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La montagna è viva se abitata

Giorgio Speziale, sull'Alpe Robiei.

I contadini delle regioni di montagna modellano l’aspetto del territorio nazionale mantenendolo meta privilegiata per turisti e habitat di tante specie animali e vegetali. L’Aiuto svizzero ai montanari da decenni li sostiene garantendo loro un futuro.

Giorgio non ha tempo di annoiarsi: in stalla lo aspettano 120 capre e mille lavoretti. Fa il contadino e vive con la moglie e tre figli di 7, 9 e 11 anni a Bignasco, in Valle Maggia nel canton Ticino.

«Le mie giornate sono lunghe. Mi alzo presto e rimango in stalla fino a tarda mattinata. Poi, vado in ufficio e inizio la mia quotidiana battaglia contro la burocrazia. Alle tre, ritorno fra le mie capre. In questo periodo stanno partorendo e così le devo seguire con ancora maggiore attenzione».

D’estate, Giorgio sale in montagna, sull’Alpe Robiei, in fondo alla Valle Maggia. Lì trascorre la bella stagione, dove accudisce con quattro aiutanti un gregge di 240 capre e 35 mucche. Nel nuovo caseificio d’alpe, produce formaggio di capra, formaggio che trova tanti estimatori sul mercato locale.

«Fino a pochi anni fa, cagliavo il mio latte in due cassoni. La situazione igienica non rispettava però più le norme attuali. Inoltre, lavorare lì non era per niente facile. Ora, invece, il comune di Bignasco mi mette a disposizione un nuovo caseificio. Questa nuova struttura mi fa risparmiare tempo che, scendendo a valle, sfrutto per la fienagione».

235 progetti in un anno

Da solo, però, il comune di Bignasco non sarebbe riuscito a ristrutturare il vecchio caseificio d’alpe: non disponeva infatti di mezzi finanziari sufficienti. A questo proposito, si è dimostrato indispensabile il sostegno dell’Aiuto svizzero ai montanari (ASM), organizzazione che aiuta annualmente centinaia di progetti nelle regioni di montagna.

«Dal 2006 al 2009, l’ASM ha versato 8 milioni di contributi per 235 progetti d’alpeggio: dalla costruzione di stalle alla messa in funzione di funivie, alla ristrutturazione di latterie fino al ripristino di strade di montagna», afferma Kurt Zgraggen, responsabile dell’assegnazione dei sostegni finanziari.

Gli alpeggi sono importanti

«Il 30% delle entrate di un’azienda agricola di montagna proviene dagli alpeggi – continua Zgraggen – e la scomparsa di questi ultimi rischierebbe di mettere in pericolo le aziende agricole del fondovalle. L’Aiuto svizzero ai montanari ha capito inoltre che l’economia alpestre non è importante soltanto per i contadini di montagna, ma anche per altri settori economici, fra i quali spicca quello turistico».

Visto così, il contributo di questa organizzazione, nata durante la seconda guerra mondiale, è vitale, non soltanto per chi, in montagna, deve arrabattarsi per sbarcare il lunario, ma anche per l’accattivante immagine della Svizzera. Infatti, l’ASM tenta di impedire che gli abitanti delle regioni di montagna vengano risucchiati verso i centri, lasciando indietro di sé un paesaggio tristemente deserto e incolto.

Il fascino delle Alpi

«Le Alpi svizzere mantengono il loro innegabile fascino se sono abitate. È difficile immaginarsele prive di mucche, cascine e pascoli. I contadini delle regioni di montagna concorrono quindi in maniera determinante a modellare l’aspetto del nostro territorio nazionale e a renderlo una meta privilegiata per i turisti », sottolinea ancora Zgraggen.

Eppure i contadini potrebbero abbandonare le Alpi. È uno scenario confermato da uno studio del 2006 della stazione di ricerca Agroscope Reckenholz-Tänikon, secondo il quale un quinto delle aziende agricole di montagna potrebbero scomparire in dieci anni. Questa tendenza è stata osservata anche a livello nazionale. Infatti, nel 1990, in Svizzera c’erano ancora 92’000 aziende agricole, nel 2008 ce n’erano ancora soltanto 61’800.

Biodiversità

«Ma gli alpeggi non sono importanti soltanto da un punto di vista paesaggistico, bensì anche da uno prettamente ecologico», afferma Kurt Zgraggen, mettendo così l’accento su un’altra importante funzione dei contadini di montagna.

«Il Rapporto agricolo 2009 ha evidenziato che grazie alla gestione agraria, prati e pascoli umidi e secchi, ospitano oltre il 60 per cento della flora svizzera e il 63 per cento delle specie vegetali inserite nella lista di quelle minacciate».

Anche lo studio della Confederazione «Monitoraggio della biodiversità in Svizzera (MBD)», pubblicato nel 2009, ha evidenziato l’importanza dell’agricoltura di montagna per la varietà delle specie sul territorio nazionale. Infatti, il 10 per cento circa delle specie vegetali osservate sono presenti esclusivamente su superfici utilizzate a scopo agricolo e quasi metà delle stesse su prati e pascoli.

Mai!

Giorgio, il contadino della Valle Maggia, forse, non conosce tutti questi dati statistici. Di una cosa è però certo: non lascerà mai la sua terra, dove trova tranquillità, pace, aria pulita e gente familiare. «Non abbandonerei mai la mia valle, nemmeno per dieci milioni di franchi». Poi, il dubbio si fa strada, è titubante, è una bella somma, ma infine lo spazza via con un perentorio «Mai».

Luca Beti, swissinfo.ch

Giorgio Speziale

Vive a Bignasco con la moglie e tre figli, di 7, 9 e 11 anni.

Fa il contadino e l’alpigiano.

Ha un’azienda agricola di circa24 ettari e alleva 120 capre. Fino ad aprile alleva i capretti, poi, produce formaggio nel suo caseificio.

D’inverno, nel periodo natalizio, si reca per due – tre settimane in Engadina, a St. Moritz, dove lavora come maestro di sci.

D’estate, gestisce invece l’Alpe Robiei, in Valle Maggia.

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Aiuto svizzero ai montanari

È un’organizzazione di utilità pubblica ed è stata creata nel 1943 dalla Conferenza nazionale svizzera per il lavoro sociale con l’intento di coordinare l’attività degli enti di beneficienza che operavano nelle regioni più discoste.

Nel 2004 si è trasformata in fondazione.

Le prime collette consentirono di finanziare invii di biancheria, mense scolastiche, corsi di formazione e la creazione di infrastrutture.

Dopo il secondo conflitto mondiale, l’Aiuto svizzero ai montanari (ASM) si è impegnato per migliorare le condizioni di vita nelle regioni di montagna con l’obiettivo soprattutto di arginare lo spopolamento delle valli alpine.

L’ASM non percepisce sovvenzioni statali, ma viene finanziata dalle donazioni di privati con le quali sostiene diversi progetti quali – per esempio – la costruzione e il risanamento di stalle e alloggi, la realizzazione di nuove strade e sentieri.

Nel 2009 ha sostenuto con 20 milioni di franchi più di 500 progetti.

Domenica, 31 gennaio, ha lanciato l’annuale campagna nazionale di raccolta fondi che durerà fino al 12 febbraio 2010.

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