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L'invasione russa dell'Ucraina mette in evidenza le fratture interne all’ONU

Mentre i Paesi occidentali si sono dichiarati fin da subito contrari alla guerra scatenata dalla Russia in Ucraina, molte altre nazioni, tra cui Cina e India, preferiscono non schierarsi. Copyright 2022 The Associated Press. All Rights Reserved.

I Paesi occidentali si sono dimostrati straordinariamente uniti nel condannare l’invasione russa dell’Ucraina, il 24 febbraio. In altre parti del mondo, però, la guerra ha fatto emergere fratture interne e alleanze mutevoli che potrebbero avere un impatto più ampio sulle politiche globali e sull’Organizzazione delle Nazioni Unite, anche a Ginevra.

Questo contenuto è stato pubblicato il 14 aprile 2022 - 17:04

Se Europa, Stati Uniti, Canada, Australia e Giappone si sono dichiarati fin da subito contrari alla guerra scatenata dalla Russia in Ucraina, molte altre nazioni preferiscono non schierarsi. La Cina sembrerebbe essere tra queste, insieme all’India, agli Stati del Golfo e a molti Paesi africani. Di fronte alle varie votazioni tenutesi all’ONU sull’invasione russa (vedere l’approfondimento di seguito), tuttavia, alcuni hanno già modificato la propria posizione. Gli Emirati Arabi Uniti e il Senegal, per esempio, inizialmente si sono astenuti, per poi votare a favore di una condanna della Russia. Cina e India invece hanno sempre optato per l’astensione. Le votazioni dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sono le uniche a cui possono partecipare tutti e 193 i Paesi membri dell’ONU e dove nessuno degli Stati ha potere di veto, a differenza del Consiglio di Sicurezza.

Quanto alla Svizzera, dopo qualche esitazione iniziale legata alla tradizionale neutralità elvetica, il governo ha deciso di adottare le sanzioni contro la Russia promosse dall’Unione Europea.

Le votazioni ONU per la condanna dell’invasione russa dell’Ucraina

Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, 26 febbraio

Membri: 15, inclusi cinque membri permanenti con potere di veto (Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Cina, Russia).

Attuali membri non permanenti: Albania, Brasile, Gabon, Ghana, India, Irlanda, Kenya, Messico, Norvegia, Emirati Arabi Uniti (EAU).

Risultato: veto della Russia. Undici voti a favore. Cina, India e EAU astenuti.

Assemblea Generale delle Nazioni Unite, 2 marzo

193 Stati membri, nessun potere di veto.

RisultatoLink esterno (il link mostra i voti dei singoli Paesi): 141 voti a favore, cinque contrari (Russia, Bielorussia, Siria, Corea del Nord ed Eritrea) e 35 astensioni. Dodici Paesi non hanno preso parte alla votazione.

Nota: questa volta gli Emirati Arabi Uniti hanno votato a favore. Anche Myanmar e Afghanistan hanno votato a favore, ma i loro rappresentanti alle Nazioni Unite sono un’eredità dei governi precedentiLink esterno.

Gli astenutiLink esterno includevano Cina, Cuba, India, Iran, Pakistan, Bangladesh, Sri Lanka, Sudafrica, Sudan e Senegal (che attualmente presiede l’Unione Africana). Il 45% delle astensioni è venuto da Paesi africani.

Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, 4 marzo

47 membri

Risultato: 32 voti a favore, due contrari (Russia ed Eritrea) e 13 astensioni (Armenia, Bolivia, Camerun, Cina, Cuba, Gabon, India, Kazakistan, Namibia, Pakistan, Sudan, Uzbekistan, Venezuela).

Nota: questa volta, sia il Senegal sia gli Emirati Arabi Uniti hanno votato a favore.

Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, 23 marzo

I 15 membri del Consiglio di Sicurezza non hanno approvato la risoluzioneLink esterno proposta dalla Russia che domandava l’accesso umanitario in Ucraina (senza però menzionare l’aggressione russa). Solo Russia e Cina hanno votato a favore, mentre gli altri 13 membri si sono astenuti.

Assemblea Generale delle Nazioni Unite, 24 marzo

I 193 membri dell’Assemblea Generale hanno adottato con una maggioranza schiacciante una risoluzione che chiedeva la protezione dei civili e l’accesso a fini umanitari in Ucraina. Il testo della risoluzione, inoltre, criticava la Russia per aver creato una situazione umanitaria “disperata” in seguito all’invasione. La risoluzione è stata adottata con 140 voti a favoreLink esterno, cinque contrari (Russia, Bielorussia, Corea del Nord, Siria ed Eritrea) e 38 astensioni (maggiori dettagli nel link).

