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L'opinione Gli svizzeri devono parlare di difesa dei diritti umani ad Astana

statua di Lenin

All'ombra di Lenin: una statua dell'ex leader sovietico al Cosmodromo di Bayqoñyr in Kazakistan.

(Keystone)

Gli attivisti per la difesa dei diritti umani sono preoccupati dai significati ambigui che le visite dei leader politici svizzeri a Expo 2017 in Kazakistan potrebbero trasmettere.

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Di Marius Fossum, Comitato Helsinki

Il Kazakistan è il primo paese dell’Asia centrale ad ospitare un’esposizione mondiale: Expo 2017 AstanaLink esterno, dedicato all’energia del futuro. L’Expo, cominciata il 10 giugno, non ha creato dibattito nei media svizzeri ed europei. Delle discussioni sarebbero però auspicabili dato che la presidente della Confederazione così come alcuni ministri saranno, o sono già stati, ad Astana, rischiando di dare più legittimità a un regime autoritario che viola regolarmente i diritti umani. 

Marius Fossum lavora per il Comitato Helsinki, un’organizzazione non governativa norvegese che si occupa di problematiche legate ai diritti umani tramite il monitoraggio, la diffusione di informazioni, l’insegnamento e la promozione della democrazia. Fossum ha anche lavorato presso l’ambasciata norvegese in Azerbaijan e per un’organizzazione ambientalista in Tajikistan.

(courtesy)

Mentre i media europei hanno ampiamente ignorato l’esposizione, l’evento riceve una copertura considerevole da parte dei servizi d’informazione controllati dallo Stato in Kazakistan, dove lettori e telespettatori possono lasciarsi emozionare dalle architetture (e dai costi) dell’Expo. La natura grandiosa dell’esposizione riflette ovviamente gli sforzi del regime di apparire come uno Stato moderno ed efficiente. 

Situazione problematica dei diritti dell’Uomo

Tuttavia, il doloroso dossier dei diritti umani nel paese racconta una storia differente: le autorità violano i diritti dell’Uomo, le libertà e reprimono i loro difensori. Militanti, dirigenti sindacali e giornalisti soffrono in prigione a causa delle loro attività legittime e non violente. La libertà di espressione e il diritto d’assemblea e d’associazione pacifiche sono particolarmente sotto pressione, mentre i media indipendenti sono imbavagliati. Il mese scorso, un giornalista è stato brutalmente accoltellato durante un viaggio che aveva lo scopo di informare i diplomatici occidentali sulle questioni relative ai diritti umani.

In questo contesto, il servizio stampa del Dipartimento federale degli affari esteri ha comunicato che la presidente elvetica Doris Leuthard visiterà l’esposizione dall’11 di agosto. Il ministro degli esteri, Didier Burkhalter, ci è stato il 19 di giugno e anche il ministro delle finanze, Ueli Maurer, visiterà la manifestazione durante un viaggio in Asia centrale. L’Expo e altri eventi simili dovrebbero essere coperti dai media svizzeri poiché gli Stati problematici dal punto di vista dei diritti fondamentali sfruttano con regolarità le visite di alto livello da parte di paesi democratici per dare legittimità al regime al potere. Senza libertà di espressione e servizi di informazione liberi e critici, il regime è libero di presentare solo la propria versione dei fatti. In altre parole, le personalità invitate rischiano di diventare strumenti che il regime utilizza per nascondere sotto il tappeto le violazioni dei diritti umani.

Il rischio, naturalmente, è amplificato dal fatto che gli illustri visitatori rappresentano un paese come la Svizzera, con una lunga tradizione di impegno a favore dei diritti umani, all’interno come all’esterno dei propri confini. I rischi sono ancora maggiori se si considera che all’Expo sono attesi ben tre dei sette consiglieri federali, inclusa la presidente. 

Il Comitato Helsinki per i diritti umani ovviamente non consiglia al presidente e ai ministri di stare a casa, ma di prendere le necessarie precauzioni. 

Appello all’azione

Di conseguenza, la presidente svizzera e il ministro degli esteri devono fare in modo che la democrazia e i diritti umani siano centrali nel loro programma di visita, ed essere sicuri che alcuni casi particolari di violazione dei diritti umani siano menzionati. Dovrebbero chiedere pubblicamente e privatamente il rilascio degli attivisti e dei leader sindacali imprigionati e incontrare i partigiani dei diritti umani che stanno subendo pressioni sempre maggiori. In più, il presidente e il ministro degli esteri dovrebbero chiedere alle autorità di abolire le restrizioni alle libertà fondamentali in modo da permettere una genuina libertà di espressione, assemblea, associazione e stampa. 

Mettere in agenda il rispetto dei diritti umani è in armonia con la politica estera elvetica, come espresso nelle Linee guida sulla protezione dei difensori dei diritti dell'uomoLink esterno del 2013. Guarda caso, il documento del DFAE in questione definisce “essenziali” le libertà di espressione, assemblea e associazione che, come detto, sono sotto pressione in Kazakistan. Parlare apertamente di diritti umani in Kazakistan manderebbe anche un segnale concreto al regime: la Svizzera non chiude un occhio sulle violazioni dei diritti fondamentali. Ma, soprattutto, sarebbe un messaggio forte e apprezzato a sostegno dei difensori dei diritti umani. Si impedirebbe in questo modo al regime di trarre vantaggio politicamente dall’impegno svizzero a favore dei diritti umani e della democrazia. 

Il Comitato Helsinki, con Human Rights Watch, ha indirizzato alla presidente elvetica e al ministro degli esteri una lettera nella quale sono descritti diversi casi cruciali di violazione dei diritti umani in Kazakistan. 

Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente quelle dell’autore e non rispecchiano necessariamente la posizione di swissinfo.ch.


Traduzione dall'inglese, Zeno Zoccatelli

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