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Il ritorno del 1° agosto svizzero a Tel Aviv

L'ambasciata svizzera in Israele ha invitato a Tel Aviv il governo e il parlamento dello Stato ebraico in occasione del 1° agosto. Ciò costituisce una novità: negli ultimi anni le celebrazioni per la Festa nazionale elvetica erano infatti state sospese.

Questo contenuto è stato pubblicato il 29 luglio 2009 - 13:48

L'attuale ambasciatore elvetico a Tel-Aviv, Walter Haffner, ha deciso di ridare vita a una tradizione che in passato era solidamente ancorata nella vita sociale della metropoli israeliana: il ricevimento alla residenza dell'ambasciatore svizzero, situata a Ramat-Gan, nella periferia di Tel-Aviv.

Per motivi che non sono mai stati realmente chiariti, i titolari che si sono succeduti nel corso degli ultimi anni hanno deciso di non organizzare più alcuna manifestazione in occasione del 1° agosto. Unica spiegazione ufficiale: «L'ambasciatore è in vacanza».

Animato dal dinamismo che lo contraddistingue, Walter Haffner ha voluto mettere fine a questa strana situazione. La rappresentanza rossocrociata ha quindi organizzato il 28 luglio – il 1° agosto coincide infatti con il riposo sabbatico – un «ricevimento diverso dagli altri» al Teatro Nalaga'at di Jaffa. L'obiettivo, spiega Haffner, era cancellare gli stereotipi e mostrare l'immagine di un paese multiculturale e aperto verso il mondo.

Non di solo pane

Per raggiungere questo obiettivo, Walter Haffner non si è risparmiato: l'ambasciatore ha fatto spedire inviti ai ministri del governo israeliano, ai deputati della Knesset – anche se all'orizzonte si sta profilando un'altra crisi tra i due paesi, stavolta causata della visita a Ginevra di una delegazione di Hamas –, a tutti gli ambasciatori accreditati in Israele, ai corrispondenti della stampa svizzera e a molte altre persone.

Dopo la parte ufficiale dell'appuntamento, sul palco del Teatro Nalaga'at è andato in scena uno spettacolo teatrale intitolato «Non di solo pane» e interpretato da undici attori ciechi e sordi. I protagonisti hanno condotto gli spettatori in un viaggio attraverso il mondo dell'oscurità, del silenzio... e del pane.

Tra attori e spettatori si è creato dunque un legame unico: un modo sottile per dimostrare che nel mondo attuale dobbiamo essere tutti solidali e che soltanto il dialogo riesce ad aprire le porte dell'incomprensione, persino quelle chiuse dalla cecità e dalla sordità.

La compagnia teatrale guidata dalla direttrice Adina Tal, di origine svizzera, ha già ricevuto molti attestati di stima, sia in Israele sia all'estero, segnatamente a Zurigo e Ginevra.

Sponsor importanti

Il budget del ricevimento organizzato dall'ambasciata svizzera è stato assicurato nella misura del 10% dalla Confederazione e del 90% da sponsor privati. Numerose aziende elvetiche presenti sul mercato israeliano hanno contributo in ampia misura: in particolare UBS, Credit Suisse, Crédit Agricole suisse, Roche, la compagnia di assicurazione Zurich e l'aviolinea Swiss.

La penetrazione commerciale della Svizzera sul mercato israeliano ha segnato un notevole sviluppo nel corso dell'ultimo decennio: se a livello diplomatico vi sono stati alcuni momenti di tensioni tra Berna e Tel Aviv, dal profilo economico la situazione è dunque estremamente positiva.

Philippe Weil, delegato all'Assemblea degli svizzeri all'estero, non è offeso per non essere stato invitato all'iniziativa organizzata per la Festa nazionale. «I cittadini svizzeri residenti in Israele celebreranno il 1° agosto tra loro. È normale che eventi come quello dell'ambasciata siano destinati in primo luogo al mondo politico e ai diplomatici. Inoltre, considerando il fatto che i posti a teatro sono limitati, gli invitati hanno dovuto essere selezionati».

Sguardo sulla crisi

In merito alle difficoltà attuali tra i due Stati, Philippe Weil afferma che esse non vanno minimizzate, ma nemmeno drammatizzate. A suo parere, si tratta di un momento di crisi temporanea e nel contempo la manifestazione di un conflitto d'interessi.

«La Svizzera, in virtù della sua neutralità, vuole essere amica di tutti, quindi di Israele e anche di Hamas. Tale orientamento si scontra con la strategia israeliana, che mira proprio all'isolamento di Hamas. Ecco spiegati tutti questi malintesi, che suscitano parecchio nervosismo al ministero degli esteri di Tel Aviv», sottolinea Weil.

Philippe Weil esprime nel contempo una critica: a suo parere, i diplomatici elvetici attivi presso l'ambasciata di Tel Aviv sono «meno attenti che in passato alle impressioni dei loro concittadini residenti in Israele». Questi ultimi, sottolinea, si impegnano costantemente per stemperare le frizioni legate alle diverse strategie politiche svizzere e israeliane, e a migliorare le relazioni bilaterali tra i due paesi.

Organizzando la Festa nazionale a Jaffa – dove già quotidianamente vivono a stretto contatto musulmani, cristiani ed ebrei – l'ambasciata svizzera vuole mostrare i benefici della multiculturalità, della coesistenza tra popoli e religioni differenti, proprio come avviene nella Confederazione.

Serge Ronen, Gerusalemme, swissinfo.ch
(traduzione e adattamento: Andrea Clementi)

NALAGA'AT

La compagnia di attori teatrali ciechi e sordi del teatro Nalaga'at di Jaffa è stata creata otto anni fa. Il suo motto potrebbe essere: «Niente è impossibile», afferma la sua direttrice Adina Tal, nata a Zurigo ed emigrata in Israele a 19 anni.

«Ogni persona ha il diritto di fornire il proprio contributo alla società, non soltanto di ricevere», aggiunge.

Nella Confederazione, l'associazione degli amici di Nalaga'at ha aiutato la compagnia durante la sua tournée a Berna, Basilea, Zurigo e Ginevra.

«Trovarmi in Svizzera con gli attori di Nalaga'at, afferma Adina, è stato molto speciale per me. Ho avuto l'impressione di tornare a casa».

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1° agosto al club svizzero

Dal canto suo, il Club svizzero in Israele organizza un incontro informale in occasione del tradizionale barbecue. Anche se la comunità elvetica nel paese continua a crescere (13'000 persone), i partecipanti a questa iniziativa diminuiscono però di anno in anno.

Buona parte degli svizzeri residenti in Israele possiede la doppia nazionalità. Gli ultra-ortodossi – che rappresentano circa il 10% della popolazione totale di Israele – costituiscono almeno il 30% della diaspora rossocrociata nel paese, la più importante di tutto il continente asiatico.

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