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Kurt Koch nuovo presidente dei vescovi svizzeri

Prima di essere eletto alla testa della CES, Kurt Koch ne è stato il vicepresidente per nove anni Keystone

Il vescovo di Basilea subentra ad Amedeo Grab alla testa della Conferenza dei vescovi svizzeri per il periodo 2007-2009.

Questo contenuto è stato pubblicato il 07 settembre 2006 - 18:43

La sua nomina rappresenta una certa sorpresa, in particolare visti i problemi che Koch incontra nella sua diocesi e i rapporti non troppo sereni coi media.

Sarà il vescovo di Basilea Kurt Koch a presiedere dal prossimo gennaio la conferenza episcopale svizzera (CES) per il triennio 2007-2009.

Il 56enne lucernese è stato eletto dai suoi confratelli durante la 273esima assemblea ordinaria della CES, tenutasi ad Ascona, nel canton Ticino, dal 4 al 6 settembre.

Continuità

Koch succede a padre Amedeo Grab, vescovo di Coira, che ha svolto questa funzione per nove anni. Grab ha inoltre deciso di abbandonare dall'inizio di ottobre anche la presidenza del Consiglio delle conferenze episcopali europee. Rimarrà però a capo della sua diocesi, ha fatto sapere giovedì in una conferenza stampa a Berna.

«Rispetto a Grab, Koch rappresenta una certa continuità», ha detto a swissinfo Georges Scherrer, giornalista all'agenzia stampa internazionale cattolica Apic di Friborgo.

Monsignor Koch infatti è piuttosto conservatore: «ad esempio per quanto concerne l'ordinazione delle donne al sacerdozio o quando sottolinea la grande importanza della vita già a partire dalla fecondazione. È inoltre a favore di un rafforzamento della struttura gerarchica in seno alla Chiesa cattolica».

Elezione per nulla scontata

Scherrer si dice piuttosto sorpreso dall'elezione del vescovo di Basilea alla presidenza della CES. «Da un lato perché nella sua diocesi vi sono dei problemi», dice il giornalista, riferendosi in particolare al caso Sabo, il parroco di Röschenz (Basilea) salito agli onori della cronaca per le sue posizioni critiche riguardo al gerarchia ecclesiastica e al celibato dei preti. Per queste ragioni Sabo è entrato in conflitto con il vescovo della sua diocesi, Koch appunto.

«Inoltre – aggiunge Scherrer - l'elezione di Koch mi sorprende perché di principio il presidente della Conferenza deve parlare molto con i media e Koch ha avuto dei malintesi con la stampa» (sempre a causa dell'affare del parroco di Röschenz, ndr).

Koch poco entusiasta

In un'intervista alla radio svizzero tedesca DRS, il nuovo presidente della CES ha dichiarato che avrebbe preferito «essere risparmiato» da questa elezione. Ma, «davanti a tanta fiducia e solidarietà dimostrata dai colleghi», il vescovo di Basilea ha detto di non aver saputo tirarsi indietro.

Da nove anni, Monsignor Koch occupa la carica di vicepresidente della CES. È a capo dei dicasteri dell'annuncio della fede, del dialogo ecumenico e dei rapporti con le religioni non-cristiane.

Dal prossimo mese di gennaio, quando subentrerà a Amedeo Grab, Kurt Koch sarà affiancato nel suo lavoro da Norbert Brunner (vescovo di Sion e nuovo vicepresidente della CES) e da Bernard Genoud (vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo).

swissinfo e agenzie

In breve

Kurt Koch ha studiato teologia cattolica a Lucerna e a Monaco. Nel 1982 è stato ordinato prete.

Dottore in teologia, è stato decano della Facoltà di teologia e rettore dell'Alta scuola di Lucerna prima di essere nominato vescovo di Basilea alla fine del 1995.

Nella sua diocesi, Koch ha incontrato negli ultimi anni non pochi problemi, in particolare in relazione al caso del parroco di Röschenz Franz Sabo, salito agli onori della cronaca per le sue posizioni critiche sulla gerarchia ecclesiastica e sul celibato dei preti.

Kurt Koch, appoggiato dagli altri vescovi, gli ha revocato la missione canonica, ma i parrocchiani continuano ad appoggiare Sabo.

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Conferenza dei vescovi svizzeri

La Conferenza dei vescovi svizzeri è stata fondata a Soletta nel 1863, come organo pastorale di contatto tra i presuli elvetici.
Ne fanno parti i vescovi ordinari e ausiliari delle diocesi di Basilea, Coira, Losanna-Ginevra-Friburgo, San Gallo, Sion e Lugano, nonché gli abati delle abbazie di Saint-Maurice ed Einsiedeln.

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