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La legge ticinese sull'apertura dei negozi è legale e resta in vigore

La legge sui negozi, che prevede le aperture serali e domenicali, resta in vigore. Keystone / Martin Ruetschi

Niente da fare per gli oppositori alla legge ticinese sull'apertura dei negozi. Il Tribunale federale ha infatti deciso che la legge rimarrà in vigore. L'Alta Corte ha però accolto parzialmente le argomentazioni dei ricorrenti: non ci sarà una commissione consultiva, composta da rappresentanti dei datori di lavoro e dei sindacati e incaricata di monitorare l'applicazione.

Questo contenuto è stato pubblicato il 26 gennaio 2022 - 13:11
tvsvizzera.it/fra con Keystone-ATS

La nuova legge ticinese, promulgata dal Gran Consiglio (parlamento cantonale) nel 2015 e accolta in votazione popolare l'anno dopo, prevedeva di subordinare l'entrata in vigore della legge alla sottoscrizione di un contratto collettivo di lavoro (CCL) di obbligatorietà generale nel settore della vendita. Quest'ultimo è stato concluso nel 2019 e la legge è entrata in vigore l'anno dopo.

Sebbene il Tribunale federale ritenga che condizionare l'entrata in vigore della legge alla sottoscrizione di un Contratto collettivo di lavoro (CCL) di obbligatorietà generale sia incostituzionale, ha riconosciuto che sia inopportuno l'annullamento dell'intera legge per questo motivo, visto che solo l'entrata in vigore era vincolata al CCL.

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Inoltre, lo scopo di un CCL è la tutela dei lavoratori che è però regolamentata dalla Legge federale sul lavoro. La norma ticinese quindi costituisce una violazione della supremazia del diritto federale. Nonostante tutto ciò, il Tribunale federale ha comunque ritenuto che l'annullamento di questa disposizione non giustifica l'annullamento dell'intera legge da un punto di vista giuridico.

Per le stesse ragioni è stata annullata anche la disposizione che prevede la creazione di una commissione consultiva. La legge quindi rimane in vigore, ma senza la commissione. 

Gli altri ricorsi sono stati giudicati infondati dal Tribunale federale. Il sindacato Unia chiedeva l'annullamento integrale della legge. In particolare il sindacato criticava il fatto che le "zone turistiche" dove è consentita l'apertura dei negozi 7 giorni su 7 dalle 6 alle 22.30 sono state estese al punto da inglobare anche aree che nulla hanno di turistico e coprire gran parte del territorio cantonale.

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