Navigation

In Ticino rinasce la produzione dell'olio d'oliva

L'ulivo arricchisce la vegetazione sulle sponde dei laghi Ceresio e Maggiore da più di 200 anni, anche se, fino ad oggi, se ne produceva soltanto un olio non commestibile Keystone

L'olivicoltura è in pieno rilancio nel Cantone e con risultati eccellenti. Per sostenerla è nata un'associazione "Amici dell'olivo" che ha riattivato vecchi uliveti e creato nuove piantagioni. Obiettivo: valorizzare e commercializzare l'olio della regione prealpina.

Questo contenuto è stato pubblicato il 06 maggio 2001 - 11:31

Albero mediterraneo per eccellenza, secondo i botanici più tradizionalisti l'ulivo non dovrebbe attecchire e fruttificare al di sopra della Lombardia. Ma da almeno 200 anni queste piante hanno arricchito la fresca vegetazione delle sponde del Ceresio e del Maggiore anche se producevano un olio non commestibile. Ora però la produzione in Ticino è rilanciata alla grande.

Pioniere di questa nuova coltivazione è stato Claudio Tamborini, noto viticoltore col pallino dell'olio d'oliva che già da qualche anno imbottiglia un extravergine giudicato dagli esperti di ottima qualità. A lui adesso si sono affiancati altri viticoltori del cantone come Angelo Delea e Luigi Zanini che hanno messo a dimora centinaia di piante.

L'olivicoltura ticinese non nasce, però, dal caso. " Io ho cominciato una decina di anni fa - racconta Tamborini. Mi aveva sempre incuriosito il fatto che da noi non si riuscisse a far fruttificare bene le piante di olivo dalle quali nel secolo scorso si ricavava un olio che veniva usato solo illuminare le chiese per poi essere del tutto abbandonate. Mentre a due passi da qui le olive hanno fatto la fortuna e la fama di intere province. Perciò mi sono messo a studiare questo problema".

Da qui l'incarico al professore Fontanazza dell'università di Perugia di effettuare uno studio sulla possibilità d'impiantare nuovi uliveti in Ticino. " Sono state messe su stazioni di rilevamento - continua Tamborini- per valutare le variazioni climatiche, i venti e la piovosità, ed è stata fatta l'analisi di diversi terreni. Il rapporto finale del professore concludeva che la coltivazione era possibile e indicava le qualità di ulivi che bisognava piantare". Nel frattempo Tamborini si butta a capofitto tra i vecchi documenti della biblioteca cantonale di Lugano sulle tracce della vecchia produzione olearia nel cantone che aveva le sue zone forte a Gandria e a Brissago.

Nel '92 avvia la produzione sul Colle degli ulivi di Coldrerio sfruttando alcuni alberi centenari. I risultati sono più che incoraggianti e allarga la coltivazione alle terrazze del Castello di Morcote, partecipa alla riattivazione dell'oliveto di Gandria che fa parte di un progetto naturalistico e archeologico sostenuto dal Cantone e dalla Confederazione.

Su iniziativa di Tamborini si è costituito recentemente il gruppo "Amici dell'olivo" di cui è presidente. Come battesimo ufficiale dell'associazione, il 19 maggio a Gandria sui terreni terrazzati col recupero dei vecchi muri a secco saranno piantati una settantina di ulivi. Ogni pianta potrà avere un padrino che, pagando una quota di 500 franchi, avrà diritto ad un certificato numerato e alla precedenza nell'acquisto dell'olio che produrrà.

L'associazione promuoverà corsi di potatura, di degustazione dell'olio e la ricerca botanica. Inoltre, sempre a Gandria nascerà un Museo e sarà creato un percorso didattico "Il sentiero dell'olivo" che arriverà a Castagnola, a cui si aggiungeranno altri itinerari attraverso la storia dell'ulivo che si snoderanno fino alla Valsolda. Così in Ticino con la produzione di olio rivivrà pure un'antica cultura.

Libero D'Agostino

Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: tvsvizzera@swissinfo.ch

Partecipa alla discussione!

Condividi questo articolo

Cambia la tua password

Desideri veramente cancellare il tuo profilo?