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«Gli stranieri dovrebbero avere un consigliere federale»

Lukas Bärfuss, scrittore e drammaturgo nato a Thun (Berna), ha vinto il Premio svizzero del libro nel 2014. Keystone

In vista dell’elezione di un nuovo membro del governo svizzero, il 20 settembre, lo scrittore Lukas Bärfuss avanza una proposta esplosiva: siccome una grossa fetta della popolazione elvetica ha un passaporto straniero, uno dei sette membri dell'esecutivo federale deve essere straniero.

Questo contenuto è stato pubblicato il 18 settembre 2017 - 17:30

Lo scrittore bernese è noto per non avere peli sulla lingua, soprattutto quando si tratta di criticare la Svizzera. Famoso è il suo saggio “Die Schweiz ist des WahnsinnsLink esterno” (La Svizzera è impazzita), pubblicato su un quotidiano tedesco prima delle elezioni federali del 2015, in cui deplora «la strada sbagliata» intrapresa dalla Confederazione, in particolare nell’ambito della cultura e dei media.

Ora, Lukas BärfussLink esterno fa parlare di sé per un’altra tesi dirompente. Mercoledì, il parlamento elvetico elegge un nuovo membro del governo per sostituire il ministro degli affari esteri dimissionario Didier Burkhalter. Nelle ultime settimane, il dibattito si è focalizzato, tra l’altro, sul fatto che la Svizzera italiana dovrebbe essere nuovamente rappresentata in Consiglio federale. In un’intervista alla Aargauer ZeitungLink esterno, Bärfuss afferma: «Ovvio, è legittimo che i ticinesi vogliano avere un consigliere federale. Ma a dire il vero, sono dapprima gli stranieri a dover avere un consigliere federale».

Un terzo della popolazione svizzera è straniero [afferma lo scrittore, ma per la precisione è circa un quarto della popolazione a non avere un passaporto elvetico, NdR.] e quindi non ha nessuna possibilità di aspirare a un seggio nel governo federale. Secondo Bärfuss, è però importante che l’intera popolazione sia rappresentata nell’esecutivo nazionale. «Una persona che vive e abita qui, manda i suoi figli a scuola e paga le tasse, perché non può avere voce in capitolo nella politica?», s’interroga lo scrittore.

All’obiezione del giornalista, secondo cui la cittadinanza è una sorta di dichiarazione di lealtà, Bärfuss replica: «Sono d’accordo. Ma nessuno mi hai mai chiesto nulla su questa lealtà. Ero svizzero ancor prima di farmi un nome». Il legame con la società è centrale, ma non dipende dal passaporto.

La proposta di Lukas Bärfuss è alquanto utopica. La Costituzione svizzera sancisce che soltanto i cittadini elvetici possono candidarsi all’elezione al Consiglio federale. Alcuni cantoni prevedono sì il diritto di voto e di eleggibilità per gli stranieri, ma solo a livello comunale e, in parte, a quello cantonale.

Per ciò che riguarda l’elezione al governo svizzero, la doppia cittadinanza di alcuni candidati aveva suscitato polemica. In particolare, era stata messa in discussione la loro lealtà nei confronti della Svizzera. Un ministro straniero nell’esecutivo svizzero è quindi politicamente inimmaginabile.

Lukas Bärfuss

Nato nel 1971 a Thun, nel canton Berna, Lukas BärfussLink esterno ha scritto numerosi romanzi e spettacoli teatrali. Nelle sue opere parla spesso di temi attuali e scomodi. Ad esempio il ruolo dell’aiuto allo sviluppo nel genocidio in Ruanda (nel libro “Cento giorni” edito da Einaudi), il suicidio del fratello, lo stalking o la vita sessuale di una ragazza con disabilità mentale.

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