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Asia

Se il Giappone ha sostenuto lealmente la posizione “occidentale”, altri Paesi dell’Asia meno. Gli occhi di tutti sono puntati in particolare su Cina e India, che si sono astenute in tutte le votazioni di condanna dell’invasione russa.

“Considerato il rapporto tra Cina e Russia e le sue relazioni con l’Occidente, credo non ci si potesse aspettare diversamente dalla Cina”, commenta Gopalan Balachandran, professore di Storia e politiche internazionali presso il Graduate Institute di Ginevra. Il 4 febbraio, il presidente cinese Xi Jinping e il presidente russo Vladimir Putin hanno rilasciato una dichiarazione congiunta, dichiarando che avevano deciso di “opporsi a un ulteriore allargamento della NATO”. Antoine Bondaz, ricercatore presso la Fondazione per la ricerca strategica (FRS) di Parigi, sostiene che Cina e Russia non si considerino vicendevolmente delle minacce e che “siano unite nello screditare l’Occidente. La Cina ha deciso di mettere i propri interessi politici davanti a quelli economici”. Inoltre, pare che Pechino voglia aumentare la propria influenza sui Paesi in via di sviluppo, più che sull’Occidente, ha spiegato a SWI swissinfo.ch.

A fine marzo, il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, si è recato per una visita a sorpresa in India, mossa che, secondo Bondaz, rientrerebbe nella strategia diplomatica di Pechino: “L’idea è di dimostrare al mondo che l’Occidente è isolato e che l’India sta dalla parte di Cina e Russia”.

La Repubblica federale indiana si è astenuta dal votare per la condanna della Russia all’ONU in ben cinque occasioni, inclusa la votazione del Consiglio per i diritti umani a Ginevra. “L’India ha rapporti molto stretti con la Russia, ma anche con l’Occidente”, dice Balachandran. “La Russia, però, le fornisce molto materiale militare”. Per questo, cerca di bilanciare le due cose tramite l’astensione.

A influenzare le scelte indiane potrebbe essere anche la tentazione di mettere le mani sul petrolio russo a un prezzo scontato, mentre nel resto del mondo i costi schizzano alle stelle. L’astensione della più grande democrazia mondiale da una votazione ONU sembra rispecchiarne lo storico ruolo nel Movimento dei Paesi non allineati durante la Guerra Fredda.

Vale poi la pena notare che gli ex Stati sovietici in Asia centrale, come Armenia, Azerbaigian e Kazakistan, hanno scelto l’astensione o la mancata partecipazione alle votazioni delle Nazioni Unite contro Mosca. Situati molto vicino alla Russia e in una condizione di forte dipendenza economica, sono innervositi dalla situazione e non intendono schierarsi.

Africa

Nella prima votazione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Kenya, Ghana, Gabon, Ruanda, Gibuti, Congo, Somalia e Repubblica Democratica del Congo hanno votato a favore. Solo l’Eritrea, in cui vige una rigidissima dittatura, ha votato contro. Dei 35 Paesi astenuti 17 erano africani, mentre altri 8 non hanno proprio preso parte al voto. Lo schema si è ripetuto anche nella seconda votazione dell’Assemblea Generale.

Secondo Thierry VircoulonLink esterno, ricercatore presso l’Istituto francese di relazioni internazionali (IFRI), ci sono diverse ragioni per l’alto numero di astensioni tra i Paesi africani, tra cui la crescente influenza della Russia sul continente. In seguito all’annessione russa della Crimea, nel 2014, che ha dato il via alle prime sanzioni internazionali, Mosca ha cercato di aumentare il proprio peso in Africa, in particolare attraverso la vendita di armi e la fornitura di servizi di sicurezza in Paesi dilaniati dai conflitti come Mali e Repubblica Centrafricana. Vari Stati nordafricani come Egitto e Algeria, poi, dipendono fortemente dalle esportazioni di grano russo per sfamare la propria popolazione, al pari di Nigeria, Sudafrica, Sudan e Tanzania.

Tuttavia, potrebbero esserci anche delle ragioni storiche, spiega Vircoulon. Durante la Guerra Fredda, Paesi come Algeria, Angola ed Etiopia erano schierati dalla parte dell’Unione Sovietica. Altri, come Sudafrica, Namibia, Mozambico e Zimbabwe hanno ricevuto il sostegno sovietico nella loro lotta per l’indipendenza. In più, l’Africa è animata da un sempre maggiore autoritarismo, con i recenti golpe militari in Sudan, Burkina Faso, Mali e Guinea, a cui si unisce un crescente sentimento antieuropeo (soprattutto antifrancese in Africa occidentale), forse alimentato dal movimento Black Lives Matter e dalle richieste di risarcimento per i crimini commessi negli anni del colonialismoLink esterno.

