Navigation

La libertà di espressione finisce dove sono in gioco sentimenti religiosi?

Manifestazione di protesta il 18 ottobre 2020 a Parigi contro l'assassinio di Samuel Paty: l'insegnante di francese aveva affrontato il tema della libertà di espressione in classe mostrando ai suoi allievi vignette di Maometto. Keystone / Yoan Valat

Molti musulmani non sopportano di vedere caricature del loro profeta. Fino a che punto può arrivare la libertà di opinione?

Questo contenuto è stato pubblicato il 25 novembre 2020 - 15:00

In occasione dell’apertura del processo a carico dei responsabili dell’attacco alla redazione di Charlie Hebdo, la rivista satirica francese ha pubblicato nuovamente a fine settembre delle caricature di Maometto. A inizio ottobre, il presidente francese Emanuel Macron ha dichiarato guerra all'islamismo radicale in un discorso programmatico. Come nel 2015, questi fatti hanno scatenato un'ondata di proteste nel mondo islamico.

Ne ha fatto seguito una nuova serie di attacchi terroristici di matrice islamista in alcuni paesi europei. A Dresda, il 4 ottobre, un islamista ha ucciso un turista, pugnalandolo con un coltello, e ne ha ferito gravemente un altro. Il 16 ottobre, un giovane ceceno ha decapitato l’insegnante Samuel Paty a Parigi.

Il 29 ottobre, a Nizza, un fondamentalista islamico ha tolto la vita a tre fedeli in una chiesa cattolica, attaccandoli con un coltello. A Vienna, il 2 novembre, un islamista ha ucciso quattro persone a colpi di fucile e ferito altre 23.

Anche in Arabia Saudita è stato compiuto un attentato, di tipo dinamitardo, contro rappresentanti della Francia. In precedenza, Parigi aveva lanciato un avvertimento ai francesi in alcuni paesi musulmani.

Nemmeno la Svizzera sembra essere risparmiata dal fenomeno. Il 24 novembre, una 28enne cittadina svizzera, già indagata per jihadismo nel 2017, ha aggredito con un coltello due donne in un grande magazzino di Lugano, in Ticino.

Esiste un diritto di blasfemia?

La cancelliera tedesca Angela Merkel ha parlato di attacchi "alla nostra società libera, al nostro stile di vita". Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz ha detto: "Nella nostra società libera non ci può essere tolleranza per l'intolleranza".

Il presidente francese Macron ha tenuto il suo famoso discorso su come intende combattere la violenza islamista. Ha parlato di integrazione, prevenzione, sorveglianza.

Si è acceso un dibattito tra i Paesi occidentali, che insistono sulla libertà di espressione, e i Paesi islamici, che vedono le vignette come una discriminazione, un richiamo all'odio e alla blasfemia. Diversi Paesi arabi chiedono il boicottaggio della Francia per le dichiarazioni di Macron. Il presidente turco Erdogan ha pure accusato il presidente francese di islamofobia.

È vero che la Francia è il più grande paese d'immigrazione in Europa. Tuttavia, la questione del ruolo della religione nella società e la ricerca di una ricetta di successo per la convivenza delle culture si pone in molti Paesi europei. E con crescente urgenza.

"Provocazione inaccettabile"

Le organizzazioni ufficiali islamiche di tutto il mondo sono ampiamente d'accordo sul fatto che la blasfemia non dovrebbe far parte della libertà di espressione. La pubblicazione delle vignette di Maometto è vista da tutte le organizzazioni islamiche del mondo come una provocazione insensata e inaccettabile, che non fa altro che alimentare l'odio e disturbare la convivenza pacifica.

Reazione simile da parte delle organizzazioni islamiche in Svizzera: dopo la pubblicazione delle vignette di Maometto in Francia, la Federazione delle organizzazioni islamiche in Svizzera (FOIS) ha invitato i musulmani svizzeri a rinunciare alla violenza. Tuttavia, ha anche sottolineato che le opinioni servono per "imparare l'uno dall'altro, non per offendere l'altro". "Prendere in giro e ridicolizzare persone religiose per dimostrare la libertà di opinione" non "è utile per raggiungere l'obiettivo".

