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Israel Singer spiega le sue critiche alla Svizzera

Per Israel Singer la Svizzera non deve continuare ad alimentare fantasie sul suo ruolo durante la Seconda guerra mondiale Keystone

Il presidente del Congresso ebraico mondiale non ritira le sue accuse, secondo le quali la neutralità svizzera durante la Seconda guerra mondiale era un crimine.

Questo contenuto è stato pubblicato il 13 febbraio 2005 - 12:32

In un'intervista alla NZZ am Sonntag, Singer spiega le ragioni delle sue critiche alla Svizzera, che non avrebbe ancora assunto le sue responsabilità.

«La neutralità della Svizzera di fronte all'orrore dell'Olocausto è stata un crimine, come la complicità dell'Austria e il collaborazionismo della Francia», aveva dichiarato il 26 gennaio scorso il presidente del Congresso ebraico mondiale (WJC), in occasione delle commemorazioni tenute in Germania per i 60 anni della liberazione del campo nazista di Auschwitz.

Una frase che aveva sollevato un'ondata di disappunto e indignazione in Svizzera.

Rappresentanti del governo, esponenti politici e perfino membri della comunità ebraica in Svizzera avevano respinto quest'accusa, definita «inammissibile» in un coro di proteste.

La Svizzera non aveva partecipato, come altri paesi europei, alle atrocità del nazismo e, inoltre, ha già fatto un'esame di coscienza sul suo comportamento durante la Seconda guerra mondiale, avevano risposto ad esempio i consiglieri federali Micheline Calmy-Rey e Samuel Schmid.

Critiche non ritirate

Ora, in un'intervista al giornale domenicale NZZ am Sonntag, Israel Singer spiega le ragioni di questa nuova e dura critica alla Svizzera.

Negli anni '90, in occasione della vertenza sui fondi depositati nelle banche svizzere dalle vittime dell'Olocausto, il presidente del WJC aveva infatti già biasimato a più riprese il ruolo svolto dalla Confederazione durante la Seconda guerra mondiale.

Nonostante l'indignata reazione giunta nelle ultime settimane dalla Svizzera, nell'intervista Singer relativizza solo in parte la sua accusa lanciata da Berlino.

«La Svizzera era neutrale. Non aveva partecipato alla guerra e non può essere paragonata agli autori dei crimini o ai collaborazionisti. Ma anche la Svizzera ha avuto una sua responsabilità», ribadisce il presidente del WJC.

«Ho solo ripetuto ciò che hanno detto anche altri: l'atteggiamento di neutralità di fronte al male del nazismo era un crimine. Gli svizzeri ritengono che era l'unica opzione. Lo capisco. Ma dovrebbero spiegare che cosa avevano fatto e con quali conseguenze».

Contributo svizzero

«La politica adottata dalla Confederazione nei confronti dei profughi aveva contribuito ad aiutare i nazisti a compiere il loro peggiore crimine, l'Olocausto. La Svizzera aveva respinto dei profughi alla frontiera e aveva chiesto il marchio 'J' sui passaporti degli ebrei», sottolinea Israel Singer.

«La Svizzera non deve conservare un'immagine unilaterale di se stessa. Gli Svizzeri non erano alle frontiere, coraggiosi e con un'arma in mano, ad impedire ai nazisti di entrare sul suo territorio», prosegue il presidente del WJC, affermando di conoscere questa realtà storica della Svizzera, dal momento che sua moglie è di nazionalità svizzera.

Singer non esclude che la neutralità aveva forse rappresentato l'unica possibilità per la Svizzera di venir risparmiata dal conflitto. Ma, a suo avviso, vi sono però vari modi di valutare tale questione.

Per evitare di «continuare ad alimentare fantasie» sul proprio ruolo durante la Seconda guerra mondiale, la Svizzera deve approfondire queste diverse facce della sua storia nelle scuole, nelle chiese e nei media.

Riconoscere i propri eroi

Il presidente del WJC riconosce che il rapporto Bergier, commissionato dal governo elvetico per far luce sul comportamento della Svizzera nel periodo bellico, non nasconde gli aspetti negativi.

Il problema, a suoi occhi, rimane il fatto che non tutti sono a conoscenza o sono coscienti della realtà contenuta in questo rapporto.

In Svizzera si sono state «diverse persone coraggiose, ebrei e non-ebrei», osserva Singer. Tra questi anche il vice-console Carl Lutz, che aveva salvato migliaia di persone durante la sua attività diplomatica a Budapest.

«Lutz è stato sicuramente un eroe durante la Seconda guerra mondiale. Ma perché non viene riconosciuto come tale? La Svizzera dovrebbe conoscere i suoi eroi. Ma anche personaggi negativi, come Heinrich Rothmund, il quale aveva affermato che la 'barca era ormai piena'», afferma Singer.

swissinfo, Armando Mombelli

In breve

In un discorso pronunciato il 26 gennaio a Berlino, il presidente del Congresso ebraico mondiale (WJC) Israel Singer aveva dichiarato che la neutralità della Svizzera di fronte all'orrore dell'Olocausto è stata un crimine, come la complicità dell'Austria e il collaborazionismo della Francia.

Questa accusa aveva sollevato reazioni di indignazione in Svizzera da parte di diversi rappresentanti politici e perfino degli esponenti della Federazione svizzera delle comunità israelitiche (FSCI).

Anche la ministra degli esteri Micheline Calmy-Rey e il presidente della Confederazione Samuel Schmid avevano respinto la critica di Singer, definita inammissibile.

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