Medio Oriente e Nord Africa

Nel caso di Medio Oriente e Nord Africa è “generalmente difficile parlare di una posizione unificata sulle questioni internazionali, soprattutto riguardo all’attuale crisi, a causa sia delle complessità della questione ucraina, sia di importanti interessi geostrategici che spingono i Paesi arabi a prendere posizione con estrema cautela, tenendo sempre a mente i propri interessi nazionali”, dichiara Mohammad-Mahmoud Ould MohamedouLink esterno, professore di Storia e politiche internazionali al Graduate Institute di Ginevra.

La Siria, il cui regime è rimasto in piedi solo grazie all’intervento militare russo, è l’unico Paese ad essersi sempre schierato dalla parte di Mosca. Altrimenti, dice Ould Mohamedou, la caratteristica comune a tutti gli Stati arabi è una forte esitazione nel prendere una posizione chiara di condanna dell’invasione russa in Ucraina. Per capire perché, secondo lui, “bisogna tornare al discorso tenuto dal Presidente Obama al Cairo” nel 2009, il cui gli Stati arabi erano stati invitati a normalizzare i rapporti con Israele e a convertirsi alla democrazia. Da quel momento, molti Paesi della regione, tra cui gli Stati del Golfo, si sono avvicinati alla Russia, per cercare di allentare i propri rapporti con gli Stati Uniti. L’influenza americana in Medio Oriente e Nord Africa, da allora, non ha fatto che calare, dice Ould Mohamedou: “Si è trattato di una perdita di prestigio costante, ulteriormente rafforzata dalla presidenza Trump. Negli ultimi anni, molti di questi Stati hanno consolidato i propri rapporti con Russia, Cina e India”.

L’approccio “neutrale e indipendente” di questi Paesi potrebbe forse portare a una rinascita del Movimento dei Paesi non allineati ─ eredità della Guerra Fredda ─ sulla scena internazionale? “Qui non si tratta tanto di neutralità, quanto del rifiuto di prendere posizione”, spiega Ould Mohamedou. “Il non allineamento era una scelta ben più ideologica, guidata dai leader di una volta, fatti di una tempra molto diversa rispetto agli attuali governanti dei Paesi arabi”. Tuttavia, il professore è convinto che il conflitto in Ucraina “sembra aver dato nuovo impulso agli schieramenti internazionali, uno sviluppo molto interessante, sebbene ancora in fase embrionale”.

America Latina

Nelle votazioni delle Nazioni Unite sulla guerra in Ucraina, la risposta dell’America Latina ha rispecchiato il “primo livello di divisione” nella regione, dice Jorge Lomonaco, consulente ed ex ambasciatore messicano all’ONU a Ginevra. I Paesi più democratici si sono schierati con l’Occidente, mentre quelli più autoritari hanno parteggiato per la Russia. Bolivia, Cuba, El Salvador, Nicaragua e Venezuela quindi si sono astenuti o non hanno preso parte alle votazioni, mentre tutti gli altri hanno condannato in blocco l’invasione dell’Ucraina.

“Se però si va al di là delle singole votazioni e si esaminano la co-sponsorizzazione delle risoluzioni, le dichiarazioni congiunte di condanna alla Russia e, cosa ancor più importante, le sanzioni, ne emerge un quadro molto diverso”, spiega Lomonaco.

Quasi nessuno dei Paesi latinoamericani si è unito all’Occidente nell’imporre sanzioni economiche alla Russia. “Non abbiamo intenzione di ricorrere a ritorsioni finanziarie di alcun genere, perché vogliamo mantenerci in buoni rapporti con tutti i governi del mondo”, ha dichiarato il presidente messicano Andrés Manuel López Obrador il 1° marzo.

Le motivazioni economiche sono sufficienti a spiegare la posizione dell’America Latina? “Non credo si tratti di quello”, dice Lomonaco. “Nicaragua, Cuba e Venezuela hanno stretti rapporti commerciali con la Russia, ma gli altri Paesi nella regione no: commercio e investimenti nelle due direzioni sono quasi sempre irrilevanti”. È possibile che alcuni governi latinoamericani provino nostalgia per il comunismo dell’era sovietica, dice. Altri potrebbero non volersi precludere alcuna opzione nel caso si imponga un nuovo ordine mondiale, magari sotto la guida della Cina. Altri ancora, potrebbero volersi schierare contro gli Stati Uniti.

Per quanto tempo riusciranno a mantenere questa posizione è tutto da vedere: “Più la guerra si protrae, più  pesante sarà il prezzo da pagare per le decisioni prese”, conclude Lomonaco.

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