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Il Varesotto accusa: dagli aerei di Agno benzina sulle nostre case

Uno degli aerei della Crossair che quotidianamente atterranno all'aeroporto di Lugano-Agno

(Keystone)

Boschi e giardini ricoperti di uno strato oleoso che a volte si deposita anche su case e piscine. Un fenomeno che dura ormai da anni e che per la Comunità montana della Valceresio è da imputare agli aeroplani che atterrano e decollano dall'aeroporto di Agno. Ma la direzione dello scalo luganese smentisce decisa: è impossibile che questi velivoli si liberino in volo del carburante.

A protestare contro l'inquinamento che arriva dal cielo sono stati soprattutto i comuni più vicini al confine con il Ticino, come Brusimpiano, Porto Ceresio, Cuasso al Monte ma anche paesi della Comunità Val Ganna Val Marchirolo, dove il velo oleoso che ricopre parte della vegetazione in alcuni tratti ha fatto cambiare colore alle foglie.

Per accertare definitivamente la fonte inquinante, l'Agenzia regionale di protezione dell'ambiente della Lombardia (Arpa) ha suggerito alla Comunità valceresiana di chiedere ai responsabili di Lugano Airport alcuni dati sui movimenti degli aerei, come numero di sorvoli, quota di volo ed emissione dei velivoli. Per L'Arpa solo con queste informazioni si potrà valutare correttamente il problema, anche se sarà difficile stabilire l'esatta responsabilità di ogni fattore inquinante. Dati che però tardano ad arrivare.

Al proposito, Luca Marsico, presidente della Comunità montana Valceresio, lamenta la scarsa collaborazione dei dirigenti dello scalo: " Chiediamo solo la documentazione per chiarire i fatti. Non crediamo che i piloti rilascino volutamente del carburante durante le manovre di avvicinamento all'aeroporto. Ma può darsi che ci sia del materiale incombusto che ricade comunque sul nostro territorio".

Per Marsico è da escludere l'ipotesi che a far piovere benzina siano gli apparecchi che fanno scalo al vicino aeroporto internazionale della Malpensa, poiché volano ad una quota elevata: " Quelli di Agno, invece, sfiorano quasi le nostre case e abbiamo dei dubbi anche sul rispetto degli orari di sorvolo. Noi vogliamo solo sapere se tutte le norme sono rispettate".

Dal canto suo Giorgio Marcionni, direttore di Lugano Airport ribatte che è tecnicamente impossibile che gli aerei scarichino del carburante e che anche in caso di necessità questo deve essere consumato in volo. Secondo il direttore, da parte italiana più che la volontà di capire c'è voglia di polemizzare. "Non abbiamo inviato i dati richiesti - spiega - perché non siamo sicuri dell'uso che ne verrà fatto. Di mezzo c'è una frontiera e non esiste alcun obbligo di fornire la documentazione richiesta".

Insomma, un contenzioso destinato a continuare. A meno che, come consiglia Marco Borradori, direttore del Dipartimento del territorio del Canton Ticino, non si affronta il problema all'interno della Regio Insubrica. La Comunità di lavoro transfrontaliera sarebbe, difatti, la sede istituzionale più opportuna per far decollare una soluzione.

Libero D'Agostino


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