, resistenti, prigionieri russi, handicappati

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In breve

Basata a Ginevra dal 1990, la CICAD è un’associazione indipendente. I suoi obiettivi sono: lottare contro tutte le forme di antisemitismo, insegnare la storia dell’antisemitismo e della Shoah, difendere la storia di Israele quando è diffamata; promuovere i valori culturali ebraici; vegliare all’applicazione della legge svizzera contro il razzismo

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