La moschea Al-Azhar del Cairo – la più importante istanza religiosa del mondo arabo – ha condannato le vignette di Maometto come "una provocazione ingiustificata dei sentimenti di circa due miliardi di musulmani nel mondo" e ha chiesto "una legge internazionale che vieti l'islamofobia e la discriminazione". Il Grande Imam della Moschea Al-Azhar, Ahmed el-Tayyeb, ha chiesto rispetto per i santuari e i simboli religiosi. Ha accusato "Charlie Hebdo" di sabotare gli sforzi mondiali delle istituzioni religiose che cercano di stabilire un dialogo interreligioso.

"Valori non negoziabili"

Per Ahmed Mansour, direttore dell'Iniziativa Mansour per la promozione della democrazia e la prevenzione dell'estremismo e direttore del programma della Fondazione europea per la democrazia, tali affermazioni sono "ipocrite". "La libertà religiosa", dice, "include la libertà di criticare la religione – e questo non è negoziabile".

A suo parere, l'Occidente non deve scendere a compromessi su questo punto, perché non si tratta di due punti di vista diversi che sono giustificati. "Abbiamo una società che si è illuminata, perché in questi processi ha esercitato anche la critica alla religione e si è liberata da questi tabù. E un'altra società che rappresenta contenuti pre-illuministici", dice Mansour.

Già domani, non si tratterà forse più di caricature, "ma di affermare che il terrorismo può essere teologicamente giustificato. Alla fine, si creerebbero dei tabù che distruggerebbero tutti i valori democratici in Europa. "E questo non è nel senso di nessuno, nemmeno in senso musulmano", dice Mansour.

"Non appena facciamo delle eccezioni, accettiamo un piccolo male che può portare tranquillità a breve termine. Ma le aree di conflitto ci sono ed esploderanno", continua Mansour. I giovani radicalizzati in Europa avrebbero aderito all'organizzazione terroristica IS dopo tutto, non per le vignette di Maometto, "ma perché l'ideologia li ha portati così lontano".

"È utile?"

Hansjörg Schmid, direttore del Centro svizzero per l'Islam e la società (SZIG) dell'Università di Friburgo, relativizza questa posizione: “Per quanto riguarda il dialogo culturale, ci si chiede se sia sempre utile provocare al massimo”. Secondo Schmid, nel dibattito attuale si aggiungono altri fattori: l'eurocentrismo, l'islamofobia e la storia post-coloniale. "Questo crea sensazioni di ferite", dice Schmid.

Schmid rammenta inoltre che la questione non è puramente musulmana. "Anche presso i cattolici molto conservatori c'è talvolta il desiderio di porre dei limiti alla libertà di espressione per proteggere i sentimenti religiosi".

D'altra parte, nessuno fa un favore a se stesso quando la libertà di espressione è limitata, sottolinea il direttore del SZIG: "I diritti umani, come il diritto alla libertà di espressione, proteggono gli individui, ma non le religioni e le ideologie, che devono anche sopportare critiche polemiche. Secondo Schmid, Dio è al di sopra delle caricature e delle critiche. "Religiosamente parlando, Dio è più grande di tutte le polemiche".

"Non si tratta dell'Islam"

Elham Manea, docente presso l'Istituto di scienze politiche dell'Università di Zurigo, non vede l'islam al centro del dibattito, ma l'islamismo. Non è "noi musulmani contro l'Occidente, ma noi musulmani e non musulmani contro l'islamismo".

Emmanuel Macron, per esempio, critica esclusivamente l'islamismo. Ma ora alcuni attori stanno cercando di ribaltare il discorso per ritrarre Macron come un nemico dell'Islam. "Ciò e la reazione di questi circoli dimostrano che c'è un problema", dice Manea.

"Dobbiamo agire in modo mirato contro le strutture dell'islamismo", chiede Manea. Macron, dice, ha riconosciuto che lo Stato è stato troppo reticente e ha lasciato un vuoto ai movimenti islamisti. "Dobbiamo prestare attenzione ai nostri giovani per proteggerli dal radicalismo".

Serie Libertà di espressione

Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: tvsvizzera@swissinfo.ch

I commenti a questo articolo sono stati disattivati. Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.

Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.

Condividi questo articolo

Partecipa alla discussione!

Con un account SWI avete la possibilità di contribuire con commenti sul nostro sito web e sull'app SWI plus, disponibile prossimamente.

Effettuate il login o registratevi qui.